PALERMO – Nove indagati restano in carcere e due vanno ai domiciliari. Lo ha deciso il gip Clelia Maltese al termine degli interrogatori.
Arresti in casa per Vincenzo Di Grazia (cognato di Massimo Mulè che resta in carcere), difeso dall’avvocato Giovanni Castronovo, ed Emanuele Tejo Rughoo, il sopravvissuto alla strage di Casteldaccia dello scorso novembre (è difeso dall’avvocato Salvo Priola). I legali faranno ricorso al Tribunale del Riesame certi di avere respinto le accuse nel corso degli interrogatori.
Sulla base dell’inchiesta dei carabinieri coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, e dai sostituti Giorgia Spiri e Gaspare Spedale, Cosa Nostra avrebbe imposto i buttafuori in cinque locali di Palermo. Rughoo è indagato per estorsione. Avrebbe consumato senza pagare, e usando toni minacciosi nei confronti del titolare, delle birre in un locale. Ora può tornare a casa per prendersi cura della figlia, scampata alla strage causata dall’esondazione del fiume Milicia. I morti furono sei, fra cui la moglie, la madre e un altro figlio di Rughoo.

