La politica dei tempi morti

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L'ultimo stallo è stato quello legato alla nomina di Luisa Lantieri. Ma in questa legislatura le perdite di tempo non si contano più. Dai rimpasti alle campagne elettorali, così il Palazzo nell'era Crocetta ha bruciato mesi e mesi.

La legislatura di stallo in stallo
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5 min di lettura

PALERMO – Alfred Hitchcock diceva che il cinema è la vita senza i tempi morti. Niente di più lontano dalla politica, e soprattutto dalla politica siciliana degli ultimi anni. Dove, a furia di tessere e stessere giunte come Penelope, con il susseguirsi sulla scena di una quarantina di assessori, tre anni sono andati via intervallati da un continuo aprirsi e chiudersi di tempi morti. Di attese. Di nodi da sciogliere. Fino all’ultimo capitolo della lunga serie, la tribolata assegnazione dell’assessorato alla Funzione pubblica a Luisa Lantieri.

Sommandole una all’altra, le settimane bruciate in questi stalli formano mesi di stop and go. Che di certo hanno avuto un loro peso sull’efficienza della legislatura e dell’azione dei governi di Rosario Crocetta.

Si cominciò tre anni fa con la genesi della prima giunta. Per un po’ a tenere banco fu il caso Battiato. Il Maestro doveva decidere se entrare da assessore o da superconsulente o chissà. Alla fine il cantautore di Bandiera Bianca sciolse la riserva per diventare assessore al Turismo. Intanto si aspettava il Pd, che doveva accordarsi sui nomi. La quadra si trovò a fine novembre e partì l’avventura. Neanche sei mesi passarono e le due superstar Zichichi e Battiato uscirono di scena dopo qualche inciampo. Prima sosta ai box, sostituzione dei due vip con due donne (Stancheris e Sgarlata) e ripartenza. Poco dopo prime frizioni col Pd, allora gestione Giuseppe Lupo, e minacce di ritiro della delegazione: stallo. Poi un altro nodo da sciogliere: c’era il congresso del Pd e bisognava aspettare per capire come andava a finire. E di null’altro si parlava se non del benedetto congresso del Pd. Fin quando finalmente il Pd alla fine del 2013 trovò requie eleggendo Fausto Raciti. Ma le cose in maggioranza non andavano troppo bene e tra un litigio e l’altro si decise che si doveva fare il nuovo governo. E però l’area Cuperlo, che così si chiamava allora, non era d’accordo sulla composizione della giunta. E fu di nuovo stallo, fin quando in un blitz degno delle teste di cuoio i primi di aprile del 2014 nacque tra Roma e Palermo il Crocetta bis. E lì altri mesi per i nuovi assessori che dovevano ambientarsi, munirsi di uffici di gabinetto, annusare i dirigenti e capirci qualcosa. Solo che nel frattempo si avvicinavano le elezioni europee e bisognava contarsi e capire chi pesava di più nel Partito democratico dilaniato. E lì altre tensioni, altri duelli rusticani dentro il Pd, psicodrammi in diretta streaming e tempo perso, tanto per cambiare. E fu campagna elettorale, con assessori che giravano la Sicilia in camper e altre storie, fino al 25 maggio. A quel punto, finalmente chiuse le urne, il Crocetta bis riprese il suo incerto cammino, ma sventura volle che passata l’estate altre elezioni incombessero sulla povera Sicilia, le suppletive delle Regionali in un paio di comuni del Siracusano, una roba da capovolgere gli equilibri politici continentali. Tanto che, nel trambusto, finì che in prossimità di quei giorni un assessore venne fatto fuori per una vicenda di piscine (un velenosissimo buco nell’acqua, tutto si rivelò privo di qualsiasi rilievo giuridico) e con un occhio alle elezioncine siracusane si invitò in giunta un giovane consigliere comunale di Rosolini, che ebbe un mesetto per imparare l’ubicazione degli uffici del suo assessorato e poi uscire di scena, visto che era scattata implacabile l’ora di un altro rimpasto. Altri giorni di trattative e incontri ed ecco, a fine ottobre 2014, il Crocetta ter. Cambia quasi tutto, entrano dieci nuovi assessori su dodici, una rivoluzione totale, olè. E ancora una volta le dieci new entry si accasano, formano i gabinetti, studiano i dossier, si ambientano e si comincia a lavorare, quando già siamo quasi nel 2015. Solo che i primi mesi dell’anno se ne vanno via appresso ai guai del bilancio, che non si sa come chiudere e si arriva con l’acqua alla gola al 30 aprile, ultimo giorno di esercizio provvisorio, con maratona notturna per approvare i documenti contabili. E ci vorranno altre manovre correttive dopo quel voto.

Nel frattempo, tra un assessorato e l’altro i tempi morti non mancano. Alla funzione pubblica lascia Marcella Castronovo e subentra Ettore Leotta, poi cade il pilone del viadotto Himera, Leotta lascia (appellandosi al suddetto pilone) e arriva Pistorio. Intanto lascia pure Nino Caleca all’Agricoltura, subentra Rosaria Barresi. Siamo arrivati all’estate 2015 e scoppia il famoso caso Tutino. Per giorni non si parla d’altro che di un’intercettazione, di cui però poi non si trova traccia. Sembra che la legislatura possa finire lì, ma si va avanti. Escono di scena a breve distanza Lucia Borsellino e Linda Vancheri, gli unici due assessori che stavano lì dall’inizio della legislatura. Alla Sanità entra un nuovo assessore, Baldo Gucciardi, alle Attività produttive parte un lunghissimo interim. E così con l’autunno si torna a parlare di rimpasto, ma prima bisogna aspettare (e quando mai?) che a Roma si approvi la riforma del Senato, perché dice che le due cose sono collegate. E sia. La riforma passa e si sblocca, si fa per dire, il rimpasto. Trattative, consuete faide dentro il Pd, musi lunghi dei piccoli alleati, fino al sofferto parto (con scherzetto, la lista che il presidente annuncia viene disconosciuta dal Pd) del Crocetta quater. Entrano nuovi assessori, un altro valzer di gabinetti, si ricomincia tutto da capo. Nel frattempo però una casella resta sguarnita, quella della Funzione pubblica. Ci vogliono due settimane e finalmente anche quella poltrona, almeno pare, viene assegnata, tra le polemiche (e le minacce di scisma di Sicilia Futura) a Luisa Lantieri. E si riparte, aspettando il prossimo tempo morto. Perché questo, tornando a Hitchcock non è cinema. Al massimo avanspettacolo.

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