"La discarica dei Catanzaro non andava sequestrata"

Inquinamento: “La discarica dei Catanzaro non andava sequestrata”

I supremi giudici respinto il ricorso della Procura contro il dissequestro dell'impianto di Siculiana
CASSAZIONE
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La Corte di Cassazione conferma che la discarica di Siculiana della famiglia Catanzaro non doveva essere sequestrata per una serie di ipotesi di reati ambientali.

I supremi giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Agrigento contro la decisione del Tribunale del Riesame che lo scorso settembre aveva dissequestrato l’impianto, accogliendo il ricorso degli avvocati Roberto Mangano, Angelo Mangione, Vincenzo Maria Giacona, Roberto Fiore, Riccardo Rotigliano, Antonella Paternò, Fabio Anile.

Il provvedimento di sequestro risaliva al 6 luglio. Secondo la Procura, la discarica e l’impianto di contrada Matarano, gestiti dalla Catanzaro Costruzioni, violavano una serie di norme tecnico-amministrative con pesantissime ricadute sul territorio: inquinamento del suolo e delle acque, con gravi rischi per per l’ambiente e per la salute pubblica.

L’inchiesta era partita nel 2018 da una sfilza di segnalazioni provenienti da privati, enti e istituzioni, pubbliche e private. A luglio il sequestro e tre avvisi di garanzia. Lo scorso anno è stata eseguita una complessa consulenza tecnica collegiale sulla discarica gestita anche da Giuseppe Catanzaro, ex presidente di Confindustria finito sotto inchiesta assieme ad Antonello Montante.

Il risultato portò al sequestro e all’affidamento di discarica e impianto a due amministratori giudiziari. La Procura di Agrigento parlò di “un quadro preoccupante sotto i profili della regolarità amministrativa degli impianti, della loro effettiva conformità alla normativa tecnica che ne regola la gestione, quanto sul profilo dell’impatto sul territorio in cui la discarica insiste, con limiti di contaminazione regolarmente superati, con emissioni laterali di biogas provenienti dalle vasche post-operative, con l’emersione di indici di ‘potenziale contaminazione’ delle acque sotterranee, senza l’attivazione delle dovute procedure di rientro”.

La difesa ha risposto con una contro consulenza tecnica per ricostruire la storia ultra ventennale della discarica. “Abbiamo dimostrato – spiega l’avvocato Roberto Mangano – che siamo di fronte a una storia trasparente, ogni passaggio burocratico è stato rispettato, non ci sono né irregolarità amministrative che riguardano la concessione, le Aia, e successivamente la gestione della discarica, né tanto meno violazioni in materia ambientale”. Da qui il dissequestro.

Le motivazioni del Riesame chiarirono che “negli atti del gip manca una puntuale valutazione e confutazione degli elementi forniti dalla difesa e deve escludersi che il pubblico ,inistero abbia compiutamente valutato i documenti difensivi ritenendoli inidonei a scalfire l’impianto accusatorio”.

“E’ fuori dubbio che il giudice per le indagini preliminare – si leggeva nel provvedimento – aveva l’obbligo di apprezzare la documentazione prodotta dalla difesa nella disamina dei diversi profili di illegittimità al fine di verificare la tenuta dell’impianto accusatorio.”


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