L'amarezza di Musumeci, l'asse tra Schifani e La Russa

L’amarezza di Musumeci, l’asse tra Schifani e La Russa

Lo scambio di consegne. E quello che c'è sotto.
PALAZZO D'ORLEANS
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Ci sono le parole. E poi c’è la lettura delle suddette. Scambio di consegne a Palazzo d’Orleans. Dice Nello Musumeci, il presidente uscente: “E’ il momento del commiato e del passaggio di consegne a Renato Schifani la cui candidatura ha subito ricevuto la condivisione della leader del mio partito Giorgia Meloni, del presidente Ignazio La Russa e del sottoscritto. Lascio una Regione con le carte in regole, in cinque anni abbiamo compiuto un lavoro straordinario mettendo nel conto anche due anni di terribile pandemia. Nessun altro, non è superbia ma un sereno giudizio, in questo contesto e con queste risorse umane e strumentali avrebbe potuto fare di più. Questa è la Regione che con grande piacere passa a un presidente di grande credibilità istituzionale che viene da una qualificata e riconosciuta competenza per la guida di Palazzo Madama, come Schifani”.

Dove, appunto, dietro la pronuncia del discorso, poi scritto negli articoli e nelle agenzie, si legge l’amarezza di un governatore che ha sempre creduto di avere le carte in regola per il bis. E c’è pure una sorta di benedizione politica impartita a un successore che è di Forza Italia, ma che ha avuto “la condivisione di Giorgia Meloni, di Ignazio La Russa e del sottoscritto”. Se qualcuno vuole fare tabula rasa – ecco il punto che risalta nell’elogio musumeciano – intenda quello che c’è da intendere.

Perfino più caloroso il saluto di Renato Schifani, inquilino di Palazzo subentrante: “Mi hai lasciato in eredità due richiami e raccomandazioni che stanno dentro la mia mente: non accettare mai accordi al ribasso, e ti garantisco, lo dico al mio amico Nello, non li accetterò mai. E poi mi sforzerò di essere aperto al dialogo con tutti, con la maggioranza e le opposizioni che intendo incontrare; nulla di precluso con chi sta in Parlamento, se ci saranno delle proposte le valuteremo”.

Amicizia, sì, e apertura. Nessuna damnatio memoriae, ma una ‘propensione al dialogo’. La mancanza della quale è stata sovente rimproverata a Musumeci. Ecco il biglietto di presentazione di un governatore che userà il pugno di ferro (solo se necessario) nel più classico dei guanti di velluto, mediando tra le increspature e cercando di trarne vantaggio.

La presidenza Schifani avrà la sua forza nelle relazioni diplomatiche e istituzionali. Tra i vicini del neo-presidente c’è già chi parla di un di un legame sempre più solido con il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Una amicizia politica sbocciata per le elezioni regionali che il quadro istituzionale rinsalderebbe. Forse al proconsole di Forza Italia, Gianfranco Miccichè – abilissimo nel mettere insieme tutte le parole, nel leggerle e nel trarre le conclusioni – staranno già fischiando le orecchie. (Roberto Puglisi)


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