Il boss malato torna a casa | "Superata la tollerabilità umana" - Live Sicilia

Il boss malato torna a casa | “Superata la tollerabilità umana”

Vito Mangiaracina, settantottenne boss condannato all'ergastolo, sarà curato in ospedale. Il magistrato che l'ha mandato ai domiciliari: "L'esecuzione della pena è incompatibile con i principi costituzionali di tutela del diritto alla salute e di divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, previsti dalla Costituzione".

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PALERMO – “La dignità dell’uomo va difesa, sempre comunque”, l’avvocato Debora Speciale esprime tutta la sua soddisfazione per quella che definisce “una pagina di buona giustizia. Anzi, di giustizia giusta”. Ha saputo che il suo cliente, Vito Mangiaracina, lascerà il carcere. Perché, nel suo caso, è stata superata la “soglia dell’umana tollerabilità”.

Un mafioso, ergastolano, colpevole di omicidio, andrà ai domiciliari. E per curarsi. Perché il boss di Mazara del Vallo, 78 anni, è gravemente malato. È stato colpito anni fa da ictus. Ormai non si alza più dal letto della sua cella. Ha bisogno di una corretta fisioterapia riabilitativa. È già stato pure individuato l’ospedale dove i sanitari per un anno si occuperanno di lui, il Vittorio Emanuele III di Salemi. Il dirigente della Struttura complessa di Medicina interna ha già dato la disponibilità ad accoglierlo.

Il Tribunale di Sorveglianza di Bari, perché è a Bari che Mangiaracina è detenuto, è categorico nella sua ordinanza. “Tale condizione di non autosufficienza, che rende necessaria l’erogazione di prestazioni assistenziali – scrive il collegio presieduto dal giudice Emma Manzionna – espone il detenuto a sofferenze aggiuntive, derivanti proprio dalla privazione dello stato di libertà in sé e per sé considerata, tali da superare la soglia dell’umana tollerabilità, rendendo l’esecuzione della pena incompatibile con i principi costituzionali di tutela del diritto alla salute e di divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, previsti dalla Costituzione”.

Ma chi è Vito Mangiaracina. Un boss della vecchia mafia trapanese. Un pezzo grosso. Oggi ha settantotto anni. La prima condanna per mafia gli è stata inflitta alla fine degli anni Novanta. In carcere ha trascorso ampie parentesi della sua vita. In cella c’è tornato nel 2008. E per sempre. Faceva parte della vecchia guardia della mafia mazarese che seminava morte e terrore agli ordini di Mariano Agate. Una mafia capace di eliminare con il piombo i dissidenti, soprattutto i boss di Alcamo, che alla fine degli anni Novanta decisero di mettersi in proprio. E fu guerra. Vito Mangiaracina è anche il padre di Andrea Mangiaracina, Il figlio, pure ergastolano, si trova al 41 bis a Cuneo dal 31 gennaio 2003, giorno in cui la sua latitanza finì in una villa nelle campagne di Marsala dove si nascondeva con il capomafia locale Natale Bonafede.

Vito Mangiaracina oggi, però, secondo il Tribunale di Sorveglianza di Bari, è soprattutto un soggetto anziano e malato e non ci sono elementi tali da ritenere che sia ancora collegato a Cosa nostra. Non ci sono pericoli, insomma.

L’ergastolano è semiparalizzato. Soffre di cardiopatia, depressione e crisi epilettiche. Il Tribunale ha affidato ad un perito la valutazione della compatibilità fra il regime carcerario e il suo stato di salute. Risultato: “Il perito, pur evidenziando che le malattie non sarebbero particolarmente gravi e comunque tali da consentire adeguate cure in caso di detenzione in carcere – ricorda il Tribunale – ha tuttavia sottolineato la necessità di sottoporre lo tesso ad intesa terapia occupazionale e riabilitativa neuromotoria per più ore al giorno e per più giorni alla settimana”.

L’assenza del trattamento fisiatrico nel tempo ha peggiorato il quadro clinico. Da qui la scarcerazione “al fine di evitare che il danno prodotto si traduca in un danno alla vita”.


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Commenti

    In un sistema di democrazia, dove non esiste la pena di morte, questo è un atto più che giusto.
    Mi e vi chiedo, tutto questo perché non vale per tutti?

    Anch’io credo che davanti ad una persona di ottant’anni ammalata, uno Stato civile non debba affatto accanirsi. Questi gesti, forse, nei titoli di giornale possono essere letti quale esempio di debolezza invece, secondo me, rappresentano un gesto di autorevolezza e di uno Stato forte.
    Che debbano valere per tutti sono d’accordo ma purtroppo i giudici non sono tutti ugualmente equilibrati o come dice il proverbio ” ogni testa e’ un tribunale “

    lorenzo sono pienamete d’accordo con te!
    la giustizia a volte esiste!!!!!
    cmq deve valere x tutti!!!

    chi è stato giustiziere della mafia non ha il diritto di morire nel letto di casa;
    però questi personaggi si possono permettere certi avvocati con i rapporti “giusti” con i giudici e tutto passa come diritto umanitario;
    mentre si discute della necessità di separare le carriere dei PM da quelle dei giudici, nessuno si occupa dei rapporti di freguentazione tra avvocati e giudici, rapporti che influenzano certamente le sentenze in violazione del principio “la legge è uguale pere tutti.

    In un sistema giusto e democratico i detenuti non dovrebbero morire in carcere. In Italia questo succede.

    Male. Dovevano disporre le adeguate cure in carcere. Siccome siamo il paese dei balocchi ecco che un pluriomicida che ha distrutto il tessuto economico e sociale del territorio contribuendo a togliere il futuro ai giovani e non se ne sta a casa. Non è giustizia, mi spiace. Ma malsano pietismo ammantato di giurisprudenza.

    In un sistema giusto e democratico lo Stato avrebbe giá sconfitto la mafia.
    Nel nostro sistema inquinato no.
    Sono morti per niente?
    Peró ogni anno Li ricordiamo con carnevalate e comparsate.

    Non c’è che dire: veramente una bella “pagina di buona giustizia”. Chissà se il signor Vito Mangiaracina, quando era in piena attività mafiosa, avesse concezione della “soglia dell’umana tollerabilità”. Il diritto alla salute non si nega a nessuno e quindi neanche ad a un carcerato, ma le cure e a tutte le riabilitazioni andrebbero fatte in carcere, in particolar modo se si tratta di un ergastolano. Se no che ergastolo è

    Forse lo hanno scarcerato perché non aveva il 41 bis.
    Con il 41 bis diventa quasi impossibile essere scarcerati.

    Allora facciamo pagare anche i giudici….non ti pare?

    Marcello la colpa non è tua…ma di chi ti ha cresciuto nel l’odio!

    Strano il mondo non cambierà mai….

    Omero ti sei dato un nome che non meriti!

    sarebbe proprio ora di finirla con questo buonismo peloso ed ipocrita..mi chiedo quando mai un tipo come questo tizio ed altri della sua specie avrà pensato o tenuto conto dei diritti delle proprie vittime, delle umiliazioni cui le ha sottoposte…
    con quale faccia chiede il rispetto del proprio diritto alla salute quando proprio lui ed altri animali della sua specie l’hanno disatteso per primi rovinando la vita di decine o centinaia di persone?

    Poveri Falcone e Borsellino morti per niente,giudici e avvocati non dovrebbero incontrarsi fuori dalle aule tutto ciò influenza le sentenze, non credo che la tanto umana avvocatessa sarebbe stata cosi’ umana se avesse avuto parenti tra le vittime della mafia

    ben otto commenti. Con la pena di morte ci sasremmo persi anche questi!

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