Caro Direttore, dai dieci contributi e dai venti commenti emerge un quadro abbastanza netto: i problemi sono largamente condivisi — salute, lavoro e giovani, servizi pubblici, infrastrutture — e anche le risorse sono riconosciute: competenze, università, imprese, professionalità. Ma bisogni e competenze spesso non si incontrano. I contributi indicano soprattutto problemi e possibili soluzioni; i cittadini chiedono con maggiore forza responsabilità, concretezza e risultati. È proprio nel punto di incontro tra bisogni e risposte che la politica assume un ruolo decisivo. L’intervento di Giorgio Mulè offre una prima risposta politica a questo disallineamento: partire dai bisogni, programmare gli interventi, far prevalere merito e competenze sulle appartenenze e misurare i risultati. Sarebbe importante che questo rapporto tra bisogni dei cittadini e impegno politico fosse dichiarato da tutti gli intervistati: avremmo una prima agenda pubblica delle priorità e degli impegni. Perché non indirizzare allora “La Sicilia che (non) vorrei” su due domande capaci di individuare le priorità e promuovere trasparenza civica? Quale problema della Sicilia affronterebbe per primo? Lo stato di avanzamento dei progetti deve essere trasparente, fruibile e aperto alle osservazioni dei cittadini? SÌ o NO.


Quale che sia la cosa giusta lo sappiamo tutti, anche il governartore che ha deciso bene. Forse voleva dire si spogli dal ruolo di governatore e faccia il buon padre di quella famiglia che a volte non lo merita, al punto di farci vergognare di essere Siciliani.
Questi poveri cittadini, portoghesi quasi per necessità, che hanno saltato la fila, hanno ragione. Non sono loro che hanno preteso i vaccini, ma è stato qualcuno del sistema governativo territoriale che glieli hanno concessi. Quindi il Presidente dovrebbe cercare i veri colpevoli tra i propri dipendenti, applicando per costoro le misure previste dal codice comportamentale Regionale. Certo che comunque fa specie sentire, tra questi “Portoghesi”, qualche ex dipendente Regionale, affermare candidamente di avere fruito di questi Servizi “salvavita” per caso, quasi perché presi dalla strada dai propri benefattori che li hanno praticamente “costretti”. Ci vuole una bella faccia tosta ….
I furbetti del quartierino, i furbetti del cartellino, i furbetti che non pagano le tasse, sono solo dei delinquenti. I furbetti dei vaccini non hanno colpe, andrebbero condannati quelli che hanno somministrato loro il vaccino.
Facile, sanzione di 10.000 euro da pagare PRIMA della somministrazione della seconda dose.
Cosi ad alcuni ” ci finisci u babbio ” e la dose che hanno avuto in modo indebito almeno non va sprecata….