Il sequestro al Porto di Catania: a chi era destinata la cocaina?

Il sequestro al Porto di Catania: a chi era destinata la cocaina?

Le mani di Cosa Nostra su una partita di droga che chiama in causa i narcotrafficanti dell'America latina.
BLITZ DELLE FIAMME GIALLE
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CATANIA. Le navi cargo in partenza dall’America latina non effettuano direttamente “scalo” a Catania. I loro punti d’approdo con questa parte del mondo sono Rotterdam, Gioia Tauro o, come nel caso del container sequestrato dalle Fiamme Gialle con dentro 112 chilogrammi di cocaina, Malta. Da lì un’altra nave più piccola compie il giro del Mar Mediterraneo e smista nei diversi porti.
E nel caso in questione, non si trattava certo di frutta tropicale come hanno poi scoperto i militari della Guardia di Finanza. Ben 96 panetti di cocaina finissima: in media dell’80% ma con punte anche dell’85%.
Non a caso l’impressionante giro di soldi che ne sarebbe scaturito avrebbe oltrepassato i 12 milioni di euro nel mercato illecito dello spaccio.

E mentre le indagini dei finanzieri e della Procura della Repubblica di Catania proseguono senza lasciar trapelare alcunchè, c’è da chiedersi chi fossero i destinatari di quella partita di “coca”.
La droga resta il grande affare di Cosa Nostra e non è per forza detto che ad usufruirne potessero essere i clan etnei. E’ un’opzione, certo. Ma il Porto di Catania potrebbe essere anche il punto d’appoggio per le famiglie mafiose che valicano i confini del territorio etneo.
“Di certo, alle spalle c’è un’organizzazione ben strutturata. Un trasporto di questa portata non si improvvisa”, captiamo da fonti inquirenti. 

In queste ore sono in corso verifiche e controlli incrociati da parte del Comando provinciale della Guardia di Finanza per venirne a capo. Perchè il sequestro del quintale di cocaina è solo l’avvio di un’indagine che chiama in causa i narcotrafficanti sudamericani e la mafia della nostra terra.


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