Il sì all'impianto arriva 10 anni dopo |Ma per l'investimento è troppo tardi - Live Sicilia

Il sì all’impianto arriva 10 anni dopo |Ma per l’investimento è troppo tardi

L'avvocato Carlo Comandé

Un'azienda aveva chiesto il via libera per due impianti eolici nel 2006. Dopo lo stop della Regione, l'ok del Tar. Ora, però, l'impresa non è più interessata: "Non ci sono più gli incentivi".

Giustizia amministrativa
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PALERMO – Dieci anni dopo arriva l’autorizzazione. Ma la convenienza dell’investimento, quando dalle prime carte bollate è passato un decennio, non c’è più. È una storia di ordinaria burocrazia quella raccontata da due sentenze del Tar di Palermo che hanno dato ragione alla “Società energie rinnovabili” e alla “Società energie rinnovabili 1”: le richieste, depositate nell’estate del 2006, erano rimaste incastrate nel fuoco incrociato di pareri necessari per produrre energia, e adesso che i giudici amministrativi hanno dato il via libera per realizzare gli impianti è, semplicemente, troppo tardi. “A questo punto – spiega l’avvocato Carlo Comandé, che ha difeso le due aziende con Alessandra Fagotti, Francesco Scanzano e Carola Antonini – non ci sono più gli incentivi, e quindi l’azienda ha subito un gravissimo danno che può mettere in discussione la realizzazione dell’intervento”.
La storia degli impianti sbloccati oggi inizia nel 2006. Le richieste, che riguardano in un caso una struttura da realizzare a cavallo fra San Mauro Castelverde e Castel di Lucio e nell’altro a Castronovo di Sicilia, vengono presentate dalla Api Holding, che ottiene tutti i via libera tranne quello della Sovrintendenza ai beni culturali e ambientali. Nel 2009, per dirimere la controversia interna agli uffici della Regione, viene chiamata a pronunciarsi la giunta, che nega l’autorizzazione. Nel frattempo la Api Holding si stufa e passa la mano a “Società energie rinnovabili” e “Società energie rinnovabili 1”, che acquistano il ramo d’azienda e quindi i progetti.
Inizia la battaglia legale contro lo stop. Un rigetto che, per la prima sezione del Tar, è approssimativo: “Dalla motivazione utilizzata dalla giunta regionale per denegare definitivamente l’autorizzazione richiesta – scrive il collegio presieduto da Nicolò Monteleone, con Roberto Valenti consigliere ed estensore e Maria Cappellano primo refendario – non risulta che sia stata compiuta una approfondita istruttoria sul caso in esame”. Di più: “La giunta regionale – si legge nelle due sentenze (3267 e 3268 del 23 ottobre 2015) – avrebbe dovuto avvalersi del potere conferitole dalla legge quale organo di ultima istanza in chiave semplificatoria esprimendo sia le ragioni per le quali l’intesa non si era raggiunta, specificando esattamente attraverso quali strumenti l’intesa era stata ricercata, per poi approfondire le ragioni strategiche, di vantaggio economico o meno per le popolazioni interessate, di tutela del paesaggio e del territorio, che esitavano nel senso di negare l’accoglimento della richiesta”. Un’analisi che secondo il Tar la giunta non ha fatto. Il risultato? L’annullamento dello stop e la condanna della Regione a pagare le spese legali. Una magra consolazione per un affare – e quindi, di rimando, per un’iniezione di posti di lavoro nella Sicilia boccheggiante – che dieci anni di burocrazia potrebbero avere definitivamente mandato in archivio.


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Commenti

    Dalla formazione alle energie rinnovabili, dai depuratori alle discariche innovative, dall’agricoltura alle attività produttive è tutto uno stallo. Temo che per la Corte dei Conti arriveranno carichi di lavoro esagerati.

    chi ne fa le spese? i cittadini

    ennesimo segnale dello scollamento delle priorità di Crocetta (la sua corte dei miracoli) da quelle del mondo reale (tassazione da rapina e burocrazia asfissiante). Solo una precisazione: trattandosi di Fotovoltaico, in realtà posti di lavoro in meno fino a un certo punto – solo quelli per il montaggio, per il resto, FV (come anche eolico), non necessitano di chissà quale personale, al netto di manodopera ogni tanto… questa però è un’altra storia di spreco di denaro pubblico…

    Se si sommano tutti i soldi e gli investimenti che le soprintendenze nel corso del tempo hanno fatto perdere alla sicilia e ai suoi cittadini, per fame di potere, approssimazione e cattiva gestione, a quest’ora la Sicilia navigherebbe nell’oro. Tutto mascherato dietro il paravento della difesa dell’ambiente, concetto giusto, corretto e affascinante ma dietro cui molte volte si nascondono sporchi interessi, decisione arbitrarie e voglia di aumentare il potere personale (certi funzionari/e sono attaccati a determinate poltrone “paesaggistiche” più che ai propri figli). Poi se a questo si accoppiano politici incapaci di controllare e prendersi le proprie responsabilità e, come in altri settori, dirigenti scelti per servilismo e meriti elettorali e non per capacità e competenze, stiamo freschi.

    Questa volta la burocrazia è stata provvidenziale. Non mi piacciono gli impianti eolici specialmente se collocati in zone protette. Ho visto panorami bellissimi sfregiati da questi impianti molto invasivi e distruttivi.
    Hanno consentito di farli collocare nel parco dei Nebrodi e delle Madonie, uno scempio.

    Bravo Perasso! Condivido. Per evitare il contenzioso basta programmare e legiferare bene e in maniera chiara. Le energie pulite si possono e si devono produrre in altri modi, non certo sacrificando il territorio a vantaggio di lobbies e interessi loschi creando poco lavoro stabile in Sicilia!

    invece centrali che inquinano e rovinano il futuro dei tuoi figli sono meglio?

    FOSSERO STATE IMPRESE MAFIOSE O DI PROPRIETA’
    DI QUALCHE BOSS DELLA BUROCRAZIA
    AUTORIZZAZIONI A TEMPO RECORD
    RUBERIE A TEMPO RECORD
    IMPIANTI LASCIATI A MARCIRE A TEMPO RECORD

    …E SOLDI PUBBLICI IN SACCOCCE PRIVATE …A TEMPO DI RECORDISSIMO

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