Il toccante gesto di monsignor Cuttitta nel freddo Natale ragusano - Live Sicilia

Il toccante gesto di monsignor Cuttitta nel freddo Natale ragusano

Il commovente saluto del vescovo sofferente.

Difficilmente le cronache registrano fatti e avvenimenti delle piccole diocesi a meno che non ci sia di mezzo uno scandalo finanziario, un prete podofillo o qualche eccentrica trovata pastorale. Eppure il commosso addio del vescovo Carmelo Cuttitta alla Chiesa ragusana merita senz’altro una menzione, se non altro per la scena potente che si è consumata nella cattedrale di san Giovanni Battista a Ragusa sotto gli occhi di un clero incredulo e distanziato a causa della pandemia e trasmessa attraverso i social ai fedeli.

La cattedrale di Ragusa fredda come può essere una cattedrale in pieno inverno anche nell’estremo sud della Sicilia, davanti all’altare un bambino Gesù seminudo adagiato su una mangiatoia che simbolo e realtà del Dio che si abbassa e che prende la carne umana preannuncia in un certo senso lo spogliarsi del vescovo Carmelo che sale sulla cattedra episcopale, si aggrappa al leggio e con evidente sofferenza corporale e spirituale legge le comunicazioni del Nunzio apostolico e il suo breve messaggio d’addio alla Chiesa di Ragusa.

Le parole del vescovo Carmelo si abbattono sui preti seduti sulle panche come una valanga che prima ha le sembianze del burocratese vaticano che intima il segreto pontificio per la rinuncia fino all’annuncio del bollettino della Santa Sede e si incastona di eccellenze devotissime e reverendissime e poi di un messaggio veloce di commiato probabilmente misurato con la prevedibile emozione. Trema la voce del vescovo, tutti percepiscono la volontà di far passare quei minuti interminabili, quella lettura doverosa e difficilissima. E dire che sarebbero bastati l’incipit e la conclusione del vescovo Cuttitta: “Tutti voi sapete della situazione in cui mi sono venuto a trovare” e infine con la voce rotta dal pianto e le braccia allargate “vorrei solo scusarmi se non ho saputo e potuto fare quello che volevo”. Il vescovo cede definitivamente alla commozione, lascia la cattedra episcopale con il suo carico di dolore in un Natale che a Ragusa sembra ancora più amaro.

Il gran rifiuto del vescovo Carmelo non è frutto di intrighi e trame ma è dettato dall’inesorabile avanzata della malattia che da un po’ di tempo aveva minato le condizioni di salute del presule ragusano. Il suo addio per quanto drammatico e commovente negli ambienti curiali era messo in conto. Per disposizione della Santa Sede il governo pastorale della Diocesi di Ragusa sarà affidato al vicario generale monsignor Sebastiano Roberto Asta che reggerà la Chiesa ragusana come amministratore apostolico fino alla nomina del nuovo vescovo.

L’addio di Cuttitta costringerà in un certo senso il Papa ad anticipare la riflessione sulle nomine da effettuare nelle diocesi siciliane nel prossimo biennio: molte scadenze, alcune importanti, e nuovi equilibri da affermare. Già gli equilibri, mai come oggi è probabilmente difficile fare una previsione sulla scelta di Papa Bergoglio per la chiesa ragusana. Sembrano molto lontani i tempi della nomina di Carmelo Cuttitta prima a vescovo ausiliare di Palermo e poi sulla cattedra episcopale di Ragusa che i più esperti di nomine vaticane inquadrano nella cosiddetta “eredità Pappalardo” cioè di quelle nomine episcopali che in qualche modo sono figlie dell’esperienza e della visione di chiesa del cardinale Salvatore Pappalardo. Cuttitta, che è stato anche segretario del Cardinale Arcivescovo di Palermo, sembra probabilmente destinato ad essere l’ultima espressione di quel gruppo e di quella temperie ecclesiologica.

Le scelte di Papa Francesco in Sicilia hanno spesso sparigliato totonomine e addirittura le terne emerse dalle consultazioni del Nunzio Apostolico in Italia ed è assai probabile che per la cattedra episcopale di Ragusa bisognerà tenere conto dei canoni bergogliani del vescovo ideale, passando a setaccio il clero siciliano (e non solo) e magari le istituzioni accademiche pontificie che però hanno già espresso il neo Arcivescovo di Sirucusa Francesco Lomanto. E chissà che qualche autorevole consiglio non possa arrivare dall’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, che essendo originario della provincia di Ragusa conosce bene persone e cose.

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