Turi Catania, il profilo del boss |Ecco cosa dicono i pentiti

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Nel 2007 il Ros immortala Salvatore Catania, fermato nel blitz contro la mafia dei Nebrodi, in un summit di Cosa nostra a Paternò.

il referente dei Santapaola a Bronte
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2 min di lettura

CATANIA – Salvatore Catania avrebbe un ruolo strategico nella mafia dei Nebrodi. Il suo nome è infatti uno dei nove elencati nel decreto di fermo spiccato dalla Dda di Catania nelle scorse ore. Turi Catania sarebbe il capo indiscusso della mafia di Bronte. Almeno fino al 2008 sarebbe stato lui a reggere il gruppo di Santapaoliani che controllavano gli affari illeciti di quel quadrilatero che partiva da Bronte e si espandeva – con alleanze e accordi – fino ad Adrano e Paternò. Questo quello che emerge dal processo ancora in corso a Catania scaturito nell’inchiesta Gatto Selvaggio e su cui pende una richiesta di condanna a 15 anni di carcere, formulata ormai da oltre un anno e mezzo.

La foto dei Ros del 2007

Turi Catania aveva un peso nello scacchiere di Cosa nostra. Almeno questo emerge anche dalle rivelazioni dei collaboratori di giustizia, come l’ex reggente dei Santapaola Santo La Causa. Il boss di Bronte aveva agganci importanti tra i vertici di Cosa nostra. Il Ros (che ieri lo ha ammanettato) lo ha immortalato in un incontro con Vincenzo Aiello e anche due emissari di Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Lo scatto è del 10 luglio del 2007 davanti a un bar di Paternò, a Sferro, fa parte dei faldoni dell’inchiesta Iblis. In quella riunione erano presenti anche Franco Costanzo, responsabile mafioso di Palagonia e Franco Amantea, del gruppo di Paternò. Ancora non era stato battezzato Turi Catania, ma manca poco.

Il boss di Bronte è stato fatto uomo d’onore. E’ Santo La Causa a raccontarlo. Il “battesimo” sarebbe avvenuto tra la fine del 2007 e inizio 2008. Dopo l’assassinio di Angelo Santapaola: il figlio di Nitto Enzo ordina di riorganizzare l’associazione prendendo persone serie e meritevoli dai paesi. Fu La Causa il padrino di Catania. Il collaboratore di giustizia non vacilla nel parlare dell’imputato. “Il clan Santapaola aveva nel paese di Bronte un gruppo con a capo Salvatore Catania, una delle pochissime persone serie che ho mai conosciuto. La serietà nasceva dal fatto che non nascondeva i soldi delle estorsioni ma consegnava puntualmente alla famiglia, Carmelo Puglisi prima e Ignazio Barbagallo dopo, la metà dei soldi riscossi”. Anche il pentito Barbagallo parla di Turi Catania. “Era noto a tutti che era lui il referente dei Santapaola a Bronte. Me lo hanno presentato Enzo Aiello o Carmelo Puglisi con la frase ‘è la stessa cosa’ che veniva usata solo quando si trattava di uomini d’onore”.

Turi Catania è il protagonista della cruenta faida tra i Carcagnusi di Santo Mazzei e i Santapaola di Catania. La battaglia era tra Francesco Montagno Bozzone e Salvatore Turi Catania, “referente” dei Santapaola – Ercolano a Bronte. Il 22 febbraio del 2007 l’agguato contro Montagno Bozzone fallisce. Catania avrebbe cercato aiuto ai piani alti. Ma l’ex reggente La Causa lo avrebbe rispedito a casa, dicendogli di “risolvere tutto in paese”. Sono passati quasi dieci anni da quei momenti caldi, ma il suo potere criminale non sembra sia vacillato.

 

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