Ma davvero nel centrodestra siciliano qualcuno pensa di potere andare avanti così? Ma sul serio i massimi vertici delle Istituzioni regionali hanno intenzione di trasformare le suddette in un ring per una permanente rissa? Ma davvero merita questo la Sicilia?
Le schermaglie tra Nello Musumeci e Gianfranco Micciché ieri si sono spostate nel dibattito d’Aula a Palazzo dei Normanni. Il presidente dell’Ars si è voluto tirare fuori dall’angolo quando anche il governatore si è accodato al gioco al massacro gilettiano sui vitalizi. Il quadretto che ne è emerso è stato desolante. E nella scazzottata verbale, Musumeci ha voluto infilare anche la storia di Gaetano Armao, rinfacciando a Micciché che l’assessore all’Economia gode della fiducia di Berlusconi e che, insomma, il presidente dell’Ars si metta il cuore in pace. E faccia il garante e non il capopartito mentre siede sullo scranno più alto di Palazzo dei Normanni, ha velenosamente aggiunto il presidente della Regione, che già nei giorni scorsi era entrato in rotta di collisione con Micciché (ma che i due poco si prendano, e da tempo, non è segreto per nessuno) per una vicenda di cruciale importanza per i destini dei siciliani, quella della poltrona del presidente dell’ente parco dell’Etna.
Insomma, il dibattito su conti e manovra è finito quasi in secondo piano. Le rassicurazioni del governo sul tema non hanno convinto le opposizioni. Claudio Fava e Nello Dipasquale hanno chiesto dimissioni e voto. Il dem ragusano parla di “atteggiamento ridicolo” del presidente della Regione, definendolo “alla frutta”, come di recente hanno fatto altri esponenti del Pd. Fava e Giuseppe Lupo hanno ironizzato sui risultati straordinari ottenuti dal governo sul fronte del recupero dei borghi fascisti e del rilancio delle fiere ippiche nel Catanese. Il quadro rischia di assumere ormai i contorni comici dell’indimenticabile stagione circense dei governi di Crocetta. È tempo di fermarsi prima che la frittata sia completa. E provare a ripartire. Ci sono pezze da cucire ai conti, riforme da approvare (l’Ars deve affrontare quella dei rifiuti, emergenza assoluta che richiede interventi seri del legislatore per provare a smantellare un sistema maleodorante, costoso, inquinato e fallimentare), c’è una Sicilia da salvare dallo spopolamento, dall’invecchiamento, dall’impoverimento. E la Regione da sola poco potrà, senza scelte decise da parte di quello Stato che negli ultimi anni ha voltato le spalle alla Sicilia e al Sud. Ma se dentro le stesse Istituzioni regionali prevale la rissa e la dinamica interna al centrodestra si trasforma in un campionato di sputazzate, allora la partita sarà persa in partenza.
Un tempo, la politica in situazioni simili ricorreva a riti un po’ logori come i “vertici di maggioranza”. Che erano comunque l’occasione per guardarsi negli occhi e provare a ricominciare. Sempre meglio che mandarsele a dire sui social network, forse. Finendo per trasformare l’Aula in una rissa impazzita in cui facinorosi alleati si menano botte da orbi a destra e manca dentro un palazzo che brucia, preferendo finire arrostiti piuttosto che provare a darsi una mano per salvarsi dalle fiamme.

