Giustizia per la morte del figlio |I genitori: "Riaprire l'inchiesta"

Giustizia per la morte del figlio |I genitori: “Riaprire l’inchiesta”

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L'appello disperato di una madre e un padre. Orazio Stancanelli è stato trovato senza vita nella sua officina nel 2014.

I genitori di Orazio Stancanelli

CATANIA – Non hanno pace da tre anni. Vogliono giustizia per il figlio Orazio Stancanelli, trovato impiccato in un’officina a Cibali il 30 maggio 2014. Una vita spezzata a soli 41 anni. Mamma Anna e papà Vincenzo non credono alla tesi del suicidio. “Parlava di futuro”, dicono con gli occhi disperati. “Una persona che vuole ammazzarsi non parla di futuro”, ribadiscono. Per i genitori di Orazio ci sono tanti fattori che non li hanno mai convinti. Il corpo del figlio era pieno di ecchimosi e di lividi. Sul capo, sul braccio. Guardando le foto dell’ispezione cadaverica esterna se ne contano diversi. “Come se li è procurati?”, è l’interrogativo che tormenta Anna. Il collo stretto in un filo e lui penzolante, ma i piedi sono a pochissimi centimetri dal pavimento. Un altro dettaglio che non convince i familiari.

“L’officina era completamente a soqquadro”, raccontano facendo un salto nel passato, a quel maledetto pomeriggio di maggio che ha cambiato per sempre la vita della loro famiglia. “E poi c’era quel martello lasciato abbandonato”, spiegano i genitori sviscerando i vari punti non chiari del ritrovamento del figlio. Ma ci sarebbe anche qualcuno che avrebbe visto e sentito qualcosa quella tragica mattina, ma ha deciso di stare zitto. “Chiedo a chi sa qualcosa di parlare. Di raccontarlo alla polizia o ai magistrati”, è l’appello di mamma Anna. Le loro dichiarazioni potrebbero rappresentare un punto di partenza per poter chiedere la riapertura dell’indagine.

L’inchiesta della Procura infatti è stata archiviata diverso tempo fa. L’esame medico legale, un messaggio su internet a una donna con cui Orazio aveva una relazione sentimentale in cui parlava “non sapevo che per amore si può morire” e i diversi interrogatori svolti dagli inquirenti hanno portato a stabilire che Stancanelli si è tolto la vita. Nessuna istigazione al suicidio o omicidio volontario. Eppure per la famiglia nelle indagini ci sono state tante lacune. Un’autopsia forse poteva chiarire la presenza delle ecchimosi e delle escoriazioni. Potevano svolgersi delle analisi su alcuni attrezzi trovati nell’officina. Come su quel martello. La famiglia, assistita dall’avvocato Maria Fallico, non si arrende. “Non ci arrendiamo finché non avremo giustizia per Orazio. Chiediamo che l’inchiesta venga riaperta”.

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