Mondo del lavoro in corteo| "Questa è la vera Sicilia"

Mondo del lavoro in corteo| “Questa è la vera Sicilia”

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“Un padre non istiga il figlio al suicidio, lo Stato sì”. Recita così uno striscione esposto al corteo di questa mattina. Lavoratori e sindacati in piazza per manifestare contro la crisi che incombe su ogni settore. Le sigle sindacali c’erano tutte. In piazza Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato, Cia, Confagricoltura, Confapi, Casartigiani, Claai, Confcooperative, Legacoop e Unicoop a sostegno di industriali e commercianti. Anche i settori dell’economia c’erano tutti. Dagli agricoltori agli artigiani, e ancora le telecomunicazioni, metalmeccanici, manifatturieri, costruzioni e i lavoratori della Coop, Gesip e Grande Migliore.

La Sicilia scende nuovamente in piazza per dire basta. Basta alle politiche del governo. Basta alle aziende che tamponano costi e debiti con i licenziamenti. Basta agli investimenti fatti all’estero e non in Italia. La manifestazione è partita stamane da piazza Croci a Palermo ed è proseguita per tutto l’asse Libertà-Ruggero Settimo fino ad arrivare in Piazza Verdi, dove è stato dato spazio alle testimonianze della crisi.

“Il mondo politico deve capire che la Sicilia vera non è quella che affolla le segreterie politiche ma quella che oggi è in piazza. Fatta da lavoratori e imprese in grande difficoltà, che hanno difficoltà di accesso al credito, che vengono pagati dalla Regione con sei mesi o un anno di ritardo. Questa è la vera Sicilia, non la Sicilia dei privilegi e delle clientele”. È l’affondo di Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia. “Non facciamo nessuna rivendicazione – precisa Lo Bello – ma alcune proposte. Abbiamo messo in campo 10 proposte simboliche a nostro avviso possono rilanciare economia e società siciliana. Senza che queste proposte divengano concrete azioni operative da parte del governo regionale la situazione può essere veramente drammatica e portare a un implosione sociale ed economica di cui noi siamo preoccupati. Le proposte di Confindustria già sono realtà in tutto il resto del mondo – spiega il presidente degli industriali in Sicilia – ma qui sono ostacolate da una radicata cultura della clientela dell’assistenzialismo rispetto alla quale un pezzo della classe politica, non tutta, non riesce a liberarsi”.

“Una manifestazione pacifica”, precisa il leader degli industriali di Palermo Alessandro Albanese, che però non si rifiuta di collocare le responsabilità: “Oggi, così come noi con le nostre imprese e i lavoratori stiamo dando una mano al paese pagando le tasse, chiediamo alla politica di fare la propria parte. La crisi è partita per motivi internazionali, ma in Sicilia si avverte molto di più. Oggi abbiamo quasi il 300 per cento di cassa integrazione in più rispetto a tre anni fa. Non possiamo andare avanti a forza di ammortizzatori sociali. Ci vogliono riforme radicali e occorre che vengano spesi i tanti miliardi di euro che sono nei cassetti della Regione. Forza intanto – conclude – ai grandi investimenti che sono la spina dorsale di questa Regione”.

“Il culmine di un lavoro di cooperazione e alleanza tra lavoratori e imprese che offre alla politica la possibilità di colmare il vuoto che si è creato verso la società reale – dice Maurizio Bernava, segretario regionale Cisl – aspettiamo che Lombardo insieme al presidente dell’Ars (Francesco Cascio, ndr) ci convochino per dimostrare la loro disponibilità a costruire con noi il piano straordinario di emergenza per il lavoro e sviluppo. Chiediamo con misure concrete e metodi veloci, di accelerare tutti gli investimenti in Sicilia”.

“In una Sicilia in crisi dove i dati della disoccupazione sono tremendi soprattutto per donne e giovani e la tutela di quanti hanno perso il posto di lavoro e di quanto lo perderanno, occorrono investimenti seri per creare occupazione – ha detto Mariella Maggio, segretario Cgil Sicilia – non più sostegni a pioggia alle aziende ma investimenti produttivi di qualità”.

“Meno precariato più apprendistato nelle imprese e lavoro produttivo”. Chiede Mario Filippello, segretario regionale Cna. “Dobbiamo cambiare rotta – dice Claudio Barone di Uil Sicilia – I giovani siciliani hanno solo la prospettiva dell’emigrazione e del precariato. Chiediamo che le banche diano i soldi e non strangolino le imprese e che si spendano le risorse comunitarie per realizzare infrastrutture utili”.


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