PALERMO – I primi cinque mesi da sindaco per Leoluca Orlando non sono stati di certo dei più semplici: dall’incendio di Bellolampo ai tagli estivi del governo Monti, dall’esplodere della vertenza Gesip ai problemi di bilancio. Sono ormai tanti i dossier “scottanti” che si vanno accumulando sulla scrivania del primo cittadino, ogni giorno alle prese con piccole e grandi emergenze.
Ma al netto delle oggettive difficoltà che chiunque avrebbe incontrato sedendo sulla poltrona più prestigiosa di Palazzo delle Aquile, non si può non notare come alcuni annunci, fatti in campagna elettorale o a ridosso dell’elezione, siano stati in parte disattesi e non sempre per “cause esterne”.
Partiamo dalla Gesip e con essa dal mondo delle società partecipate. L’azienda comunale è, di fatto, ormai fallita: i suoi 1800 dipendenti sono in astensione da lavoro e, per il prima volta in undici anni, senza stipendio da due mesi, per non parlare dei servizi alla città che sono allo sbando. Una situazione che è di certo figlia delle scelte della precedente amministrazione e che nessuno si aspettava potesse essere risolta con un colpo di bacchetta magica, ma che è stata costellata di promesse che, mese dopo mese, sono state ampiamente disattese. Prima fra tutte quella di una cassa integrazione assicurata, praticamente certa, pronunciata il 18 settembre in una Sala delle Lapidi gremita di lavoratori, con l’assicurazione di un accordo scritto del ministero. Ma dell’accordo non c’era traccia e la storia ci dice che ancora oggi la Gesip sia in attesa degli ammortizzatori sociali. Come non c’è traccia, ancora, della società consortile che doveva essere costituita entro ottobre, sebbene in bilancio siano stati stanziati 200mila euro allo scopo.
Un altro punto forte dell’epoca orlandiana sarebbe dovuta essere la meritocrazia, tanto da spingere piazza Pretoria alla pubblicazione di un bando per raccogliere curricula di esperti da nominare ai vertici delle società partecipate. Un modello nuovo di gestione dell’amministrazione, lontano da vicinanze politiche e premi a trombati. Peccato che il sindaco, in piena estate, abbia nominato un suo ex vicesindaco, un suo ex dirigente e un ex presidente dell’Amia scelto sotto una sua precedente gestione. E a poco è valsa la spiegazione che, per legge, due consiglieri su tre devono essere dipendenti comunali: ai vertici delle aziende sono andati infatti quattro uomini, tre dei quali vicini al sindaco.
Passiamo al bilancio. La promessa di non mettere le mani nelle tasche dei palermitani era stata uno dei punti forti della campagna elettorale, ma uno dei primi veri provvedimenti del consiglio a maggioranza orlandiana è stato proprio l’aumento dell’Imu sulla seconda casa, per bilanciare i tagli estivi del governo. Nessuna traccia, invece, dei 50 milioni che il sindaco diceva di aver trovato fra le pieghe del bilancio.
Infine le pedonalizzazioni, che avrebbero dovuto rappresentare il fiore all’occhiello della nuova amministrazione. Partita a Mondello, anche se fra le proteste, è stata revocata all’Arenella. Una marcia indietro sorpredente, di fronte alla ritrosia di qualche commerciante e nonostante il favore dei residenti. Così come non ha funzionato quella di piazza Bellini, proprio alle spalle del Palazzo di Città. Fu uno dei primi atti della nuova amministrazione, ma i palermitani che continuano a parcheggiare indisturbati non sembrano essersene nemmeno accorti.

