CALATAFIMI – Più che un’inchiesta è un intrigo. Quattro vigili urbani, un ex sindaco, un imprenditore, moglie e figlia di quest’ultimo. Sono sette le persone coinvolte nell’inchiesta sul parcheggio del Parco archeologico di Calatafimi-Segesta.
A stringere il patto corruttivo sarebbero stati Francesco Isca, titolare della “Nuovi Sistemi Edili srl”, titolare dell’area di sosta a pagamento, e Salvatore Craparotta, ispettore e vice comandante della polizia municipale di Calatafimi-Segesta, in pensione da un mese e mezzo.
Multare le auto in divieto di sosta lungo la strada che conduce al tempio doveva essere un dovere per Craparotta ed invece sarebbe divenuto un modo per favorire gli affari di Isca.
Il vigile di ferro scoraggiava gli automobilisti indisciplinati, solo che il suo obiettivo non sarebbe stato ristabilire l’ordine, ma indirizzarli verso il parcheggio a pagamento dove lavoravano i parenti dello stesso Craparotta.
Ed ecco, secondo la Procura di Trapani, il do ut des: l’ispettore avrebbe aiutato l’imprenditore elevando multe a raffica e l’imprenditore avrebbe ricambiato il favore assumendone i parenti.
“Il totale asservimento di Craparotta al volere di Isca – scrivono i carabinieri della compagnia di Alcamo – è risultato essere il prezzo da pagare per l’assunzione, da parte di quest’ultimo, dei parenti più stretti dell’ispettore all’interno delle società riconducibili a Isca operanti all’interno del parcheggio: infatti la figlia è socia al 50% della ‘Segesta Green Tour srl’ (incaricata della gestione dell’area di parcheggio di Isca) mentre la moglie e il genero sono dipendenti. Un altro figlio di Craparotta è assunto presso la ‘Nuovi Sistemi Edili srlì, società proprietaria del parcheggio e amministrata direttamente da Isca”.
Sono stati notificati cinque avvisi di garanzia alla moglie di Craparotta, Maria, all’ex sindaco di Calatafimi-Segesta Vito Sciortino, al comandante della polizia municipale e a due agenti per i reati di favoreggiamento, abuso d’ufficio e falsità materiale e ideologica.
La moglie di Craparotta, convocata dai carabinieri per essere interrogata, avrebbe concordato con il marito la versione da fornire ai militari e, successivamente, informato la moglie di Isca, aiutandola così ad eludere le investigazioni.
L’ex sindaco Sciortino dovrà invece rispondere di abuso d’ufficio e falsità materiale e ideologica perché senza averne titolo (in quanto l’area archeologica, prima di diventare Ente autonomo, dipendeva dal Dipartimento dei Beni culturali della Regione siciliana), avrebbe imposto alla direzione dello stesso Parco, con un atto “informale e privo di protocollo”, di non fare parcheggiare le macchine all’interno, finendo per favorie pure lui Isca.
Gli altri vigili urbani indagati sono il comandante Giorgio Collura, l’ispettore Leonardo Accardo e l’agente Vito Accardo. Sono chiamati a rispondere, a vario titolo, di abuso d’ufficio, omissione d’atti d’ufficio e falsità materiale ed ideologica in atti pubblici, condotte finalizzate ad agevolare l’attività dell’azienda di Isca e a penalizzare quelle concorrenti.
Isca è già noto alle cronache giudiziarie. Imprenditore edile originario di Vita, è coinvolto nell’inchiesta sulle tangenti pagate da Vito Nicastri e Paolo Arata per ottenere il via libera alla realizzazione di impianti per le energie alternative.

