PALERMO– I ragazzi che contano su un’infinità di mezzi di comunicazione ma, talvolta, non sanno bene cosa da dire, hanno trovato le parole. Sono slogan, frasi al limite tra innocenza e ingenuità, ma è bello sentirle pronunciare sotto il sole di Palermo. Non soltanto perché parlano di ambiente, di salvezza e di ecologia, nel giorno consacrato a Greta e alla sua lotta, celebrate ovunque, e anche qui, con un gigantesco corteo. Ma perché, nell’invasione pacifica del centro, del serpentone che si avvia al Politeama per arrivare dalle parti dell’Ars, si respira un’aria di felicità.
C’è l’estate in giro e trabocca da quelle facce pulite, da quei quasi bimbi un po’ sperduti tra la possibilità di dire e la difficoltà di dirlo. E forse dovremmo smetterla di considerarli il futuro, i segni di interpunzione di un progetto di cambiamento che le precedenti generazioni hanno fallito. Questi ragazzi sono il presente: vogliono risposte oggi.
Chi è Greta? La ragazzina bellina col suo naso garbato e gli occhiali con la vocina risponde: “Dobbiamo tanto a lei perché ha avviato una rivoluzione. Lei è importante come simbolo, ma le cose che dice sono più importanti e resteranno”.
Ci sono pure i prof ed è una novità. La professoressa Daniela Damato dice: “Sono qui per aiutare i miei studenti a essere più consapevoli. Questa è una generazione un po’ distratta, ma si può lavorare e noi dobbiamo dare l’esempio”. La prof Mimma Gennaro è meravigliata di sé: “E’ la prima volta che sciopero in vita mia e ne vale la pena”.
Sono sempre belli, i ragazzi. Quando li guardi e ti guardano come un adulto, uno che conosce le risposte e se sapessero com’è davvero la storia, quegli occhi sgranati di domande. Quando gli parli e ti ascoltano come se tu fossi l’oracolo a cui prestare fede, perché sei cresciuto. E non sanno che sei proprio tu a invidiare quelle anime trapassate dal sole.
Difendono il sole, il cielo e la terra, i ragazzi in piazza a Palermo e in tutta Italia. L’unica opposizione è rappresentata da una bottiglietta di plastica sull’asfalto, deformata dalle scarpe da tennis di passaggio.
E’ una difesa ingenua e innocente, come i cuoricini e le strisce verdi disegnati sulle guance. Come gli slogan gridati a squarciagola verso i curiosi sui balconi: “Venigiùvienigiùmanifestapuretu”. E in via Cavour ci sono già le coppiette che si appartano, lasciando il serpentone al suo destino, mentre sparute pattuglie caciarone scelgono l’autobus che, in senso inverso, porta a Mondello.
E’ una manifestazione gioiosa, turbata appena un po’ dall’irruzione di una trentina di personaggi vestiti tutti di nero, secondo la cronaca fin qui disponibile. Qualche momento di tensione, ma poi la polizia riporta tutti alla calma e si prosegue. “Sono intervenute alcune donne che si trovavano nei pressi del corteo e hanno creato un cordone – dice all’Ansa Giovanni Guadagna, che ha accompagnato il figlio di undici anni alla manifestazione -. Poco dopo hanno iniziato a risalire contromano il serpentone creando scompiglio tanto che noi genitori siamo dovuti scappare con gli studenti più piccoli rischiando di finire contro il cantiere della metropolitana. Peccato. Era una giornata di festa per mio figlio. Adesso insieme ai suoi compagni è impaurito per quanto ha visto”. I Greta-boys, però, vanno avanti. C’è il sole, c’è un’estate che non se ne vuole andare.
In via Cavour un tassista offre il suo contributo alla causa con un urlo di incoraggiamento: “Aggiustatilo ‘u munnu”. Il posteggiatore abusivo scatta qualche foto. Un vecchio passa sotto la lapide del giudice Gaetano Costa e accenna il segno della croce. La felicità è una nuvola ormai lontana di scarpe da tennis slacciate e pensieri leggeri.

