PALERMO – I ritardi dell’anello ferroviario di Palermo? All’80% colpa del Comune, del Demanio e dell’Autorità portuale, che hanno ritardato a concedere le aree. Meno del 20% della Tecnis. A dirlo è il ministero dei Trasporti in risposta a un’interrogazione presentata alla Camera da Riccardo Nuti, che chiedeva a Delrio notizie sul cantiere che da anni non fa dormire sonni tranquilli né a residenti e commercianti, né all’amministrazione comunale.
Secondo il ministero, infatti, “risulta che allo stato della sottoproduzione complessiva che si registra nell’andamento dei lavori rispetto all’attuale programma contrattualizzato, solo una parte inferiore al 20% può ricondursi a ritardi dell’appaltatore (ossia chi sta costruendo l’operan, ndr), mentre la restante parte, preponderante, risulta dovuta alla mancata consegna delle aree comunali, demaniali e dell’autorità portuale”. Il ministero, per bocca del Sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, precisa che le aree demaniali marittime sono state finora consegnate solo in parte e solo di recente si è raggiunto un accordo sul pagamento dei canoni, così come si sta procedendo ad acquisire due fabbricati della Capitaneria di porto e dell’Autorità.
“Il Comune – continua la risposta scritta – sta procedendo alla consegna delle aree di propria proprietà nella progressione e tempistiche concordate tra Comune, Rfi e appaltatore” come da crono programma del 2 settembre.
“La risposta del governo è stata disarmante – scrive Nuti su Facebook – oltre a confermare i ritardi nell’esecuzione dell’opera che sono davanti agli occhi di tutti, si è subito lavato le mani del problema dichiarando che l’appalto in questione non risulta essere tra quelli in convenzione tra Stato e Rfi, rigettando quindi il proprio ruolo di sorveglianza e controllo nei confronti delle Ferrovie dello Stato. Tant’è che in chiusura il sottosegretario non solo non prende alcun impegno, ma dichiara genericamente che ‘i lavori procedono nel rispetto delle condizioni stabilite’. Ancor più sconcertante è lo scaricabarile riguardo i ritardi: da una parte il governo addossa gran parte della colpa a Comune, Demanio e Autorità Portuale, rei di non aver consegnato le aree dei cantieri a Tecnis, mentre quest’ultima sarebbe causa solo del 20% dei ritardi; allo stesso tempo il Comune in questi mesi ha sempre incolpato Tecnis e Rfi di tutti i ritardi e dei disagi patiti dalla cittadinanza”.
“La realtà è che gli operai, che da mesi hanno problemi persino nel ricevere gli stipendi, sono spesso assenti nei cantieri o fanno turni che appaiono piuttosto ridotti per un’opera che invece dovrebbe procedere speditamente per recuperare il tempo perso – continua Nuti – nel frattempo, dall’inizio dei cantieri in Via Amari e in Viale Lazio ben 13 attività hanno chiuso definitivamente, mentre le restanti sono in ginocchio, dovendo subire ingenti perdite; e la viabilità è talmente compromessa che le aree interessate sono spesso paralizzate. Se questa è la situazione, consegnare ulteriori aree cantierabili alla Tecnis rischia solo di aggravare questa situazione e produrre ingenti danni anche in altre aree della città. Davanti a queste inadempienze gravi, si sarebbe potuto e dovuto rescindere il contratto, così come previsto sia dalla convenzione relativa all’appalto stipulato tra Tecnis e Rfi sia dalle condizioni generali di contratto per gli appalti di lavori delle società del gruppo Fs. Anche su questo il governo ha fatto orecchie da mercante”.



