Butera, fermato il presunto assassino|La contesa per un terreno incolto

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La famiglia sterminata
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2 min di lettura

Il tentativo di impossessarsi di un terreno incolto, abbandonato dai proprietari, avrebbe indotto Giuseppe Centorbi, contadino, a sterminare a colpi di pistola, martedì scorso, la famiglia Militano: padre, madre e un figlio di 13 anni.

La sequenza della strage è stata illustrata oggi dal procuratore di Gela, Lucia Lotti, e dai carabinieri. Il raptus omicida sarebbe scattato all’alba quando Centorbi, vedendo a circa 100 metri dal suo cascinale il vicino-nemico, Filippo Militano, 48 anni, arare con il trattore quel terreno conteso, è andato a prendere la pistola calibro 7,65, illegalmente detenuta, con la quale gli avrebbe sparato 14 colpi, uccidendolo all’istante.

Il trattore senza più controllo avrebbe proseguito la sua corsa per altri 200 metri, ribaltandosi in una cunetta. Centorbi, per completare la vendetta, avrebbe quindi raggiunto la casa di Militano uccidendo prima il figlio del suo nemico, Salvatore,13 anni, e poi la moglie, Giuseppa Carlino, 45 anni, che era una sua cugina di secondo grado. Ha risparmiato solo il cane. Poi si è reso irreperibile, fuggendo con la propria Fiat Punto. Un altro contadino lo ha visto scappare e ha informato i carabinieri. La cattura è avvenuta però solo stamani all’alba dopo una notte di ulteriore follia.

Centorbi, che si sarebbe rifugiato nella provincia di Enna, è tornato sul luogo del delitto, avrebbe forzato il cancello della villetta dei Militano e ha sparato decine di colpi di pistola contro porte e finestre, distruggendo tutto quello che c’era nella veranda. Crivellati di proiettili anche due automezzi e un ciclomotore. Poi è fuggito per tornare nella zona di Piazza Armerina. Un poliziotto che transitava sulla statale 117 bis, per Gela, ha riconosciuto l’autovettura segnalata da tre giorni e ha informato i carabinieri che lo hanno inseguito, raggiunto e catturato. In macchina aveva tre pistole e numerose munizioni.  Nell’87 Centorbi fu arrestato con il padre, Salvatore, perché entrambi modificavano armi giocattolo. Nel suo cascinale sono stati sequestrati un fucile, altre due pistole e munizioni di vario calibro.

(Fonte ANSA)

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