Negli atti del governo non vi sono concreti riferimenti ad aiuti economici, di qualunque natura essi possano essere, a favore del mondo dei liberi professionisti ed in particolare a favore degli avvocati”. Si legge in una nota di Isabella Maria Stoppani, presidentessa dell’Associazione avvocati italiani, la più rappresentativa della categoria. “La categoria forense, nella sua quasi totalità, è rappresentata da studi composti da singoli avvocati, i quali, come tutto il mondo delle partite iva e del terziario – si legge nella nota – ha avuto negli ultimi anni un calo del proprio reddito medio e nella stragrande maggioranza ha in corso rateizzazioni per debiti o mancati pagamenti; vista l’emergenza nazionale e la sostanziale paralisi dell’attività professionale, la situazione economica di detti professionisti verrà ulteriormente ad appesantirsi nei prossimi mesi, con gravissime ripercussioni”. Secondo l’associazione è insufficiente la decisione della Cassa Nazionale Forense che ha sospeso i termini di tutti i versamenti e degli adempimenti previdenziali forensi sino al 30 settembre 2020 “perché si limita a spostare nel tempo il versamento degli oneri contributivi a carico degli iscritti”. Alla luce di tutto ciò l’associazione chiede alla Cassa Forense: “Concreti interventi economici a favore della categoria forense ed in particolare vi è la necessità che lo Stato si faccia carico degli oneri contributivi e previdenziali dovuti dagli avvocati nel corso del corrente anno, o di gran parte di questi, con esonero dal versa mento, totale e/o parziale, da parte degli legali stessi; idonei provvedimenti, riguardanti il comma 24 della L. 201/11 prevedendo che, per un periodo di almeno tre anni, il dato temporale relativo all’equilibrio finanziario previsto nella norma a carico di Cassa Forense sia ridotto da 50 a 40 / 45 anni e ciò al fine di consentire a quest’ultima di avere una maggiore elasticità nella gestione delle proprie risorse concretamente l’opportunità di: prevedere la possibilità per gli iscritti di effettuare il versamento, in tutto o in parte, dei contributi dovuti per il corrente anno in via rateizzata nel corso dei prossimi due anni; di rinviare all’inizio dello anno 2023 il previsto aumento del contributo soggettivo dal 14,5% al 15%; di attivarsi pertanto presso i competenti ministeri al fine di ottenere le necessarie autorizzazioni”.
La nota della principale associazione forense
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