La strage nel canale di Sicilia |A gennaio si apre il processo

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Alla sbarra Mohammed Ali Malek e Mahmud Bikhit, ritenuti dagli investigatori i responsabili del naufragio del 18 aprile che ha provocato la morte di oltre 750 migranti. (Nella foto il relitto affondato)

Giudizio abbreviato
di
2 min di lettura

CATANIA – La data è stata fissata: 12 gennaio 2016. E questo il giorno in cui si aprirà il processo a carico di Mohammed Ali Malek e di Mahmud Bikhit, i due presunti scafisti ritenuti dagli investigatori i responsabili del naufragio dello scorso 18 aprile che ha provocato la morte di oltre 750 migranti. Si procederà con il rito abbreviato condizionato: la difesa, infatti, ha richiesto che agli atti vengano integrati ulteriori accertamenti. Le indagini coordinate dai pm Rocco Liguori e Andrea Bonomo della Dda di Catania si erano chiuse subito dopo l’ispezione subacquea effettuata con isofisticati strumenti dalla Marina Militare sul relitto.

Malek il tunisino ritenuto il comandante del peschereccio affondato, difeso dall’avvocato Massimo Ferrante, è accusato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina (reato in concorso con l’altro indagato Bikhit, siriano e identificato come membro dell’equipaggio), naufragio e omicidio colposo plurimo. E’ caduta, invece, già in sede di Riesame l’accusa di sequestro di persona.

Fase cruciale delle indagini preliminari sono state le udienze per gli incidenti probatori: davanti al Gip sono stati ascoltati molti dei sopravvissuti alla tragedia. I testimoni hanno indicato Ali Malek e Bikhit come due membri dell’equipaggio del natante affondato. In merito al tunisino hanno più volte rimarcato che avrebbe usato un telefono satellitare con cui teneva i contatti con i libici e che avrebbe avuto lui in mano il timone. Accuse che attraverso l’avvocato Massimo Ferrante il giovane tunisino ha sempre respinto descrivendosi come un migrante che ha pagato per la traversata.

In merito alle richieste del difensore di Ali Malek, l’avvocato Ferrante ad Agosto ha convocato una conferenza stampa dove ha spiegato che la richiesta di una fase istruttoria serve per colmare diverse “lacune” riguardanti soprattutto l’impatto tra il mercantile battente bandiera portoghese e il peschereccio affondato. In quell’occasione il legale ha evidenziato come agli atti manchi la “scatola nera” della King Jacob, la nave portoghese che si occupò dei soccorsi e del recupero dei superstiti.

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