E' giusto il carcere | per chi dà notizie? - Live Sicilia

E’ giusto il carcere | per chi dà notizie?

Riccardo Arena, presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, e' stato condannato a un anno di reclusione (pena sospesa) per diffamazione a mezzo stampa. Aveva collaborato alla stesura dell'articolo "Aridatece Casellì", scritto dal collega di Panorama Andrea Marcenaro. Il sito www.dipalermo.it. gli ha chiesto di scrivere una riflessione sull'argomento che troverete oggi anche sulla nostra testata. Perche' su certi temi e' importante fare fronte comune.

IL CASO
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Riccardo Arena, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, e’ stato condannato a un anno di reclusione (pena sospesa) per diffamazione a mezzo stampa. Aveva collaborato alla stesura dell’articolo “Aridatece Casellì”, scritto dal collega di Panorama Andrea Marcenaro. Il sito www.dipalermo.it. gli ha chiesto di scrivere una riflessione sull’argomento che troverete oggi anche sulla nostra testata. Perche’ su certi temi e’ importante fare fronte comune.

PALERMO – Quando il processo è il tuo, sono cacchi. Facile raccontare udienze complesse, testimonianze astruse, sentenze “a trasi-e-nesci”, indagini invasive, indagini evasive, indagini inutili (e sono tante) sugli altri. Quando l’imputato sei tu, tutto cambia. Lasciamo stare l’indagato: indagato lo sei stato mille volte, ti hanno chiamato come teste (per sapere chi ti aveva dato una notizia, per sapere se volevi o non volevi diffamare) duemila volte, hai sempre risposto o ti sei avvalso della facoltà di non farlo, magari non sempre hai ricordato, però quello dell’indagato è un altro mestiere.

Quando sei imputato, tutto cambia. Se ti condannano, poi, lasci perdere il tuo aplomb, la tua imperturbabilità, la tua aria di sufficienza di fronte ai testimoni reticenti, agli imputati che davanti ai giudici si squagliano, agli avvocati che balbettano quando il pm dà loro addosso, ai condannati che protestano la propria innocenza e si dicono sereni quando in verità stanno per svenire. Se ti danno il carcere, un anno senza attenuanti generiche e 20 mila euro di risarcimento da pagare al querelante, metti in crisi tutti i tuoi sani principi, la fiducia nella magistratura, l’amicizia con tanti pm e giudici, i rapporti quasi di cameratismo con tanti sbirri. Ripensi a quando sorridevi di quel tale che diceva di essere innocente nonostante la Cassazione. Ripensi a quanto ti ha colpito il comportamento di quel politico che è andato in carcere dicendo di essere innocente, ma scrive libri ribadendo il sostegno e la fiducia nella magistratura. Ora non ti azzardare a dire anche tu di essere innocente: per te la Cassazione, fortunatamente, è ancora lontana. Però sei un imputato, sei un condannato, rischi di diventare pregiudicato e persino – basta fare un incidente stradale serio, facciamo corna – di farti la galera.Per tacere dei due colleghi, Giorgio Mulè e Andrea Marcenaro, che rischiano di andare in cella anche senza ammazzare nessuno. Ecco che allora cambia tutto. Rischi persino di dare ragione a quello lì, quello che ha sempre casini con i giudici, specialmente a Milano, quello importante, che è sempre sui giornali, come si chiama… Già, come si chiama, quello lì? Sono imputato e ho il privilegio di poter mentire, di non ricordare liberamente o di astenermi dal dire a chi mi riferisca.

Poi però ci pensi e dici che la principale soddisfazione di chi ha goduto nel vederti condannare con tanta severità (e qualcuno, più d’uno, forse c’è) sarebbe proprio quella di poter pensare lo vedi, anche lui è uguale agli altri, basta che lo tocchino in prima persona e anche lui dice che ha ragione quello lì. Due cose sole sono certe. Quello lì non ha ragione, ma nemmeno i suoi avversari le hanno tutte loro, le ragioni: ci fosse un altro clima, sulla giustizia, non ci sarebbero forse nemmeno certe vicende. E comunque non si deve finire in carcere per avere scritto un articolo. E non lo dici perché stavolta ci sei tu in mezzo. Lo dici, lo hai detto anche quando il “problema” (e chiamatelo “problema”…) ce l’aveva un Sallusti, lo dirai di nuovo quando lo avrà un qualsiasi altro collega.

Pensi che se il rischio lo corresse qualche collega gettonato, importante, che fa tendenza, si sarebbe già riunito il Consiglio di sicurezza dell’Onu per le sommosse che scuoterebbero l’Italia. Ma in realtà non si deve prevedere la cella per chi scrive articoli, per chi esprime pensieri, opinioni, per chi dà notizie. E questo a prescindere dal giornale in cui si scrive. Altrimenti non è più democrazia, la nostra. Italiani popolo di impuniti. Ma quando il punito sei tu, tutto cambia. Quando c’ho il mal di stomaco ce l’ho io, mica te. Grande Vasco. Non cambia niente, in realtà. Ti farai il processo di appello e poi la Cassazione, sosterrai le tue buone ragioni, rivendicherai libertà di parola, di pensiero e di critica e alla fine vedremo. Quel che è certo è che ripensi a tutte le condanne (degli altri) a tutti i processi (degli altri) a tutte le indagini (sugli altri) di cui hai scritto e ti chiedi se hai sempre rispettato gli altri, la verità processuale – quella reale lasciamola a Nostro Signore – e la sostanza dei fatti. La risposta non te la puoi dare da solo. Devi interrogare la coscienza e potresti non trovare quello che cerchi. È lavoro, ti dici: lo hai fatto solo per lavoro. Ma quando il lavoro sei tu, non è più la stessa cosa.


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Commenti

    In Italia la giustizia non funziona. Un tempo si diceva, e forse qualcuno continua a dirlo, meglio un reo fuori che un innocente dentro. Non si può non essere d’accordo con il detto. Però nemmeno quella sarebbe una giustizia di cui fidarsi. Non conosco il caso Arena e non posso esprimere alcun giudizio. Però so di condanne e di carcerazioni preventive, cioè l’essere arrestati prima di ogni giudizio, che sfiorano la follia e distruggono esistenze. Alla conferenza di Davos il nostro paese è stato definito uno dei peggiori paesi in tema di gestione della giustizia, ed è stato collocato in coda alla classifica mondiale. Un motivo ci sarà.

    IL problema è che quello lì ha perfettamente ragione e se non fosse stato del centro destra sarebbe stato tranquillo a godersi la sua vecchiaia invece di ritrovarcelo, purtroppo, sempre in politica. E ha ragione, si badi bene, indipendentemente dal fato che è indubbio che il 99% dei Magistrati è onesto. E’ proprio il sistema che non va. Però il sistema dei media e di una sub cultura di sinistra, di fatto autoreferenziale e lontana anni luce dai deboli e da chi fa fatica ad andare avanti ogni giorno, è talmente potente, che quello lì è ormai colpevole a prescindere. A me invece sembra che sia diventato ormai un comodo alibi per tutti, di destra centro e sinistra. Le signorine fanno carriera facilmente, sia a destra che a sinistra? E’ colpa sua. Le signorine si svestono in tv? E’ colpa sua. Gli evasori fiscali? E’ colpa sua. I corrotti, a destra centro e sinistra? E’ colpa sua. Troppo bello, noi ci siamo lavati la coscienza perchè è sempre colpa sua, del suo modello culturale, della sua capacità di essere simpatico e convincente nonostante tutto, del fatto che l’economia è ferma (nonostante inUSA, Francia, Grecia, Spagna ecc. quello lì non conta niente ma magari avrà fatto danno anche lì di nascosto). Insomma, per farla breve e tornare all’articolo, un buon articolo se non fosse che anche in questo caso l’imputato dice che è innocente e non è certo come quello lì che si lamenta sempre ma che è sicuramente colpevole a prescindere.

    Occorre modificare con urgenza il codice. La libertà di espressione, di pensiero, di parola in un paese civile e democratico, deve essere garantita.

    Gent.no dott. Arena,
    Sono veramente dispiuciata per il suo caso, atteso che non conosco quanto riportava l’articolo oggi condannato.
    Tuttavia mi permetta una riflessione sulla vicenda. Lei ed i suoi colleghi della carta stampata, avete un potere illimitato, potete raccontare le vostre verità , che talvolta sono menzogne e distruggono qualche povero uomo, veramente innocente, come lei oggi si ritiene.
    Ebbene, probabilmente la pena è eccessiva, tuttavia si dovrebbe ricercare un sistema sanzionatorio, che va dalla cancellazione dall’albo, a pene pecuniarie più consistenti e certe, affinchè qualche suo collega, “sia ispirato ” a non scrivere più fesserie sui taluni personaggi( talvolta semplici ed indifesi cittadini), che davanti alla stampa e quindi alla macchina di fango, non hanno come difendersi.
    Auguri a lei, che sinceramente, ad oggi mi sembra un professionista serio e cosciente.

    Il male degli altri è sempre inferiore al tuo. La tua solidarietà non è mai quella giusta verso chi è innocente, anche perchè ci sarà sempre qualcuno che è professionista nel seminare “dubbi”. Amore, comprensione e giustizia non appartengono all’essere umano. Beppe

    Leggo una riflessione tipica da giornalista di destra: “se ci fosse un altro clima nella giustizia, non ci sarebbero certe vicende”. Come se non lo sapessimo chi ha creato questo clima.
    Vedo poi che Arena non si pone il problema principale, e cioè perché il giornalista non dovrebbe essere responsabile penalmente di quello che scrive, come tutti gli altri cittadini?
    Forse pensa che i giornalisti siano legibus soluti. Ma perché? Perché sono pii e innocenti per definizione? Possono quindi scrivere insulti, balle e falsità infamanti senza che la loro vittima non debba avere tutela giudiziaria?
    Sappiamo benissimo che in Italia la maggioranza dei media è posseduta e controllata da Berlusconi (che Arena non osa nemmeno nominare: io sì) e che buona parte dei giornalisti è prezzolata ed opera interessatamente per fare propaganda e non per raccontare fatti veri.
    La mia opinione è che se qualcuno “sbaglia” a scrivere (di destra, di sinistra o di centro) deve risponderne penalmente. Come ogni altro cittadino.

    Non commento senza leggere l’articolo in questione e senza saper se ci sono state altre condanne prima

    Giusto non si deve finire in carcere per avere scritto un’articolo, e’ esagerato. ! Ma almeno non facciamolo più scrivere!!!!

    Bisogna assumersi la responsabilità di tutte le proprie azioni… spesso i giornalisti infangano, offendono e calunniano nascondendosi dietro la libertà di stampa (vedi anche i casi nazionali!)

    Mi dispiace per il Dott.Arena ma la risposta credo se la si data in questa riflessione.Ho visto tanta gente massacrata moralmente insieme alle loro famiglie con articoli sui giornali che facevano rabbrividire tranne poi essere assolti ma con la vita ormai troncata nell’anima e nello spirito.Ecco dove sbaglia il giornalista.Fidarsi o compiacere l’amico pm di turno e scrivere solo cio’che all’accusa conviene.Si puo’uccidere anche con un articolo.Spero che lei possa comunque risolvere i suoi problemi.

    NO. SOLAMENTE, CHIARAMENTE NO ! È indegno per un paese civile che ciò possa accadere ed è altrettanto indegno che la nostra classe politica nn rieca a porre rimedio ad uno schifo del genere.

    Spero capisca che quando si viene dati in pasto alla stampa,sovente pubblicando intercettazioni che nulla hanno a che vedere con la notizia,ma che servono solo a sfasciare famiglie o sbuttanare i personaggi in questione ci si pensi a come uno si sente

    attenzione nel fare del vittimismo di cronaca, siamo oggi in una vera guerra dell’informazione, è assolutamente vero che oggi tutta la stampa cerca il proprio mostro per lo scoop , non possiamo permettere che le notizie di cronaca prima di essere pubblicate debbano essere filtrate da una autentica consapevolezza e della verità, ormai gli informatori pur di guadagnare, comunicano talvolta informazioni che non hanno alcuna verità , questo porta nella fattispecie delle vere disfunzioni di cronaca, la caccia allo scoop deve esistere solo se è autentica e non per supposizioni, tutta la stampa è al corrente , ma talvolta si rischia di dare notizie false e senza alcuno fondamento, ognuno si deve assumere le proprie responsabilità , quindi venga giusta la pene a chi diffama e rovina tante persone innocenti.

    Tutti gli sciacalli sono pronti ad accomunare le posizioni di Arena ed il Boss del centrodestra. E’ pretestuoso e strumentale questo tipo di ragionamento, per tanti motivi, cominciando dal tipo di reato; dagli anni 90 in poi la casistica dei reati ascritti all’eterno imputato comprende mezzo codice penale, non sono stati srmpre gli stessi giudici a valutare i reati e la condotta dell’imputato non e’ stata tale da concorrere all’accertamento della verita’,anzi …., il nostro Arena invece sta subendo ben altro.

    se scrivi minchiate tanto per riempire le pagine dei giornali ti dico si.

    Occhi chi aviti fattu chianciri… chianciti!
    Il mio primo pensiero, Dott. Arena, leggendo il suo articolo, è questo.
    E’ un commento di pancia, di rabbia.
    Vede come cambia tutto quando si è imputati?
    Capisce cosa vuol dire essere condannati nella perfetta convinzione di subire una ingiustizia?
    Ma io sono sempre stata garantista, senza se e senza ma.
    Ritengo ingiusto che un giornalista finisca in galera per un articolo.
    Soprattutto quando l’articolo in questione non attacca un comune cittadino inerte, ma i potenti magistrati che, loro si, legibus soluti lo sono!
    Vi conosco bene voi cronisti palermitani.
    Vincitori di ogni forma di lecca lecca fino ad ora sempre generosamente elargita dai PM.
    Mestiere duro, riuscire ad avere le ordinanze di custodia cautelare prima che lo stesso imputato possa leggerle…..
    Spero che questa vicenda possa essere un serio motivo di riflessione per tanti suoi colleghi.
    Quanto a lei, sono sinceramente convinta che questa sentenza non reggerà i tre gradi di giudizio.

    Panorama non è la mia abituale lettura, arrivava a casa mia ed avevo modo di scorrere quel fogliaccio ricco di falsità, veleni, sconcezze, insulti, ad uso del suo padrone. Adesso non arriva più, da tempo, nonostante lo diffondano praticamente a costo zero. Quindi non ho modo di entrare nel merito dell’articolo, che peraltro su web non ho trovato, e poi non sono un giudice, quindi anche se lo avessi letto non lo giudicherei con il piglio giuridico.

    Scrivo quindi in termini generali e la domanda che pongo io è: “ma è giusto commettere reati in nome della libertà di stampa?” E’ giusto insultare, è giusto offendere, è giusto calunniare, è giusto violare la riservatezza, è giusto cambiare le carte in tavola solo perché un padrone ti chiede di farlo? (Sulla libertà di stampa come è intesa in Italia uno che non apprezzo per nulla, tale Grillo da Genova, ha detto cose in fondo sacrosante).

    Quelli che rabbrividiscono a comando davanti all’ipotesi di un giornalista in carcere e tollerano l’ipotesi che un giornalista debba godere di un’immunità pari a quella del Presidente della Repubblica mi fanno ridere, o meglio piangere.

    Se un giornalista commette un reato nell’esercizio della sua attività è giusto che paghi, ne più ne meno che un giudice. Giudici condannati se ne vedono eppure nessun giornalista ha buttato una lacrima per loro.

    Questa è la mia opinione, e la libertà di stampa non c’entra niente. Sallusti è uno che con la libertà di stampa non c’entra nulla, anzi se la stampa fosse libera lo avrebbe già espulso dall’ordine da qualche decennio.

    Tornando al caso in esame, nella lacunosità dei dati in mio possesso sulla vicenda, se si tratta davvero di “eccesso di critica”, come sostengono i condannati, i successivi due gradi di giudizio renderanno loro giustizia con le rispettive assoluzioni, ed è quello che personalmente auguro loro perché mi auguro che solo di questo si tratti.

    QUESTO L’ARTICOLO:
    “Non ne voglio parlare”. Soltanto un’opinione. “Non ne voglio parlare!”. Anche questo silenzio si doveva sentire. Il pentito Gaspare Spatuzza stava accusando Silvio Berlusconi come un torrente in piena, lo incolpava di intrecci infami con la mafia, di montagne di denaro sporco destinate a segnare l’origine della sua Fininvest; e non solo, lo stava addirittura tacciando di stragista, tanto che i titoli di molti giornali già parlavano di un premier ridotto all’angolo, e Michele Santoro respingeva ogni commento.
    Proprio lui, l’anchorman che avrebbe dovuto toccare il cielo con un dito, e dunque aprirsi e infierire come non mai sul suo nemico sgominato, se ne restava muto. Qualcosa non tornava.
    Negli stessi istanti in cui Santoro esibiva il suo inatteso silenzio, sabato 28 novembre due procure della Repubblica molto importanti, quella di Firenze e quella di Palermo, manifestavano reazioni opposte. Il procuratore fiorentino Giuseppe Quattrocchi smentiva l’esistenza di una nuova indagine sulle stragi del 1993 nei confronti del presidente del Consiglio. Laddove una fonte della procura siciliana lasciava filtrare a Il Fatto quotidiano , giornale molto più che amico, come quella procura stesse invece valutando con attenzione l’apertura di un’indagine per mafia nei confronti del premier: “Stiamo esaminando un materiale probatorio molto ampio e complesso che ci porta a ritenere l’esistenza di un rapporto di interlocuzione tra i boss mafiosi e ambienti imprenditoriali milanesi nella stagione delle stragi tra il 1992 e il 1993”.
    Ineffabile Palermo, grande, indomabile, sempre pronta e mai dimessa, fedele a qualsiasi inquisizione contro ogni premier passato e presente, talora a dispetto dei santi. Ce la farà? Non ce la farà questa volta? Le intenzioni ci sono tutte. Ma il fisico? Ce l’ha, il fisico? Merita una bella mappa chiarificatrice, una procura così.
    La comanda un brav’uomo, dicono tutti. O meglio, che il dottore Francesco Messineo comandi la procura proprio esatto non è: ne è solo formalmente al vertice. Con Gian Carlo Caselli prima, e con Piero Grasso poi, che sedevano su sponde politiche, politico-giudiziarie, ideologiche e perfino filosofiche opposte, tutto era definito, chiaro, preciso: il carisma del capo, il gruppo dei fedelissimi, gli oppositori, i peones, quelli che se ne fregavano. Come il metodo di lavoro, gli obiettivi, le linee.
    Con Messineo, parlare di carisma è francamente improprio. Guai a toccarlo, intendiamoci. Se lo fai e rilevi, per esempio, la sua parentela a dir poco ingombrante con un imprenditore più volte al centro di indagini per mafia, è perché “si vuole fermare la procura di Palermo nel progredire di delicatissime indagini sulle relazioni esterne di Cosa nostra”. Questa almeno è la citazione testuale di un documento di solidarietà col capo, firmato da non tutti i suoi sostituti la scorsa primavera. Ma Messineo è un procuratore a termine, e lui lo sa bene.
    Tutto sta nel vedere quando (e se) Antonio Ingroia e Lia Sava, due dei suoi presunti fedelissimi, decideranno di chiedere l’arresto di Sergio Maria Sacco, imprenditore della Saccoplast, sacchetti in plastica, fratello della moglie del procuratore. Che nostalgia, però.
    Che differenza, dai tempi splendidi del dottor Caselli, simbolo del sacrificio personale di chi lasciava Torino per battere la mafia. E il quale parecchia, in effetti, ne aveva poi abbattuta. Del Caselli che intese tagliare le unghie nientemeno che a Giulio Andreotti, quantunque quella volta sia andata com’è andata. Che vantava un meritato rapporto personale con Oscar Luigi Scalfaro , il presidente tutto per lui, con Luciano Violante , quasi un ufficio istruttorio parallelo, e un mondo intero che applaudiva e una stampa compatta che lo sosteneva.
    Interpellato, Violante invece dice: “Non mi occupo della situazione di Palermo, non seguo queste cose”. Poi sottilizza, forse non senza autoironia: “Non mi chieda giudizi sulle inchieste. Sulle inchieste non intervengo”.
    Perché molto tentenna e quasi tutto dipende, adesso, a Palermo. Con un procuratore tanto in ombra, non c’è dopo tutto da stupirsi dell’esistenza di un procuratore ombra. Il quale infatti esiste e si chiama Antonio Ingroia, 51 anni, allievo di Paolo Borsellino, formalmente procuratore aggiunto, acuto, ambizioso quanto basta. È lui il vero capo, proclamano i detrattori suoi. Esattamente così, confermano i detrattori di Messineo. Ingroia non se ne cruccia, dal momento che una cosa sa: se il capo di nome si allontana dal capo di fatto, l’isolamento del capo di nome è nelle cose.
    Ma non si può parlare di procura divisa, a Palermo. Si divide qualcosa se prima era unita. L’ufficio inquirente, qui, sembra piuttosto frantumato. Via Giuseppe Pignatone, uomo d’ordine, coordinatore dell’arresto di Bernardo Provenzano , coordinatore del pool che ottenne condanna e dimissioni di Totò Cuffaro , coordinatore del gruppo di uomini molto vicini all’attuale capo della Direzione nazionale antimafia , Piero Grasso, ormai dissolto per consunzione. Adesso Pignatone è procuratore a Reggio Calabria.
    Via Michele Prestipino , che ha seguito Pignatone a Reggio. Via Maurizio De Lucia, ora sostituto alla Dna. Via tra poco Roberta Buzzolani, verso il ministero della Giustizia. Via Sergio Barbera e Roberto Piscitello, approdati in via Arenula presso il ministro Angelino Alfano .
    Via un altro storico componente del pool, Massimo Russo, ex pm durissimo, rigidissimo e antimafiosissimo. Il quale merita però una parentesi, dal momento che incarna una sorta di metafora del rapporto tra giustizia e politica in Sicilia.
    Attualmente potentissimo assessore alla Sanità nel governo di Raffaele Lombardo, Russo ha fatto campagna elettorale per l’Udc insieme con Pino Giammarinaro, esponente dc del Trapanese di cui Russo stesso aveva chiesto la condanna per mafia, quand’era pubblico ministero: “Una cosa sono le posizioni personali, altra cosa le posizioni processuali” ha cercato di spiegare poi Russo. Ma la gente di Palermo mormora, ricorda, giudica e tende a fidarsi di meno. Autorevolezza e giustizia sono termini il cui rapporto sembra andare sfarinandosi, anche in Sicilia.
    Renato Mannheimer non si pronuncia su tanto argomento, ma di una cosa è convinto, anzi di due. Prima convinzione del professore, molto personale: “Un’eventuale incriminazione di Berlusconi per mafia sarebbe debolissima, la procura di Palermo farebbe bene a non contare sull’appoggio dell’opinione pubblica. Qualsiasi cosa dica Spatuzza, o dicano eventualmente i fratelli Graviano, conterebbe come il due di picche”. Seconda convinzione del professore, molto professionale: “Escludo che un’iniziativa della procura di Palermo possa influire sul consenso al presidente del Consiglio. O meglio, non escludo che possa influire: aumentandolo”.
    Con Ingroia sta Nino Di Matteo, nuovo presidente distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati , votatissimo, gran lavoratore, caparbio al punto da convincere il procuratore Messineo a firmare la richiesta di rinvio a giudizio di Totò Cuffaro anche per concorso esterno in associazione mafiosa. A tutti sembra un doppione del primo processo che ha già condannato Totò “Vasa-vasa” per favoreggiamento e rivelazione di segreti. Tant’è. È il famoso concorso esterno.
    Con Di Matteo, Ingroia sta conducendo indagini delicate. Sono nate dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino , il figlio dell’ex sindaco di Palermo che ha deciso di raccontare la verità in un momento topico: mentre la corte d’appello deve decidere se confermargli o meno la condanna per riciclaggio, tentata estorsione e fittizia intestazione di beni. In altre parole, un signore sotto processo per la sparizione del tesoro del padre aveva deciso di aprirsi, non con i magistrati che l’avevano fatto condannare, bensì con Ingroia e Di Matteo. Singolare vicenda.
    Dopo mesi di tira e molla, Ciancimino junior ha portato il “papello” con la richiesta della mafia allo Stato per interrompere le stragi. Poi i pizzini di Provenzano a don Vito. Ora promette cassette registrate sulla trattativa, premettendo a verbale che in fondo alle cassette, in fondo non c’è niente. Con Ciancimino jr Ingroia ha mostrato una pazienza che non sarebbe stata concessa a nessun altro. Ci spera, lavora a fare il botto.
    Ma un punto distingue Ingroia da Caselli e non consente di rimpiangere il secondo. Tutto era “doveroso”, ai tempi di Caselli. Doveroso indagare, doveroso fare i processi, doveroso usare pentiti marciti come Balduccio Di Maggio. Il contesto lo consentiva. L’andazzo lo pretendeva. Ma niente come la magistratura sa mettersi al vento dell’andazzo. “Tutto è importante, oggi, ma un po’ meno doveroso di allora” suona il commento di un avvocato palermitano che ne ha viste molte. Traduzione: forse non è più tempo di colpi di testa, forse i tempi non consentono grandi blitz, grandi procedimenti per sfidare e calpestare la politica. Facendola concorrere esternamente, poi, e tirando la pelle come quella del pollo.
    Forse Ingroia non ha sposato il pentito Spatuzza. Che chissà, tra l’altro, se si è davvero pentito. Educati, forse, dai colpi subiti nel passato, i magistrati del capoluogo siciliano fanno senz’altro i radicali in tv, ma non sentono più l’obbligo di caricare a testa bassa. Spatuzza glielo ha sdoganato Firenze. Il piccolo Ciancimino si è sdoganato da solo, con le conferenze stampa alla fine degli interrogatori e le interviste in tv tra Annozero e Sky .
    Forse la procura di Palermo si sente meno “doverosa” di un tempo. Punta ancora a riscrivere la storia d’Italia, ma senza impiccarsi all’obiettivo. Forse. Meglio un’archiviazione “pesante”, dove puoi dire quello che vuoi tu, che una sentenza in cui un giudice può darti torto marcio.
    E allora sei costretto ad attaccarlo, come venne attaccato il collegio giudicante che assolse Andreotti nell’”Eredità scomoda” di Caselli, e appunto di Ingroia.
    Forse, anche sull’indagine Berlusconi-Dell’Utri l’assatanamento spettacolare dei maggiorenti della procura palermitana, a parte il discusso Messineo, non è poi così assatanato quanto lo spettacolo lascia intendere.
    Forse anche Santoro teme questo.
    Vuol dire qualcosa in proposito, signor Santoro? “Nulla. Lei non sta toccando un tema qualsiasi. Sta dicendo che tutto è cambiato”. Forse. “Non solo per quanto riguarda Berlusconi. Che anche l’opposizione è cambiata”. Forse. “Che prima no, ma che adesso anche l’opposizione sopporta a fatica le inchieste della magistratura libera”. Forse. “Allora non voglio dire nulla al di fuori della mia trasmissione”.
    Perché? “Non intendo che le mie dichiarazioni possano essere usate per contrastare il lavoro di alcuno”.
    E intende dei magistrati che sogna.

    (ha collaborato Riccardo Arena)

    Guardi SIg. Arena che le persone “condannate” sulla stampa senza appello con certi articoli privi di verità sono peggiori di un anno pena sospesa. Quando si diffama qualcuno non si dovrebbe sospendere la pena. e un anno è poco rispetto al danno pubblico che si fa alla persona che subisce una diffamazione a mezzo stampa.

    Il problema giustizia è il problema di tutti. Non perché è un concetto più o meno elegante, una frase fatta ma sempre profumata di nuovo, ma perché dietro l’angolo dell’ingiustizia ci può essere in ogni momento acquattato un minaccioso avviso di garanzia, per ciascuno di noi. E non importa che l’indagato sia più puro di un giglio o immacolato come un bocciolo di rosa appena sbocciato, anzi è tutto il contrario. Per l’incallito delinquente quel pezzo di carta è un riconoscimento del suo modo di vivere e di delinquere, ma per tutti gli altri è una freccia avvelenata arrivata direttamente al cuore. E non serve a niente gridare la propria innocenza. Anche perché la statistica chiaramente avverte che le carceri sono piene di innocenti, dato che “il 40% delle persone in attesa di giudizio, ne verrà fuori innocente”. Eppure, proprio gli autori di questo sfacelo non potranno per legge mai essere chiamati a dare conto e ragione del loro agire. Loro sono impunibili. Ora non è per mettere il dito nella piaga e girarlo e rigiralo fino ad escoriarlo, ma un po’ di colpa di tutto questo caos è anche dei giornalisti. E dei cronisti giudiziari in modo particolare. Non soltanto perché hanno compiaciuto in tutti modi possibili e immaginabili le toghe, ma perché di un avviso di garanzia ne hanno fatto sempre una certa condanna. Schierandosi senza eccezione di sorta dalla parte del pm tutte le volte che questi puntava il dito su un cittadino. Pur sapendo che statisticamente, al di là e al di qua delle prove, quell’imputato al 40% era un innocente. Non si possono avallare e plaudire tutti i teoremi partoriti dalle procure senza pagarne le conseguenze in termini di civiltà giuridica. E non resta che gridare sotto a chi tocca! Cinismo? No, semplice rassegnazione. Perché a questo punto non serve a niente chiedersi che fine abbai fatto la libertà di stampa. Resta fermo il fatto che Panorama racconta delle lotte intestine presso la procura di Palermo e che quel procuratore si sente delegittimato. E allora? Se è vero, come è vero, che la notizia pubblicata è vera, a delegittimarlo sono i suoi stessi collaboratori. Stretti o meno stretti. Eppure, lui querela e il tribunale di Milano condanna. E’ un film visto e rivisto. No, è qualcosa di diverso e molto inquietante: è un abuso di potere. Che soltanto un Parlamento imbelle può continuare a tollerare. Perché? Quale inquietante clava lo minaccia? E tutt’intorno un inspiegabile silenzio stampa.

    ….tutti a gridare che è giusto punire chi diffama in nome del Dio Giustizialismo! Giusto dico io. Ma mi chiedo perchè quelli dell’Espresso non vengono mai condannati…o il Fatto Quotidiano…”stupido ma quelli non sono a servizio del Padron B….anzi in galera anche tu che pensi che quelli dell’Espresso siano protetti da fantomatici magistrati politicamente ideologizzati….””

    lei ha ragione , ma torto con la lingua Italiana, non è pensabile per chi scrive.
    auguri

    Credo che come tutti gli italiani anche i giornalisti debbano rispondere del loro operato specie quando esso lede o determina un danno ad altro soggetto. Purtroppo in questo paese si è troppo clementi con alcune categorie che approfittano dello status di impunibili spero che questo venga presto esteso a tutti quei magistrati che che con disinvoltura hanno facoltà di sbagliare senza per questo risponderne

    Non ho mai letto il libro”La Casta”.Caro Arena vuol sapere il motivo?Perche’ gli autori sono due giornalisti del Corriere della Sera .Esiste una “casta” più “casta” dei proprietari del “Corriere della sera”?Dico questo per entrare nel merito della sua condanna. Rapprsentate anche Voi una casta .Cosi’ come la magistratura con le sue sentenze Voi con i Vostri giornali potete determinare il destino delle persone. Ecco perche’ si chiede sia agli uni che agli altri la massima onestà intellettuale e professionale. Non conosco le motivazioni della sua condanna.In linea di principio pero’ considerando che il mestiere di magistrato o di giornalista ha la stessa dignità del medico o dell’ingegnere non vedo perche’ chi viola la legge non debba essere condannato.Scusi Arena ma il proprietario del giornale per il quale lei ha scritto il suo articolo è quel tizio che per premiare il giornalista Farina,agente segreto,lo porta in Parlamento?E’lo stesso che manda una giovane giornalista a filmare i calzini celeste di un giudice per dimostrare che è uno squilibrato.Spero che non sia questa la libertà di stampa che Lei tanta proclamata e difesa.

    Quoto Orazio al 100%.
    Ricordo ancora l’indegno articolo di Farina, l’agente Betulla (non Sallusti), che però invece che in carcere come meriterebbe (vedi anche le provate attività di dossieraggio per certi “servizi”) qualcuno ha pensato bene di portare in Parlamento….
    O il servizio sul colore dei calzini di un certo giudice…

    Se la situazione è questa è anche colpa dei giornalisti, che non hanno alzato la loro voce e le loro penne contro quei colleghi che per compiacere il padrone di turno non hanno esitato a crocifiggere il nemico di turno, anche senza argomenti. E pazienza se quello che si scriveva non era esattamente rispondente al vero…

    Se l’Italia fosse un paese normale, non dovrebbe essere neanche concepibile il carcere per reati di diffamazione. Ma l’Italia non è un paese normale…visto che c’è chi pensa che i soldi rendano intoccabili, e chi per quei soldi scriverebbe qualsiasi cosa.

    SE CERTA MAGISTRATURA ARRIVA A CERTE DETERMINAZIONI COME QUELLA DELLA QUALE PARLIAMO, LA COLPA E’ ANCHE (O SOPRATTUTTO?) DELLA STAMPA CHE OSANNA SEMPRE LA STESSA MAGISTRATURA QUANDO LE CONDANNE RIGUARDANO GLI ALTRI, SPECIALMENTE SE POLITICI E, ANCORA DI PIU’, SE RIGUARDANO BERLUSCONI (CHE NON MI INTERESSA E DEL QUALE ME NE FREGO).
    NON CI SI PUO’ LAMENTARE QUANDO ARRIVANO LE CONDANNE………..

    “LA VERITA’ GENERA ODIO…”
    (Terenzio)

    Trecentosessantacinque abbracci a chi, conoscendo la Verità, ha voluto raccontarla ai suoi lettori. Con l’onore del ruolo che un giornalista deve avere in una vera Democrazia…
    BOB a DUE

    P.S. La condanna è parte del rischio professionale.
    Non v’è mestiere che non annoveri un rischio…

    Caro direttore voi avete in potere enorme e non vi rendete conto chhe come dice lei per un articolo di giornale andare in galera, lei lo sa come cambia la vita a quelo che finisce nell’articolo di giornale???
    Quindi le dico
    Sii cosi state attenti a qullo che scrivete mi auguro che questo venga esteso anche ai magistrati cosi prima di imbastire un processo cercano prima le prove e non che è l’accusato a dovere trovare la sua non colpevolezza al cospetto di un Pentito.

    Spesso anche chi viene ingiustamente citato negli articoli in maniera impropria, e’ una vittima. Solo che la sua vita diventa un inferno, diviene una persona orribile agli occhi dell’opinione pubblica. Questo perche’ a volte ci sono giornalisti superficiali che non considerano mai le conseguenze di un proprio errore. Credo che la liberta’ di stampa non c’entri nulla. Chi sbaglia paga, proprio perche’ ha liberamente scritto quello che riteneva piu’ opportuno.

    alla domanda del titolo rispondo “SI'”. Caro Arena dare notizie non significa avere il potere di distruggere a volte le persone, la presunzione di innocenza dovrebbe valere anche per i soggetti vittime dei giornalisti. IL POTERE che averte attraverso gli organi di stampa è TROPPO. il singolo cittadino non è in grado di controbattere le accuse ma ancor prima di un tribunale dovrà lottare contro il marchio che la stampa incolla . Le parlo per esperienza personale, un cronista ha descritto alcuni fatti riguardanti mio nipote con un grande articolo in prima pagina, …peccato che il giornalista non solo non era presente, non solo non conosceva mio nipote non si è curato minimamente di verificare …quello che qualche conoscente gli aveva raccontato…peccato che era tutto falso e…alle nostre rimostranze il SUO COLLEGA (accertato che le notizie erano sbagliate) ha fatto solamente spallucce… QUESTA NON è DARE NOTIZIE è INFANGARE GODENDO DELL’IMMUNITA’ che questa ridicola democrazia vi concede…e se ogni tanto c’è qualche potente che avendo soldi da spendere riesce ad avere giustizia…qualche giorno di galera può far bene, anzi fortifica…e vi rende vittime ed EROI…

    Mi scusi caro cronista , se pubblicate notizie ,non vere e chiaramente diffamatorie, indirizzate in maniera sbagliata l’opinione pubblica e pertanto questo va sanzionato. Andrebbe nello stesso tempo sanzionato il Politico o i Politici che sono nelle stesse vostre condizioni. Bisognarebbe abolire la “immunità parlamentare” ed essere tutti i cittadini nelle stesse condizioni. Voi con la penna , il microfono e il video indirizzate l’opinione pubblica verso il vostro penziero , ergo se è errato o fazioso o non verificato commettete un grave errore anche di opinione e secondo me mi ripeto va sanzionato, anzi di piu di un libero cittadino

    Ma voi vi chiamate sallusti!!!….

    CHI GIUDICA SARA’ GIUDICATO!

    Quoto Lorenzo al 100 per cento.Spesso il giornalista attinge notizie da pm amici che gli indicano cosa scrivere per dare risalto alle loro indagini.Questa non è la verità.Poi quando ci sono sentenze di assoluzione lo stesso giornalista ti scrive un articolo di quattro righe che devi andarlo a cercare in qualche fine pagina.Nel frattempo il tizio è distrutto insieme alla sua famiglia.

    Gentile Riccardo Arena,
    non conosco il contenuto dell’articolo incriminato. In ogni caso non credo affatto che in un Paese civile si possa essere condannati alla galera per un articolo, sebbene la pena sia sospesa.
    Tanto vale ritornare al taglione e alla faccia della democrazia.
    Però siamo in Italia, terra dei furbi e dei faziosi, dove il fascismo si maschera cambiando -ismo a seconda dei periodi e dei protagonisti del tempo ( da combattere o da compiacere).

    Lei ha la mia solidarietà e le auguro di uscire riabilitato dalla sua vicenda giudiziaria. Sperare nei singoli magistrati si può.

    Se al giornalista Arena hanno dato un anno,a Travaglio quanti anni dovrebbero dare?

    Caro presidente, posso comprendere il suo stato d’animo, ma insisto su un punto che mi sembra fondamentale. Qui non si tratta di battere il bavaglio alla stampa libera, non c’è in gioco la libertà di opinioni. In quell’articolo non sono state espressi modi di pensare, in quell’articolo è stato massacrato un procuratore della repubblica, tratteggiato come un personaggio squallido, figura meschina, semicolluso. Quello era un articolo dffamatorio. Punto e basta. Diffamare non è consentito a nessuno. Pensi un po’ se domani un suo collega scrivesse di lei in termini offensivi. Sì, il dottore Messineo può piacere o no, ma quelle erano offese belle e buone. A lei non piacerebbe di sicuro e presenterebbe il conto in giudizio. Esattamente ciò che ha fatto il procuratore. Io non ci trovo niente di scandaloso. Poi finire in galera, questo no, mi sembra davvero eccessivo. Ma la condanna secondo me ci sta tutta.

    Bene, da carnefice a vittima….si accomodi anche lei nel tritacarne…però se ne uscirà
    indenne impari la sua lezione. le ricordo una frase detta da un magistrato contestato e prestato alla politica….”io sono io, e lei non è un cazzo”. Viva la libertà!

    Ora che ho letto l’articolo che da bravi giornalisti non avete ripubblicato, dico che questo non era un articolo giornalistico, era un puttanaio di offese, indipendentemente che alcuni fatti fossero o meno veri.
    A differenza di altri credo che l’accusa reggerà e che sarà aumentata alla fine. Giustissima la galera quindi. Ma non si preoccupi, abbiamo un bravo Presidente della Repubblica; lei però faccia ancora meglio, chieda scusa prima.

    Io non ho letto questo articolo é non posso commentare….. ma la stampa ha un potere enorme, se è usata in modo sbagliato può fare più male di una coltellata…. il mezzo stampa per me é anche un mezzo politico…, infatti ci sono giornali di sinistra e giornali di destra…. é questo è sbagliatissimo..

    E’ interessante assistere a delle riflessioni di come cambiano le prospettive, quando il dito dell’altro e dietro al tuo…. Non ho mai letto in vita mia un articolo di stampa dove fossero spiegate le ragioni dell’indagato, dell’imputato, del condannato. Ho letto solo e sempre articoli di pre-condanna anche da parte della stampa. L’essere chiamati in giudizio a rispondere di un reato, quando sei sicuro della tua innocenza e di non aver commesso alcun reato, ma il Giudice ti condanna lo stesso è la cosa più terribile che può capitare nella vita di un uomo. Ed i fatti diventano più strazianti quando il tuo Giudice ti condanna per pregiudizio politico (?) e non si accorge magari ( o peggiò fa finta di non accorgersi (?) che i tuoi accusatori ti stanno calunniando e tu impotente non sai come difenderti anche di fronte ad una campagna di stampa che ti ha associato al sistema. La Giustizia è una cosa assai seria perchè c’è di mezzo sempre la dignità e la libertà di una persona. Non sempre la Giustizia ci azzecca ed è una Giustizia giusta. Ma legalità è anche rispettare le sentenze che sono ingiuste alla nostra coscienza. In ogni caso solidarietà anche a Lei che il giorno della mia condanna, scambiando qualche parola davanti al tribunale, non ha forse percepito la mia amarezza e la mia innocenza. In bocca al lupo per il nuovo grado di giudizio.

    niente carcere ma dovrà astenersi da scrivere articoli su notizie apprese nei corriodi del palazzo ma quale cronca giudiziaria…………………………..prima impari a verificare le notizie apprese nei corridoi del palazzo o degli uffici di polizia e poi si dedichi alla scrittura se ne è capace

    Grazie per avere “postato” l’articolo in questione.
    Dopo averlo letto mi viene da dire: tutto qui?
    Per questo un anno di galera?
    Rabbrividisco.
    Affettuosi saluti.

    Ho letto l’articolo, pubblicato in questa pagina da un commentatore, che è all’origine di questa condanna.
    Non ho trovato un fatto, uno solo, che non sia assolutamente vero. Forse ha dato fastidio lo stile adoperato, velato d’ironia a tratti un po’ beffarda, ma pur sempre nei limiti della accettabilità. O forse l’aver messo insieme fatti a costruire un puzzle che di sicuro non fa onore a chi quei fatti ha prodotto.
    Certo, l’articolo è forte, emozionante. Ma tali sono le vicende narrate e che sono assolutamente aderenti a ciò che è o che è stato. Non capisco chi si sia ritenuto offeso o delegittimato e perché e perché dargli ragione in una lite.

    Se poi si è voluta dare una lezione ai soliti giornalisti che scrivono per Panorama (settimanale dell’odiato Berlusconi e quindi quanto di peggio c’è sulla faccia della terra), allora è un’altra storia… Ma non migliore di questa, solo un’altra anche più inquietante.

    Ad Arena vorrei dire, però, che dopo aver letto le sue riflessioni, mi è rimasta appiccicata una strana sensazione. Davvero lei crede di far parte di una casta di intoccabili solo perché giornalista? Il suo mi sembra il discorso del solito tacchino (o maiale, faccia lei) alla vigilia delle feste. Come si fa a non capire, lei che è a contatto della realtà non mediata, che la magistratura da non-potere si è trasformata in un sovra-potere in cui non esistono regole democratiche, ma solo l’utilizzo degli indizi a fini poco nobili?

    Eppure, se non erro, lei vive a Palermo e conosce bene uomini e donne che qui operano e lavorano. E mai si era imposto il compito di capire, anche solo per scrupolo personale, se un condannato che si professava innocente lo fosse veramente? Come se lei, insieme a tanti altri suoi colleghi, sia salito sul carro del più forte per convenienza, per non avere problemi, per comodità, perché anche lei tiene famiglia.

    chi di articolo ferisce di articolo viene condannato. La notizia stampa prima di essere pubblicata và verificata e non soltanto perchè appresa nei corridoi dei palazzi è sempre corrispondente alla relatà QUindi chieda scusa a coloro che hanno subito i suoi articoli messis li non per verità giudiziaria. il vero cronista giudiziario scrive sulle vere malefatte del luogo dove opera senza fare sconti a nessun potente di turno. Si astenga per un po e mediti la meditazione farà di lei un vero giornalista.

    Ricordo a tutti che la diffamazione non ha nulla a che vedere con la verità delle cose. una cosa è dire che una persona è stata condannata perché è stata giudicata colpevole di furto, altra cosa è dire, fuori contesto, che è un ladro.
    Se io salutassi una persona in pubblico (bastano due) e gli dicessi ” ciao pregiudicato” invece di “ciao Antonio” , potrebbe esser considerata diffamazione anche se fosse vero che Antonio è un pregiudicato.
    La calunnia è invece l’affermazione falsa nella piena consapevolezza che sia falsa

    Dopo la lettura dell’articolo, se era quello e se è stato riportato integralmente, ho molti dubbi che la condanna regga in secondo grado o comunque in Cassazione.

    Piuttosto: conoscendo Panorama e ricordando le sue epiche crociate contro Caselli, contro i giudici protagonisti, contro chi combatteva la mafia, resta da chiedersi per conto di chi sia stato commissionato questo articolo o per conto di chi lo si sia lasciato pubblicare, poiché, ammesso (e non concesso) che Messineo sia quel che i giornalisti dicono, sarebbe il giudice ideale per Panorama, per il suo padrone, per il centrodestra e per i tipi sociali che in quel fogliaccio si riconoscono. E allora? A me i conti non tornano.

    La cosa che mi colpisce di più e’ la quantità e la qualità dei commenti. Dov’è tutta questa saggia società civile quando ci sarebbe da commentare il degrado culturale e materiale di Palermo? Non ci si abbassa e non ci si mischia agli sgrammaticati ed ai poveri di spirito? Vi immagino con le vostre facce compunte e un po’ schifate. Ma dove vivete? In una realtà parallela? Anche voi siete la casta, responsabili del degrado, indifferenti ad esso perché non molto toccati.

    se la notizia serve solo ad infangare ,depistare e danneggiare l’immagine di un cittadino…perchè no???

    Sì, caro Giuseppe Rossi, siamo dinanzi ad una farsa (neanche nuova) in cui un involontario partecipe si fa male sul serio.
    Sa, mi chiedo quale sia la pena per i giornalisti che le notizie NON le dànno. Pur avendole o pur potendole avere. Cordialità.

    La domanda nel titolo è: è giusto il carcere per chi dà notizie?
    Beh, se il giornalista dolosamente propala una notizia falsa ed infamante è giusto che ne risponda penalmente.
    Se, per esempio, Livesicilia pubblicasse oggi la notizia che Arena è un assassino o un pedofilo (tanto per dire), il sig. Arena non sarebbe il primo a presentare querela ed a chiedere tutela giudiziaria?
    D’altra parte non mi pare che le carceri in Italia oggi siano piene di giornalisti perseguitati!
    Quindi non posso esprimere alcuna solidarietà verso Arena, anche perché non conosco i fatti che gli sono imputati.
    Anzi, dico che se ha scritto boiate, è giusto che ne risponda civilmente e penalmente.

    Si e’ giusto !!!
    voi giornalisti scrivete delle cose non vere che per l’opinione diventaro reali …. distruggendo la dignita’ e la reputazione delle persone

    LA PRIMA COSA GIUSTA SAREBBE L’ERGASTOLO PER I GIORNALISTI CHE DIFFONDONO NOTIZIE INGIUSTIFICATE COME LE PERSONE CHE DI CONSEGUENZA POSSONO ESSERE A RICHIO DOPO LE LORO NOTIZIE CHE NESSUNO VEDE

    Il carcere e’ troppo poco bisognerebbe adottare la legge coranica!

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