Giuseppe lotta per la vita | "Non si può morire per sport" - Live Sicilia

Giuseppe lotta per la vita | “Non si può morire per sport”

Giuseppe Lena, il ventenne di Cammarata che si è accasciato durante l'allenamento di arti marziali in una palestra di via Stazzone, è ancora in coma profondo. I medici: "Se dovesse risvegliarsi potrebbe riportare danni neurologici". Lo strazio dei parenti dietro la porta della Rianimazione del Civico.

Palermo
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PALERMO – “Bisogna aspettare”. E’ questo che i medici del reparto di seconda Rianimazione dell’ospedale Civico, diretto da Romano Tetamo, affermano quando si chiedono informazioni sulle condizioni di Giuseppe Lena, il ragazzo di vent’anni che martedì sera si è accasciato senza più dare segni di vita nella palestra “Body Sistem” di via Stazzone, nella zona di via Oreto a Palermo. Il giovane è ancora in coma, ha riportato un edema cerebrale.

Quando è stato trasportato al pronto soccorso dai suoi amici, i medici “hanno praticato una decompressione cranica, volta a ricreare il passaggio interrotto, o ridotto, del liquido cerebro-spinale, per alleggerire la pressione sulle strutture nervose” – spiegano dal Civico -, ma le sue condizioni sono stabili. Tra ieri e oggi nessun segnale di miglioramento può fare sbilanciare i medici. “Non sappiamo ancora da cosa possa essere stato provocato l’edema – aggiungono i medici -, i suoi amici hanno parlato di un calcio che avrebbe ricevuto durante la lezione in palestra, ma è ancora tutto da accertare”.

Di certo c’è che un grave trauma ha provocato il rigonfiamento del tessuto cerebrale e, se Giuseppe si risvegliasse dal coma profondo in cui versa ormai da quasi due giorni, potrebbe riportare seri danni neurologici. La speranza resta ancora viva dietro la porta della Rianimazione, dove stamattina si trovavano gli zii e la madre di Giuseppe, avvocato di Cammarata, in provincia di Agrigento, paese nel quale il ventenne è nato e dove si è diplomato. Poi la scelta della facoltà di Medicina per continuare gli studi e il trasferimento a Palermo, dove abita da poco più di un anno. I suoi parenti si sono stretti in un abbraccio oggi, in ospedale. Lo zio è entrato nella stanza del nipote ed è uscito parlando con la madre: “Adesso dobbiamo pensare solo a lui, dobbiamo pregare perché ce la faccia, c’è un filo di speranza. Non si può morire facendo sport”, ha detto sottovoce. I medici avevano appena comunicato loro che nulla era cambiato, che Giuseppe lotta ancora per sopravvivere, ma che non c’è morte cerebrale. Per questo chi ama il ragazzo sogna di vedergli aprire gli occhi. La sua fidanzata, i cugini e gli amici vogliono di nuovo vederlo sorridere. Lo stesso sorriso che i titolari della palestra descrivono oggi, a due giorni da quella serata terribile.

Siamo tornati nella palestra di via Stazzone, e i titolari ci hanno raccontato quei tragici momenti vissuti martedì sera. “Giuseppe è un ragazzo allegro, si è iscritto qui un anno fa. Prima utilizzava gli attrezzi, ma da un mesetto si era iscritto al corso di MMA, un mix di arti marziali che abbiamo avviato all’inizio di novembre. L’istruttore che c’era quella sera è un esperto, tutte le precauzioni del caso erano state rispettate – spiega la titolare -. Ogni ragazzo che partecipa indossa sempre il parapetto, il caschetto di gomma e i guantoni. Anche Giuseppe li aveva, li aveva portati da casa”.

La titolare indica poi i pilastri che si trovano nella sala in cui si effettuano le lezioni: “Sono tutti ricoperti in gomma, qualsiasi impatto diventa innocuo. Noi siamo distrutti – dice in lacrime – in quattordici anni di attività non ci era mai successa una cosa simile. Oggi sono andata a trovarlo in ospedale, ma mi hanno guardato tutti come una colpevole. E’ uno strazio che sono sicura sia stato provocato da una tragica fatalità. Forse Giuseppe non stava bene, ci aveva pure detto di avere mal di testa. Era capitato lo scorso giovedì, poi martedì. L’istruttore – prosegue – gli ha consigliato di sedersi e di guardare gli altri, ma lui ha insistito. Insieme al suo compagno, con il quale divide anche la casa qui a Palermo, ha così iniziato la lezione. E’ caduto a terra alla prima mossa, non alzandosi più”.

Tutto è successo intorno alle 22, quando la palestra stava per chiudere. “Io e mio marito – aggiunge – eravamo in fase di chiusura. Abbiamo sentito urlare i ragazzi, dicevano “Giuseppe si è sentito male, aiutateci”. Siamo corsi in sala e ci siamo resi conto subito che doveva essere trasportato in ospedale”. Una corsa disperata quella verso il Civico. “Non c’è stato alcun calcio – conclude la titolare della Body Sistem – la lezione era appena iniziata. Prego per lui, prego da mamma visto che anche io ho dei figli, e come tali considero tutti i ragazzi e i bambini che vengono nella mia palestra”.


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Commenti

    Forza Giuseppe, dai resisti che ce la fai!

    l ‘edema cerebrale può essere provocato da diversi fattori non per forza da un impatto. auguro al ragazzo di risvegliarsi, può essersi trattato di una tragica fatalitá

    Dio e i medici, aiutati da Dio, lo aiuteranno. Coraggio alla sua mamma, preghi tanto tanto, dio non permetterá questo strazio.

    Mi stringo prima di tutto alla famiglia, ma anche ai titolari e all’istruttore della palestra che staranno passando dei brutti momenti. Sinceramente non penso che un calcio durante un allenamento, con tanto di protezioni, possa portare danni simili. Probabilmente il ragazzo aveva già un problema pregresso che l’attività fisica (o anche un impatto minimo) avrà solo accelerato.

    Una preghiera per te..Giuseppe…

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