La guerra degli ape-taxi | Gli autisti al Comune in catene - Live Sicilia

La guerra degli ape-taxi | Gli autisti al Comune in catene

Continua la protesta degli autisti dei motocalessini, che questa mattina si sono incatenati davanti la sede del Comune. “Non ce ne andremo da qua senza l'autorizzazione per tornare a lavorare”, ha affermato La Barbera.

lotta per le autorizzazioni
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PALERMO – Si sono incatenati davanti palazzo delle Aquile gli autisti dei motocalessini, che chiedono al sindaco Orlando le autorizzazioni per portare in giro i turisti a bordo dei loro veicoli. “Non chiediamo soldi – ha affermato Antonio Romagnolo, autista di un motocalessino – vogliamo soltanto che ci concedano le autorizzazioni per poter lavorare”. Gli autisti svolgono questo lavoro da cinque anni e non hanno mai ottenuto nessuna autorizzazione per poterlo fare. Dopo le frequenti multe e sequestri dei vigili urbani, chiedono che adesso venga regolarizzata la loro posizione. “In un momento di crisi come questo l’amministrazione dovrebbe premiare chi inventa il lavoro – ha continuato Romagnolo – invece Orlando di noi se ne frega e non ci aiuta”. È una guerra aperta con i tassisti che non vogliono assolutamente che i calessini portino in giro i turisti. Ma gli autisti ci tengono a precisare che loro non svolgono lo stesso servizio dei taxi, il loro lavoro è quello di portare i turisti in giro per la città. “ I tassisti non devono avere nulla da temere, il nostro è un lavoro completamente diverso – ha concluso Romagnolo – inoltre grazie a Nunzio Reina, presidente di confagricoltura, qualcosa aveva iniziato a muoversi. Poi i tassisti hanno iniziato a lamentarsi di questa cosa, e ovviamente l’amministrazione comunale ha paura di 300 tassisti e ha bloccato tutto”. “Il sindaco Orlando dovrebbe concederci subito le autorizzazioni – ha affermato Antonino La Barbera – deve fare capire che è lui che comanda a Palermo e non i tassisiti”. Non hanno intenzione di andare via senza le loro autorizzazioni e continueranno a rimanere incatenati a piazza pretoria nonostante le denuncie da parte della Digos. “Non ci muoviamo da qua se prima il comune non ci autorizza a camminare sui nostri mezzi”, ha concluso La Barbera


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