Il bar, il bagno, la cocaina | Arrestato con 5 chili di droga

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In manette un albanese. Caccia all'acquirente degli stupefacenti.

PALERMO – La cocaina era nascosta dentro il tubo dell’aria condizionata. A trasportarla in macchina è stato un albanese, Ergo Koci, 28 anni, arrestato ieri dai finanzieri del Goa, il Gruppo operativo antidroga del Nucleo di polizia economico-finanziaria.

Sono le 17:30 di giovedì pomeriggio. L’albanese è seduto al tavolino di un bar in via Evangelista Di Blasi. Consuma qualcosa, poi sale su una Seat Altea. I finanzieri che evidentemente ne seguivano le tracce si sono appostati fuori dal locale. Controllano la targa. La macchina è intestata a un uomo di Pozzuoli, che vive a Milano e ha diversi precedenti per droga.

Koci scende dalla macchina. Parla nervosamente al telefonino. Poco dopo lo raggiungono altre due persone a bordo di una Fiat 500 X. Una resta auto, mentre Koci e la seconda entrano di nuovo al bar. Restano per alcuni minuti chiusi in bagno.

All’uscita vengono bloccati dai finanzieri. La successiva perquisizione, alla presenza di un difensore di ufficio, l’avvocato Giovanni Gioia, svela che dentro la Seat ci sono quattro pacchi avvolti nel cellophane, con il marchio di un cavallo alato, e nascosti nel condotto di areazione. Contengono quasi cinque chili di cocaina.

A questo punto Koci viene fermato su ordine del pubblico ministero Maurizio Agnello. Stessa cosa non avviene, al momento, per gli uomini giunti a bordo della Fiat, pure loro albanesi. A chi era destinata la droga che l’uomo ha portato in città, attraversando tutta l’Italia?

La cocaina si compra a 35-40 mila euro mila euro al chilo. Un chilo di polvere bianca messo in mano ai pusher che invadono la città di Palermo frutta 250 mila euro. Da 80 centesimi al chilo – pagati ai coltivatori delle foglie di coca nelle foreste colombiane – a 250 mila euro: ecco perché la droga resta il principale business della criminalità organizzata. Le recenti cronache confermano il forte interesse dei boss palermitani per la cocaina. Prediligono acquisti di pochi chili per volta, da un lato per la mancanza di grandi risorse economiche e dall’altro per limitare i danni in caso di sequestri.

La droga viene facilmente vendute nelle piazze cittadine dello spaccio e con i soldi raccolti si pagano le nuove forniture. E poi ci sarebbero dei finanziatori in affari con la mafia. Gente facoltosa, e apparentemente pulita, che è scesa a patti con Cosa nostra.

 

 


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