PALERMO– Questa è una favola triste, se fosse vera sarebbe terribile. Ma che non sia vera è appena una speranza, anche se è giusto osservare la massima cautela. Il caso, infatti, è stato sollevato dall’associazione ‘Parlautismo’.
C’è un bambino che frequenta una scuola elementare in provincia di Palermo: di cui niente altro scriviamo, per rispetto di privacy e dolore. Gli hanno diagnosticato l’autismo. La sua vita già difficile è diventata un deserto. “Non lo vogliono in classe – racconta la mamma -. Ieri (martedì, ndr), non c’era nessuno dei compagnetti, l’aula era vuota. Mi è stato riferito che era una protesta contro mio figlio, perché disturba. No, non lo vogliono”.
E’ la favola triste di una giovane mamma e del suo piccolo e sarebbe terribile se le cose fossero esattamente per come vengono narrate. “Mio figlio ha avuto un percorso scolastico difficile. E’ normale che trovi qualche ostacolo sul piano delle relazioni, visto il suo problema. Io ho fatto di tutto: ho messo a disposizione dell’istituto il terapeuta privato che lo segue. Sono accorsa ogni volta che c’era bisogno. E’ servito a poco. Lui, per quanto mi risulta, è stato anche punito per i suoi comportamenti, per esempio è stato costretto a restare da solo a colazione. Sono accadute cose che hanno aumentato il suo disagio”.
Un bambino trasparente, con il suo cuore visibile, messo a nudo. Un bambino ‘che dà fastidio’, forse perché nessuno ha insegnato agli altri bambini il valore e il senso della diversità. Perché tutti siamo diversi.
E così martedì – secondo il racconto della giovane mamma – sarebbe stata proclamata una protesta contro il debole, perché dà scandalo, perché ‘disturba’. La faccenda avrà ripercussioni. Dice Rosi Pennino di ‘Parlautismo’: “Ancora una volta proviamo tristezza: l’ignoranza è contagiosa, l’autismo no. Ho già attivato ministero e ufficio scolastico regionale. Intanto, ci stringiamo alla mamma e al piccolo”. Ma che favola terribile. Per favore, diteci che non è vera.
Aggiornamento
Il sottosegretario Davide Faraone interviene: “La scuola deve essere un luogo accogliente, in cui ogni bambino possa sentirsi accettato per quello che è e in cui, proprio a chi è in difficoltà, va garantito un maggior sostegno. La storia di questo bambino e della sua mamma va immediatamente verificata e per questo ho subito sentito l’Ufficio scolastico regionale e chiesto che accertino immediatamente quanto è accaduto: un bambino non può essere isolato e punito perché autistico. Farlo significherebbe non soltanto negare la missione stessa dell’istituzione scolastica, ma anche peggiorare una situazione di vita già di per sé difficile. Il compito della scuola e della società, nei confronti dei bambini autistici, è di accoglierli e aiutarli, non certo di farli sentire diversi”.

