"La Sicilia ha fondi in abbondanza, il nodo è come vengono spesi"

“La Sicilia ha fondi in abbondanza, il nodo è come vengono spesi”

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Il ministro per gli Affari europei a Barcellona Pozzo di Gotto
FONDI COESIONE
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2 min di lettura

MESSINA – “La Sicilia ha fondi di comunità in abbondanza, sia sulla programmazione 2014-2020 che su quella 2021-2027. Ma un conto è la mancanza di risorse, un conto è come queste vengono spese, anche in ragione dell’autonomia che ha la Regione Sicilia”.

Lo ha affermato il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).

“L’ho detto anche al presidente Schifani – ha aggiunto il ministro – occorre fare una riflessione perché il 2030, che è la data ultima per rendere contare i fondi di coesione, è dietro l’angolo. Oggi siamo a metà del 2026. Se teniamo conto che un’opera pubblica di medie dimensioni dura tre anni, questo è il momento di fare eventuali interventi”.

“Faccio presente che i soldi del Pnrr non piovono dal cielo, sono 122 miliardi, se li prenderemo tutti, in parte sono a debito e 72 miliardi sono a fondo perduto ma in realtà è una partita di giro perché noi siamo contribuenti netti in Europa, quindi non è che finito il Pnrr c’è poi un altro”.

“Indubbiamente si considera – ha aggiunto – che avendo un certo numero di interventi, che sono decisamente superiori a quelli che abbiamo targetizzato a livello europeo, un qualche margine di recupero ci possa essere ma, non siamo in grado oggi di dire esattamente come chiuderanno le singole amministrazioni o come chiuderanno i singoli progetti. Il mio auspicio è che se ognuno fa una parte significativa e quindi il 95% del suo dovere per il 5% ci attrezziamo”. 

“Penso che le amministrazioni, soprattutto quelle comunali, sulla spesa non debbano pensare al giorno dopo, ma iniziare a pensare al decennio dopo perché se noi iniziamo a programmare ea guardare in avanti probabilmente fermiamo alcuni emorragia”.

“Faccio presente – ha aggiunto – che il fenomeno delle aree interne e dello spopolamento non riguarda soltanto le aree montane del Nord, riguarda pesantemente il Sud e la Sicilia, quindi occorrono delle valutazioni e delle prospettive nel medio periodo per invertire la rotta perché il diritto di restare deve essere coniugato anche con la possibilità che la gente poi abbia concreta possibilità di restare”.


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