La progettazione della darsena |Viviano rinviato a giudizio

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Gli altri quattro imputati sono stati invece prosciolti dal Gup. La difesa: "Un errore"

Il processo il 26 ottobre
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4 min di lettura

CATANIA –  Un colpo di scena nel processo sulla progettazione della nuova darsena commerciale. Pietro Viviano, direttore dei lavori per conto dell’autorità portuale, è stato rinviato a giudizio per i reati di violazione ambientale, mentre gli altri quattro imputati sono stati prosciolti. Il Gup Fabio Di Giacomo Barbagallo ha infatti deciso il “non luogo a procedere” per i tre professinisti romani Franco Persio Boschetto, Giuseppe Marfoli e Cristina Maria Pedri, e anche per Riccardo Acernese, legale rappresentante delle ditta esecutrice dei lavori, la Tecnis spa. Già ieri il Giudice aveva ammesso come parti civili il Comitato Porto del Sole, il Codacons, la Prolegis, la ConsItalia, la Federazione Armatori Siciliani e l’Associazione Pescatori Marittimi Professionali.

“Sono curioso di leggere – afferma l’avvocato Dario Riccioli, difensore di Viviano – la motivazione della sentenza di proscioglimento del Giudice per le Udienze Preliminari del Tribunale di Catania ha emesso nei confronti dei progettisti. Ovviamente è mia abitudine non commentare gli esiti delle udienze preliminari e faremo valere le nostre ragioni al dibattimento davanti a un giudice che sicuramente terzo rispetto alle parti. Per il resto trovo strano il rinvio a giudizio visti i capi di imputazioni formulati a carico dell’ingegnere Viviano in considerazione del fatto che gli altri imputati sono stati prosciolti”.

Prima della richiesta di rinvio a giudizio il difensore di Pietro Viviano, l’avvocato Dario Riccioli, aveva presentato un’articolata memoria difensiva con cui chiedeva alla Procura l’archiviazione del procedimento. Ma invece il 26 ottobre l’ingegnere dovrà presentarsi davanti alla IV serzione penale del Tribunale per il processo. “Sono state fatte – dichiara l’avvocato – diverse valutazioni dalla Procura prima e dal Gup oggi. Se si guarda alla mia memoria, ma se si guarda alla storia del torrente Acquicella ci si potrà rendere facilmente conto che il tratto fociale del corso è stato negli anni di volta in volta spostato a seguito dell’intervento dell’uomo, soprattutto quando sono stati realizzati gli impianti balneari. Spostandolo più a nord o più a sud, in realtà la foce naturale del torrente è quella a sud quindi non c’è stato nessun superamento dei limiti né nessuna violazione ambientale. Di questi spostamenti dovuti all’opera dell’uomo addirittura è stata notiziata la Procura della Repubblica nel 2003, con una comunicazione fatta dall’allora procuratore aggiunto Serpotta. Tutta questa documentazione è stata acquisita nel fascicolo del Gup perché era allegati alla mia memoria, così come alla mia memoria vi era una relazione scritta dal dottor Romano, che è un dirigente dell’Autorità Portuale, in cui spiegava quale sarebbe stata la foce naturale del Torrente Acquicella. Evidentemente questa nostra attività difensiva non è stata sufficiente a convincere il Gup. Viviano – aggiunge l’avvocato – per l’esecuzione di quei lavori era stato nominato direttore da parte dell’ente appaltante. La normativa nazionale prevede in capo al direttore dei lavori una serie di responsabilità per l’esecuzione dell’opera che deve essere realizzata secondo i progetti approvati. Nessun intervento fa il direttore dei lavori, men che meno l’ingegner Viviano ha compiuto alcun intervento nella fase della progettazione e non può interferire con le concessioni già concesse. E anche questo abbiamo spiegato al Gup. Ecco perché mi stupisce ancora di più il rinvio a giudizio. Però ripeto non sono abituato a commentare gli errori commessi dai Giudici”. Lo reputa un errore allora? “La mia aspettativa era diversa, certamente – chiosa- è stato un errore”.

L’inchiesta. Gli accertamenti della magistratura hanno riguardato la paventata omissione nello studio di impatto ambientale della presenza del corso del fiume Acquicella a ridosso della struttura da realizzare. L’indagine fu avviata a seguito di un esposto depositato al Palazzo di Giustizia nel 2012 da CittàInsieme, Comitato Cittadino “Porto del Sole”, Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio” sezione di Catania, Coordinamento provinciale catanese di Libera, Associazioni, Nomi e numeri contro le mafie, LIPU Catania, WWF OA Sicilia Nord Orientale.

Per la Procura i tecnici romani, Boschetto, Marfoli e Pedri, “quali redattori dello studio di impatto ambientale relativo ai lavori di costruzione della nuova darsena del porto di Catania” avrebbero omesso di indicare nello studio che nei pressi della struttura da realizzare vi era la presenza del corso e della foce del torrente Acquicella, zona che è sottoposta a vincoli ambientali. Sarebbero stati inoltre alterati le rappresentazioni grafiche del torrente nelle plaminetrie e questo avrebbe indotto in errore i funzionari pubblici che dovevano autorizzare i lavori.

Il reato di falso però è andato ormai prescritto. Per la Procura il muro di contenimento frangiflutti della nuova darsena commerciale è stato realizzato in una zona sottoposta a vincoli paesaggistici. Di questo presunto abuso edilizio dovrà difendersi Pietro Viviano, l’unico dei cinque – come detto – rinviato a giudizio.

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