"Ecco il grande errore di Orlando | Un sindaco Catania? Divertente..."

“Ecco il grande errore di Orlando | Un sindaco Catania? Divertente…”

“Ecco il grande errore di Orlando | Un sindaco Catania? Divertente…”
Giusto Catania
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Intervista con Giusto Catania. Oggi, domani, il traffico. L'ex assessore non le manda a dire...

PALERMO- Giusto Catania entra nella redazione di LiveSicilia, preceduto dal suo mito urbanistico in chiaroscuro. E si accomoda.

Ecco l’uomo che più ha slabbrato, negli ultimi tempi, il cuore trafficato dei palermitani. Da una parte, gli irriducibili forzati del volante che lo hanno bersagliato di contumelie e improperi, a ogni incolonnamento nel ‘ciaffico’, di cui Giusto era il demiurgo. L’eco del grido, un po’ anatema: “CcicolpaGiustoCatania” ancora non si è dissolto tra via Crispi, il lungomare, il centro e la Favorita. Dall’altra, eroicamente acquartierata, la guardia pretoriana delle pedonalizzazioni sempre e comunque, l’aristocrazia della camminata a piedi, il popolo del tram, della bicicletta, che ha coccolato e protetto il suo assessore barbuto, comunista, interista e discreto mediano di certe partite proletarie giocate su campetti ardenti e polverosi.

La prima domanda è questa: “Ma lei se l’immagina un sindaco Catania a Palermo?”. La risposta è un sorriso di alleggerimento Palla in fallo laterale e ricominciamo. Tenteremo di nuovo.

Da membro della giunta a consigliere, ovviamente di sinistra. Com’è la situazione del traffico, oggi, nell’era D.G.C. (Dopo Giusto Catania)?

“Il traffico di Palermo è un elemento strutturale, non si risolve in un anno o due o tre. Ci vogliono grandi direttive e tre linee di marcia”.

Cioè?

“Primo. Le infrastrutture…”.

Che fa, si mette a contare come Berlusconi con Salvini? Giusto giusto lei…”.

“… Le infrastrutture, dicevo. Il tram, per esempio, è una scelta che ha decongestionato alcune zone, migliorando i collegamenti. Ci vuole la pianificazione e penso alle piste ciclabili, alle pedonalizzazioni, convincendo i cittadini di un concetto”.

Quale?

“Che possiamo muoverci con modalità alternative, non per forza in macchina. Ricordo che, fino a tre anni e mezzo fa, in via Maqueda si arrivava solo con l’automobile, come in corso Vittorio Emanuele, due anni fa. Ora vedere migliaia di persone soddisfatte, in cammino, è una circostanza normale. C’è il terzo ambito: il terreno culturale, l’impresa più difficile…”.

Tiriamo a indovinare?

“…Spiegare che così tutto è più semplice e conveniente. Il caos non si risolve con la bacchetta magica. Palermo, per decenni, è stata pensata con uno sviluppo disordinato, con la necessità delle macchine. Ora, non più”.

Un giudizio sull’assessora Iolanda Riolo che l’ha sostituita?

“Le scelte amministrative non vanno mai addebitate ai singoli. Vale per tutti la responsabilità politica del sindaco. Gli assessori non sono meri esecutori, ma la valutazione si modula sulla politica complessiva e a lungo termine. Iolanda è in giunta da troppo poco tempo e si sta muovendo in continuità con il percorso di questi anni, con la limitazione dei veicoli per garantire la vivibilità”.

Lei, consigliere Catania, è stato il parafulmine e l’artefice della scommessa sulla mobilità. Pentito di qualcosa?

“No, rifarei tutto quello che ho fatto nel merito, forse qualcosa, col senno del poi, nel metodo sarebbe diverso. Rivendico tutto, comunque. Parafulmine io? Sono stato premiato dagli elettori, alle ultime comunali. Sono stato il più votato di una lista che ha eletto quattro consiglieri. C’è una percezione virtuale e poi c’è la percezione della città”.

Tornerà in sella col prossimo rimpasto?

“I singoli non sono importanti. Ancora una volta, preferisco che si discuta di politica. Non ho mai scelto di essere assessore per un mio piacere. Faccio, invece, con molto piacere, il preside, in un quartiere complicato, bello, con una presenza multiforme, al Cep, in una scuola dedicata a Giuliana Saladino, immensa giornalista palermitana. E sono felice. Infine, sul cosiddetto rimpasto…”.

Dica, dica…

“…Non bisogna parlare di rimpasto, perché non sono interessato politicamente. Si impasta la farina. Dobbiamo fare il punto della situazione. Attraversiamo una fase che sconta difficoltà di varia natura, non lo nego affatto”.

Cioè?

“Difficoltà di inazione, di azione della macchina comunale, incidenti di percorso, difficoltà strutturali che vanno affrontate, come il traffico e i rifiuti, con una visione a dieci e a vent’anni”.

Dieci? Vent’anni? Ancora? Le rammento che Leoluca Orlando è al timone da un trentennio.

“Non è vero”.

Come no?

“Orlando è stato pienamente un sindaco, eletto con l’elezione diretta, dal ’93, fino al duemila. Prima c’erano altre logiche, un diverso contesto, una differente modalità, con lo scontro nella Dc. Per sette anni ha innescato un cambiamento straordinario che ha rimesso in moto energia ed entusiasmo. Però, ha commesso un errore, il più grande: quello di credere che il cambiamento prodotto fosse irreversibile. Purtroppo, dopo, tutto è stato cancellato con un colpo di spugna. Nel 2012 abbiamo ripreso una città complicata che era tornata indietro, al Novanta, addirittura. E io sono legittimamente preoccupato”.

Perché?

“Dal 2012 a oggi abbiamo inanellato cinque anni bellissimi, costellati di successi: la Capitale della cultura, ‘Manifesta’, il tram… La mia preoccupazione è che si ripeta lo stesso errore. Dobbiamo rendere irreversibile il cambiamento. Adesso, c’è come un appannamento di visione e si deve capire dove stiamo andando”.

Per esempio?

“Per esempio, l’ordinanza sulla tratta e sulla prostituzione non ci piace, non è nella cultura politica di Orlando e della Palermo accogliente. Una questione cosi complessa e delicata non può essere ridotta a un problema di decoro urbano. Ecco che rientra il tema della visione. Oggi va discusso il progetto che ci conduce al 2022. Lo affermò proprio il sindaco che questa è la fase delle primarie, del lavoro per costruire un gruppo dirigente capace di un’operazione di consolidamento. Poniamo l’esigenza, perché serve, di un crono-programma delle cose misurabili che saranno realizzate. Lo abbiamo ripetuto al sindaco: togliere e inserire tre assessori? Grazie, non ci interessa”.

In sintesi?

“Il confronto sul futuro della città lo faremo pubblicamente in un incontro il 5 maggio. Non nelle segreterie stanze. Insisto…”.

Insista.

“Non vanno ripetuti gli errori che abbiamo compiuto nel duemila. Orlando cita sempre la prima lezione americana di Italo Calvino, quella imperniata sul concetto della ‘leggerezza’. Io vorrei che provassimo a scrivere la sesta lezione americana, quella che Calvino non è riuscito a dare alla luce che aveva per oggetto la ‘consistenza’. Dobbiamo lasciare a Palermo una traccia consistente e duratura”.

La visione su tutto…

“Paradossalmente, mi preoccupa di meno la munnizza per strada che è un guaio contingente che si può affrontare con successo. Per risolverle definitivamente il disagio stiamo lavorando dentro un processo di lunga durata che è dentro la visione: la gestione dei rifiuti a Palermo deve essere pubblica. C’è un altro argomento che riguarda il punto generale…”.

Di che si tratta?

“Il governo intende realizzare un hotspot per i migranti a Palermo. Noi ci opporremo, costruiremo le barricate contro un modello che non ci convince, che criminalizza, che produce clandestinità. E sono sicuro che il sindaco sarà con noi”.

Lei è sempre comunista?

“Sempre”.

Quando lo è diventato? Quando è scoccata la scintilla?

“Quando vidi mio nonno piangere per la morte di Pio La Torre”.

Suo nonno come si chiamava?

“Giusto, come me. Piangeva e ripeteva sconsolato: ‘hanno ammazzato Pio, è morto Pio…’. Un episodio che mi ha scavato dentro. Fu quella la scintilla. Avevo dieci anni e mezzo”.

Pensi, nel 2022, il sindaco Catania a Palermo. Perché lei ci sta pensando, vero?

“Vivo la politica come passione, non come un mestiere. L’ho vissuta, preparando i concorsi per la scuola. La politica è libertà, io sono comunista perché sono libero…”.

Appunto, se l’immagina, a Palermo, un sindaco comunista che di cognome fa Catania?

“Lo ammetto, sarebbe divertente”.

 

 

 

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