La Sicilia è andata in fumo | Ma Crocetta scherza col fuoco

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Bruciano le lacrime dei siciliani, mentre la politica cerca scampo.

Gli incendi e il commento
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2 min di lettura

Bruciano le lacrime di rabbia sui visi anneriti dal fumo di una giornata apocalittica. Brucia il nostro cuore di siciliani calpestati e offesi. Bruciano, come una beffa, gli alibi di un presidente politicamente impresentabile che ogni speranza riduce in cenere al suo passaggio.

Ha detto Rosario Crocetta, chiosando da par suo la catastrofe di incendi che ha inghiottito mezza Sicilia: “Non ho le prove, ma sospetto che dietro i roghi di ieri sera ci siano mani criminali. Ricordo che di recente la Regione ha licenziato decine di forestali con condanne per mafia o per avere appiccato incendi. Mi fa orrore il pensiero che criminali siciliani possano incendiare parchi e boschi centenari”. La scoperta dell’acqua calda, verrebbe da ridere di bile, il solito risaputo e auto-assolutorio schemino antimafioso, orgoglio del manicomio in salsa sicula.

Il punto è che con Saro conta sempre quello che si staglia davanti, non il supposto complotto che alligna dietro: un monumento di incompetenza e di inutilità, pagato a carissimo prezzo. Dietro i roghi ci sono i criminali? Probabilissimo. Davanti, però, c’è lui, Saro, con la sua primaria responsabilità politica.

Ha scritto il nostro Accursio Sabella, ricostruendo minuziosamente ritardi e omissioni: “Nei mesi tra marzo e maggio non è stata compiuta alcuna attività di prevenzione. Che riguarda, in particolare, la creazione dei cosiddetti “viali parafuoco”, utili a isolare le fiamme, e anche l’attività di pulizia del sottobosco. Nulla è stato fatto. Mentre la legge che dovrebbe riformare il settore, annunciata a Sala d’Ercole in occasione dell’ultima finanziaria, è ancora nella mente del governo”.

Dunque, chi rimane con il cerino acceso? Chi avrebbe dovuto vigilare e promuovere l’attività di salvaguardia, considerato che l’estate, col suo scirocco, non è mai una sorpresa? Chi avrebbe dovuto semplicemente governare, prevedere e proteggere? Chi dovrebbe, adesso, chinare il capo al cospetto del suo popolo e riconoscere: sono inadeguato, scusatemi, prima di volatilizzarsi nella nebbia in cui si dissolvono i brutti sogni? Invece, l’orchestrina sul Titanic che naufraga tra le fiamme suona sempre lo stesso spartito: la continua ricerca dei colpevoli che sono, immancabilmente, altri, l’inconcludenza mascherata da denuncia, il dramma di un’esperienza politica che è fumo negli occhi, dentro la tragedia del fuoco e del pianto.

E il vero crimine – non penalmente rilevante, ma politicamente atroce – è l’atteggiamento del Pd renziano che punzecchia questo governatore, per meri interessi di poltrona, lo strattona, lo redarguisce, eppure, alla fine della fiera e della bottega, lo mantiene scandalosamente in sella.

Bruciano di rabbia le lacrime della Sicilia. Oggi, attraversare Palermo significa fare i conti col deserto, con i fiori inceneriti a Mondello, con le colline devastate, con una nube tossica e grigia che sovrasta la città. Ma è soprattutto la nube irridente della discolpa perenne che preme sul cuore dei siciliani offesi e calpestati. Chi mai ce ne libererà?

 

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