Essere il fratello di un mafioso non puo’ impedire di gestire una cava e di utilizzare esplosivo. Lo ha deciso il Tar di Palermo che ha accolto il ricorso di un imprenditore di Calatafimi (Trapani). G.F. di 38 anni da otto anni gestisce infatti l’attivita’ di coltivazione di una cava di calcare con le autorizzazioni del ministero dell’Interno per l’utilizzazione di esplosivi di seconda e terza categoria. Il ministero aveva espresso parere non favorevole al rinnovo dell’autorizzazione a causa di alcune vicende giudiziarie che avevano coinvolto il fratello dell’imprenditore sospettato di essere legato ad ambienti della criminalita’ organizzata. Il titolare della cava aveva cosi’ fatto ricorso – con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza – al Tar sicilia contro il ministero dell’Interno, chiedendo l’annullamento del diniego di rilascio di nulla osta all’acquisto di esplosivi. I giudici amministrativi ritenendo fondate le censure formulate dagli avvocati Rubino e Valenza, considerato che il provvedimento di diniego impugnato si basava esclusivamente sulla circostanza che il fratello del dell’imprenditore e’ un “uomo d’onore”, circostanza questa che di per se’ non e’ sufficiente a determinare il pericolo di abuso del materiale esplosivo, ha accolto la richiesta di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, condannando il ministero dell’Interno anche al pagamento delle spese di giudizio. Pertanto per effetto della misura cautelare emessa dal Tar Sicilia il titolare della cava potra’ continuare regolarmente l’attivita’ di estrazione mediante l’uso di esplosivi.
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