Iachini e il suo aplomb| Noi la 'regina' della B - Live Sicilia

Iachini e il suo aplomb| Noi la ‘regina’ della B

Nel post-gara contro la Reggina il tecnico rosanero dimostra, ancora una volta, la serenità con cui sta affrontando quest'avventura alle pendici del Monte Pellegrino. Nell'ambiente adesso si respira la stessa aria della promozione di dieci anni fa.

Il processo al Palermo
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PALERMO – Non c’è domanda che lo trovi impreparato: allenare a certi livelli oggi significa anche questo e Iachini, oltre che negli allenamenti, durante la settimana e in panchina, durante le partite, non sbaglia un colpo (20 punti in 8 partite), neanche nelle rituali interviste post partita di Sky: “ Da qui non si passa!”, pare che dica, quando riceve domande capziose e provocatorie. Come quella sul rigore di Andelkovic, che, se concesso, avrebbe potuto portare la Reggina sull’1-1. Domanda lecita, questa, tutt’altro che capziosa e provocatoria, se gliel’avessero fatta solo una volta e non cinque o sei nella stessa intervista! Ma lui non si scompone mai, neanche quando il telecronista lo provoca riferendogli in modo colorito e minuzioso (come ci provasse gusto) dei “lamenti” di Castori, secondo il quale “la Reggina avrebbe meritato almeno il pareggio”. A questo punto un altro si sarebbe inalberato, perdendo l’aplomb da gran signore mostrato fino a quel momento, ma lui no. Lui ha la calma dei forti e dei vincenti e non fa una piega: “Va giudicata la prestazione e la nostra è stata eccellente, abbiamo fatto la partita anche dopo essere passati in vantaggio e, come tutti avete visto, le occasioni da gol sono fioccate. Quindi, rigore a parte, la nostra vittoria è meritatissima. Non abbiamo mai arretrato e quando si è fatto male Lafferty non l’ho sostituito con un centrocampista ma con Malele, perché questa è la mentalità che sto innervando alla mia squadra: scendere in campo sempre per vincere!”. E il “Pampa Sosa”, che affianca il giovane telecronista, gli dà ragione, riconoscendo la netta superiorità tecnico-tattica del Palermo, a dispetto di quel rigore negato alla Reggina, per il semplice fatto che tutti possono sbagliare, anche gli arbitri e i guardalinee: “Non si può negare, infatti – conclude Sosa – che il Palermo ha meritato ampiamente la vittoria, perché ha giocato meglio ed ha avuto tante occasioni da gol”. Mentre Sorrentino – aggiungo io – finché è stato in campo, non si è dovuto neanche sporcare i guantoni.

C’erano un paio di centinaia di tifosi rosanero sugli spalti del vetusto stadio calabrese, che hanno subito esibito uno striscione sfacciatamente ottimista: “Siamo noi “La Regina” della serie B” e, all’ingresso delle squadre in campo, si sono esibiti nel loro cavallo di battaglia: “Chi non salta catanese è”. A guardarli sembrava non avessero dubbio alcuno che i loro beniamini li avrebbero fatti felici presto. E così è stato. Fischio di inizio e Palermo che attacca a tutto spiano e va subito in gol, con un’azione elaborata che dev’essere frutto di uno schema studiato in allenamento. S’era già visto ad Avellino, e aveva segnato Lafferty. Si è rivisto a Reggio, dove invece ha segnato Barreto, ex granata, che, come aveva promesso, non esulta. Ma lo schema era lo stesso: fraseggio lungo la fascia di Morganella (ad Avellino c’era Pisano) e Bolzoni, scatto lungo l’out di fondo di quest’ultimo e cross nel cuore dell’area. Dove si avventa Lafferty che con un dribbling sontuoso si libera dell’avversario diretto e tira a colpo sicuro, ma Benassi è un gatto e respinge d’istinto. Ma non gli basta, perché la palla ricade sui piedi del nostro capitano che sigla l’1-0 per il Palermo. E, bando alle chiacchiere stizzose del buon Castori, il Palermo non arretra, anzi comanda ancora di più le operazioni e potrebbe raddoppiare una, due volte, sempre con Troianello, praticamente un esordiente (almeno da inizio partita), uno veloce, atleticamente fortissimo e capace anche di creare quella superiorità numerica tanto cercata da ogni allenatore per la propria squadra. Una rivelazione? Non proprio, visto che Perinetti lo volle fortemente dal Sassuolo nell’affare Kurtic perché ne conosceva benissimo le grandi qualità. Un Palermo, dunque, a tratti persino spettacolare, con un Bacinovich, finalmente ben calato nel suo ruolo di regista davanti alla difesa e un Daprelà mai visto prima così pimpante nelle sue scorribande lungo la fascia: bloccava Dall’Oglio e poi ripartiva. Insomma, lo abbiamo aspettato a lungo e finalmente è arrivato anche lui. Per non parlare della difesa, sempre attenta, ben allineata e concentrata. Non è facile applicare la tattica del fuorigioco, specie quando si gioca in cinque dietro, come fa il Palermo nella fase di non possesso. Quante volte il povero Di Michele, che smaniava di dare un dispiacere alla sua vecchia squadra, è andato in off side? Scarso e sventato lui o impeccabile la linea dei cinque? Direi quest’ultima, la risposta giusta. Sul finale di partita la Reggina, vigorosamente sospinta dai suoi tifosi, si è gettata all’assalto nel tentativo di raggiungere il pareggio, anche se era sempre e solo il Palermo a confezionare azioni da gol. L’unica capitata a Di Michele gliel’ha offerta su un piatto d’argento Milanovic con un retropassaggio di testa goffo e fuori misura. Il capitano granata si è avventato su quella palla come una furia, solo davanti a Sorrentino, uscitogli incontro alla disperata. Il portierone rosanero lo ha costretto a deviare la sua corsa verticale, facendolo un po’ sbalestrare. E così il suo tiro è volato alto, direzione cielo blu. Scampato pericolo per i rosa, l’unico corso fino a quel momento. E subito dopo una miracolosa ( e casuale) deviazione di piede di Benassi su colpo di testa ravvicinato di Malele. Insomma, nel giro di un minuto, dal quasi certo 2-0 il Palermo ha rischiato di subire il pareggio. E lì davvero l’abbiamo scampata bella, perché nel calcio esiste una regola aurea che dice: “Se fallisci troppi gol, alla fine che ne becchi uno tu decisivo”. Poi l’infortunio di Sorrentino e l’esordio – l’ennesimo della giornata – di Ujkani, che non giocava una partita dall’arrivo a Palermo di Sorrentino. Ma la serata doveva finire in gloria anche per lui, che deviava in tuffo l’unico vero tiro in porta dei reggini e di lì la ribattuta e il braccio galeotto di Andelkovic. Poi, sul finire, Milanovic si fa perdonare siglando di testa, su calcio di punizione di Barreto, il gol del definitivo 2-0.

Ed infine, i giocatori, con Iachini in testa, che corrono sotto lo spicchio della curva che raccoglie i tifosi rosanero. Volano verso di loro baci e magliette. C’è un’atmosfera nell’aria che sa di felicità dimenticata: quella che si prova a volare in testa alla classifica. E che somiglia a quella delle domeniche rosa di una decina di anni fa…


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