PALERMO – La partita ha ormai contorni molto chiari. E sta entrando nella sua fase decisiva. Il duello tra due diverse idee sul futuro prossimo della Sicilia, incarnato in qualche modo da Rosario Crocetta e Davide Faraone, duello che fin qui è andato avanti per schermaglie prolungate, è giunto a un bivio. Che può portare allo scollinamento dell’ennesima crisi e magari a un nuovo governo, più marcatamente politico, che conduca alla fine della legislatura. Oppure a una fine traumatica della stessa, e al voto anticipato nella primavera del 2016.
Lo scenario è ormai chiaro, e più o meno chiari sono gli schieramenti della partita. Che si deciderà tra Roma e Palermo nel giro di un mese. Andare avanti con Crocetta è l’orientamento dei deputati regionali e delle segreterie regionali dei partiti. Staccare la spina e chiudere l’era di Crocetta è l’idea che convince di più i renziani siciliani. E che si starebbe facendo strada a Roma, ancor più dopo l’uscita di scena di Ignazio Marino a Roma.
Due ricette
La maggioranza è spaccata. Su tutto fuorchè su un giudizio condiviso: questi tre anni sono stati buttati o quasi. Nessuno, tranne il governatore forse, rivendica fino in fondo l’esperienza dei governi Crocetta. Ma dato per assodato questo giudizio negativo ci sono due ricette diverse che si confrontano.
La prima è quella drastica dei renziani. Farla finita. Prendere le distanze dal governatore a cui imputare il peso del fallimento. Un altro Marino, insomma. Ci si voleva provare già a luglio, allora “l’incidente” era quello dell’intercettazione. Che finì invece per rafforzare Crocetta. Ora se ne riparla ancora una volta.
La seconda ricetta è quella su cui convergono le segreterie siciliane di Pd e Udc: restano due anni di legislatura, tanto vale rimediare al disastro cercando di portare a casa qualche risultato da qui ad allora. Fausto Raciti si sta muovendo su questa strada, con accanto il capogruppo Antonello Cracolici. Anche Areadem di Giuseppe Lupo con pensa al voto anticipato. Così come l’Udc in blocco. Anche perché, si ragiona da quelle parti, andare a votare adesso significherebbe una sconfitta certa e la consegna della Sicilia ai 5 Stelle.
La tentazione di maggio
Dalle parti dei renziani – che martellano quasi ogni giorno il governo – si dissente da questa lettura. Anzi, si ritiene che staccare la spina a Crocetta e prenderne le distanze potrebbe portare il Pd a salvarsi e vincere. La tentazione del voto nella prossima primavera, forse a maggio, è forte. Si concentreranno per quella data le elezioni amministrative in grandi città, che hanno un chiaro sapore politico. E potrebbe esserci anche il referendum sulla riforma costituzionale di Renzi. Insomma, tanto più se si votasse anche in Sicilia, il voto avrebbe una forte caratterizzazione politica nazionale. E il Pd siciliano potrebbe sperare di agganciarsi a Matteo Renzi per far dimenticare ai siciliani non solo Crocetta ma anche il fatto di avere governato con lui per tutto questo tempo (oggi gli assessori in quota renziana nella giunta sono quattro su dodici).
I numeri ci sarebbero
In realtà, se davvero l’area più vicina a Renzi e Faraone decidesse per la rottura, avrebbe ache all’Ars i numeri per far cadere a Crocetta. I deputati del Pd di area renziana sono nove. Più gli otto di Sicilia Futura di Totò Cardinale, che si muove allineata al sottosegretario, sarebbero 17 deputati. Che se si spostassero all’opposizione manderebbero Crocetta in minoranza e potrebbero teoricamente mandarlo a casa. Teoricamente, certo, perché tra il dire e il fare c’è di mezzo l’istinto di autoconservazione dei deputati e anche la disciplina di partito. La decisione per il voto anticipato, se mai arriverà, non maturerà in Sicilia, ma a Roma, tra governo e Pd nazionale.
Tutto passa da Roma
Crocetta nei giorni scorsi ha negato che ci siano attriti col governo nazionale. Che però ha impugnato a raffica le leggi approvate in Sicilia negli ultimi mesi. I segnali che arrivano dalla Capitale non sembrano di entusiasmo, insomma. D’altro canto, già a luglio nella maggioranza si era discusso dell’eventualità di voto anticipato. E allora la posizione che prevalse fu proprio quella di un rafforzamento politico della giunta (entrarono Pistorio e il renziano Gucciardi) per un rilancio, un cambio di passo in direzione delle riforme fin qui sempre annunciate. Il bilancio di questi tre mesi però è ben povero. Le riforme, vedi ad esempio i liberi consorzi, sono state fatte a pezzi da Roma. Gli scivoloni sono continuati. E la situazione drammatica dei conti tale è rimasta.
Il rimpasto lento
In questo quadro si continua a parlare di rimpasto. Anche se nessuno ne parla troppo sul serio. Crocetta venerdì ha chiesto ai partiti di accelerare. In fondo, il governatore è forse l’unico a essere veramente interessato. Per blindare il suo governo e risolvere la grana delle Attività produttive, con Antonio Fiumefreddo in stand by da troppo tempo. E gli altri? Ncd, il cui ingresso in giunta giustificherebbe politicamente un rimpasto, frena ancora sull’avere un assessore in squadra. Anche l’ipotesi di un tecnico d’area non ha risolto i nodi degli alfaniani. Che restano alla finestra. Udc e Pd non hanno troppa urgenza di procedere al rimpasto, fatte salve le ambizioni di qualche deputato. E così, malgrado i proclami, anche il Pdr di Totò Cardinale, che nei giorni scorsi, dopo mesi di telefoni rotti, è tornato a parlare con Crocetta. Ma le distanze tra i due rimangono tutte. Insomma, solo i cespugli – e nemmeno tutti – reclamano il nuovo governo. Che, se alla fine Ncd non entrerà, avrebbe in effetti poche ragioni per vedere la luce, visto che di assessori Crocetta ne ha già nominati 37.
C’è forse un’altra ragione, però, per cui a Crocetta un rimpasto non dispiacerebbe. Un rimescolamento della giunta, con innesti politici di peso (si parla d nomi come Cracolici e Lupo), potrebbe portare all’uscita di scena dell’assessore all’Economia Alessandro Baccei. Che il governatore pare non ami troppo, sin dall’inizio. E del quale il Pd non ha apprezzato certe mosse da uomo di corrente.
Ma è proprio dalle parti dell’assessorato dell’Economia che si gioca la parte più delicata della partita voto sì-voto no. Con le note (e tragiche) difficoltà a chiudere il bilancio, la collaborazione tra Roma e Palermo sarà fondamentale. E quello che accadrà nei prossimi giorni su questo fronte servirà a capire meglio l’effettivo orientamento della Capitale sul futuro delle istituzioni siciliane. La partita nella partita può portare al siluramento di Baccei come a quello dello stesso Crocetta. Ma questa è una puntata a parte del duello in corso nei palazzi del potere tra Roma e Palermo. (1 – segue)

