Missiva dei lavoratori dell'Oda: "Disagi e illusioni, siamo stremati"

La missiva dei lavoratori dell’Oda: “Disagi e illusioni, siamo stremati”

Una vertenza che si trascina da anni

CATANIA – Riceviamo da una parte dei lavoratori dell’Oda, una missiva che spiega il loro punto di vista dopo lo sciopero proclamato nelle scorse ore. Di seguito, la lettera.

“Sia l’avvocato Landi che l’arcivescovo hanno dichiarato la buona salute economica dell’ente, in quanto esso usufruisce regolarmente delle somme erogate dalla Regione in seguito alle prestazioni effettuate dai lavoratori.
La salute economica dell’ente non è evidentemente la stessa goduta dai lavoratori, i quali sono la vera fonte di reddito. In conseguenza del grave disagio vissuto dai lavoratori, si sta assistendo ad una emorragia di personale, che in gran numero sta lasciando l’ente, con grave disagio anche per l’utenza.

Si sottolinea che la pesantezza di quanto esposto deriva anche dal perdurare della situazione da oltre un ventennio, durante il quale i lavoratori hanno ascoltato un continuo scarica barile di responsabilità sulle precedenti amministrazioni, e ripetute promesse di un fantomatico piano di rientro in realtà mai conosciuto, così come sconosciuta rimane anche la precisa entità della situazione debitoria dell’ente, che periodicamente passa dall’essere quasi risolta fino ad arrivare a decine di milioni di euro.

Tutto ciò lascia i lavoratori in uno stato di cronica incertezza, rinforzata anche dalle illusioni ciclicamente date da dichiarazioni pubbliche: vedi, fra le ultime, anche l’intervista su Live Sicilia del 5 novembre 2022, nella quale lo stesso Mons Renna dichiarava fra le altre cose che uno dei prossimi obiettivi sarebbe stato “salvare l’Oda e l’unico modo per farlo è pagare lo stipendio”.

Quello che desideriamo traspaia è che si è veramente stremati non solo sul piano economico, in quanto vittime di una situazione debitoria non creata da noi, ma anche per la reiterata mancanza di rispetto: cambio contratto unilaterale in senso peggiorativo appreso solo dalla busta paga;
mancato versamento degli arretrati contrattuali; assenza di comunicazioni relative anche ai gravi e frequenti ritardi nei pagamenti, che mettono in ginocchio i dipendenti con le proprie scadenze (le comunicazioni arrivano infatti soltanto in concomitanza con le dichiarazioni di stato di agitazione o con l’indizione di scioperi).

Concludendo: relativamente ai sacrifici di cui parla Mons Renna nella sua ultima lettera, i lavoratori fanno presente di essere stanchi, visto che tali sacrifici durano da oltre venticinque anni, e pur comprendendo che non si può risolvere il tutto con una facile soluzione, chiedono di essere al più presto messi al corrente, in modo concreto, del piano di rientro di cui sentono parlare ormai da decenni. In quanto all’ esortazione di non “abbandonarsi a sfiducia ed amarezza”, lo invitiamo quantomeno a non permettere più che qualcuno all’interno dell’ente (come già accaduto) si permetta di dire che possiamo pure usufruire dei servizi mensa della Caritas, e a mettersi nei panni delle necessità di una famiglia che non ha altro introito se non quello legato all Ente”.


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