PALERMO – È bastato far cadere il velo del tempo per restituire alla storia un tassello perduto del Rinascimento. Si è conclusa oggi, nella cornice solenne della Chiesa di Sant’Antonio Abate allo Steri, la presentazione ufficiale del dipinto del tardo XVI secolo che, dopo anni di anonimato, è stato identificato come una delle quindici rarissime copie al mondo della celebre Madonna del Velo di Raffaello Sanzio.
Un restauro che è un’indagine scientifica
Il “miracolo” del ritrovamento non è frutto del caso, ma di un meticoloso lavoro di squadra firmato UniPa. Il dipinto è stato al centro di un intervento di restauro che ha agito come una macchina del tempo. Il coordinatore Giuseppe Lazzara e la dottoressa Giuditta Ermio, autrice della tesi che ha dato il via alla scoperta, hanno illustrato i dettagli tecnici dell’intervento.

Il restauro non ha solo ripulito la tela, ma ha permesso di analizzare pigmenti e tratti che confermano l’eccezionale valore storico dell’opera, inserendola nel ristretto numero di riproduzioni d’epoca del capolavoro raffaellesco.
Le voci dei protagonisti
“Non è stato solo un restauro, ma un atto di restituzione alla città e al patrimonio mondiale,” è il senso del messaggio condiviso dal rettore Massimo Midiri e da Michelangelo Gruttadauria (UniPa Heritage). Entrambi hanno sottolineato l’importanza di trasformare la ricerca accademica in patrimonio fruibile per la collettività. Un concetto ribadito da Paolo Inglese, che ha evidenziato come il brand dell’Università si arricchisca oggi di un simbolo di caratura internazionale.

Emozionante il momento della descrizione tecnica a cura della dottoressa Giuditta Ermio. La sua tesi di laurea è stata la chiave di volta che ha permesso di identificare il dipinto e restituirgli la sua identità dimenticata.
“L’università come luogo di tutela”
“Oggi si riafferma il ruolo dell’Università come luogo di tutela, ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale, capace di generare conoscenza e di condividerla con la comunità”, ha evidenziato Midiri, a margine della presentazione.
“Vero e proprio scavo nella materia storica e pittorica”
“L’iniziativa – ha spiegato invece Gruttadauria – traccia un momento d’eccellenza nel progetto di valorizzazione del patrimonio storico e artistico dell’Ateneo, promosso dal Sistema museale di Ateneo, in stretta collaborazione con il Corso di laurea magistrale in Conservazione e restauro dei beni culturali e con la Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo. Il restauro, oggetto anche di una tesi di laurea, è stato molto più di un intervento conservativo ma un vero e proprio scavo nella materia storica e pittorica”.
