Il "binario" della droga |Le richieste di pena

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Lo stralcio del rito ordinario vede alla sbarra solo 3 imputati. I trafficanti di Adrano, arrestati nell'inchiesta Binario Morto, sono stati già condannati in primo grado dal Gup Sammartino con il rito abbreviato.

 

CATANIA – Al giro di boa il processo scaturito dalla maxi inchiesta della Polizia di Adrano che aveva scoperto che nel 2012 la zona dismessa della stazione Fce di Adrano era stata trasformata in una piazza di spaccio e deposito logistico di droga. Eroina e cocaina, i due tipi di stupefacenti che sarebbero stati “venduti” in questo “particolare” binario della droga. Un blitz che portò oltre 25 persone alla sbarra: la maggior parte sono stati processati con il rito abbreviato davanti al Gup Sammartino che ha comminato condanne di primo grado per oltre 200 anni di carcere.

Sono tre gli imputati che sono stati rinviati a giudizio: Alessio Magra, Alfio Lo Curlo e Antonino Errigo. Nel corso dell’ultima udienza davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Catania (presidente Barberino) i pm Pasquale Pacifico e Laura Garufi hanno discusso la loro requisitoria e formulato le richieste di pena. Dodici anni di reclusione per Alfio Lo Curlo, due anni, due mesi e 10 mila euro di multa per Magra (a cui è contestato solo il reato di armi) e 8 anni e 36000 euro di multa per Antonino Errigo.

L’INDAGINE DELLA POLIZIA. Nel 2012 nella zona dismessa della stazione Fce di Adrano gli agenti del Commissariato di Adrano piazzano diverse telecamere. Le immagini sono inequivocabili: sono immortalate infatti le fasi dello spaccio di cocaina ed eroina e anche l’occultamento della droga sotto i binari abbandonati. L’attività illecita sarebbe legata ai due gruppi mafiosi di Adrano. Secondo gli atti del processo, vi sarbbero due “correnti” correlate e collegate tra loro. Uno dei due gruppi sarebbe stato gestito da Nicola Mancuso. Il 32enne (già condannato in primo grado) sarebbe stato sarebbe stato il referente di Antonino Santangelo, figlio del boss Alfio, scomparso nel 2013 a seguito di un incidente stradale. La seconda compagine sarebbe stata composta dai presunti referenti della famiglia Rosano-Pipituni.

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