'Aida', successo al Massimo| Applausi per il soprano Hui He - Live Sicilia

‘Aida’, successo al Massimo| Applausi per il soprano Hui He

La soprano cinese Hui He

Il secondo spettacolo delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi è andato in scena al Teatro Massimo con la regia di Elisabetta Marini. Repliche fino al 18 aprile.

L'opera
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PALERMO – E’ andato in scena venerdì sera al Teatro Massimo di Palermo “Aida” di Giuseppe Verdi, secondo spettacolo delle celebrazioni per il bicentenario della nascita del compositore di Busseto. Applausi convinti del pubblico: teatro esaurito e grande presenza di stranieri. Un’Aida apprezzata soprattutto dal punto di vista musicale, con l’accuratissima direzione del maestro Stefano Ranzani che si è confrontato con una delle partiture verdiane più complesse e difficili, armonizzando con grande efficacia i protagonisti e il coro, e senza trascurare i momenti lirici e intimi con quelli fastosi e celebrativi.

Ma non c’é dubbio che la vera protagonista della serata è stata la straordinaria Aida di Hui He, il soprano cinese che ormai ha superato le 115 recite dell’opera e che interpreta il ruolo dedicandosi alle infinite sfumature della voce, restituendo alla perfezione tutte le contraddizioni che animano il personaggio. Aida, figlia del re Etiope, fedele al suo popolo e alla patria, e ancora Aida, innamorata di Radamés, l’eroe egiziano che ha vinto gli etiopi e li ha condotti in catene. Il cast è comunque tutto di buon livello, dalla Amneris di Marianne Cornetti al Radamés di Jorge De Leon che dopo un inizio sotto tono, recupera alla grande nel terzo e quarto atto; molto sicuro di se è stato Alberto Mastromarino nel ruolo di Amonasro, bella prova anche per Ramfis, interpretato da Alexei Tanovitski.

Si tratta, comunque, di un “Aida” dei nostri tempi, senza sprechi e che a tratti taglia anche l’essenziale. Un’attenzione particolare al risparmio che in questo momento, visti i costi del teatro lirico, è senz’altro necessario, anche quando, come in questo caso, fa sparire sfingi, piramidi e tutta la magnificenza che Verdi aveva progettato. La scena di Alessandro Camera ha saputo ben compensare l’assenza d’Egitto e risolve i quattro atti con la distesa di sabbia del deserto e delle lame molto belle che calano, minacciose, verso la sabbia e preannunciano la morte dei due protagonisti. La regia di Elisabetta Marini mostra a tratti i segni di una certa inesperienza e, forse, si concentra troppo su uno spettacolo solo “simbolico”. Si replica fino al 18 aprile.


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