I lavoratori Ancol a Crocetta: | "Quale futuro per noi?"

I lavoratori Ancol a Crocetta: | “Quale futuro per noi?”

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Lettera al governatore e all'assessore al ramo, Nelli Scilabra. I dipendenti chiedono certezze sul pagamento degli stipendi e sul loro futuro lavorativo.

Formazione professionale
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PALERMO – Lettera dei lavoratori dell’ente di formazione Ancol Sicilia al presidente della Regione, Rosario Crocetta, e all’assessore all’istruzione e formazione professionale, Nelli Scilabra. I lavoratori “alla luce delle continue promesse e soluzioni  alle problematiche decantate all’opinione pubblica da parte del presidente della Regione, dell’assessore e del dirigente generale Corsello – si legge nella missiva – evidenziano il dramma dei
dipendenti dell’Ancol Sicilia”.

Il riferimento è anche alla bufera giudiziaria che ha investito l’amministrazione dell’ente fin dall’autunno del 2012, “vicenda ancora aperta – scrivono – e nella quale non intendiamo entrare nel merito”, ma soprattutto alla sospensione  “di ogni forma di finanziamento”. E “conseguentemente – si legge nella lettera – nessun emolumento viene più percepito dai lavoratori nonostante sino al 14 febbraio del 2013 gli stessi continuino a prestare servizio portando avanti i corsi dell’avviso 20”.

I dipendenti, che ripercorrono inoltre tutti i contatti avuti con l’amministrazione regionale per cercare di trovare una soluzione al problema, chiedono essenzialmente tre cose: “Come si intenda procedere per permettere agli allievi che stavano frequentando i corsi dell’avviso 20, giunti ormai oltre il 50 per cento delle ore svolte di terminare l’anno corsuale; come si intenda pagare le mensilità ai dipendenti; come si intenda tutelare quei ragazzi in obbligo   iscritti nei primi, secondi e terzi anni e i lavoratori  impegnati in questa filiera”.

“Ad oggi – scrivono ancora i lavoratori – le risposte concrete sono state nulle. I lavoratori continuano a essere in cassa integrazione in deroga, tra l’altro non percepita, e ridotti alla fame”. I dipendenti dell’Ancol, dunque, dicono “basta parole” e chiedono “atti concreti” al governo regionale “per tutelare nella provincia di Messina quell’offerta formativa e quindi conseguentemente i posti di lavoro che ha sempre avuto riconoscimenti e ottimi risultati”.

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