PALERMO – Un Teatro sempre aperto, che appartiene a tutti, amato dai turisti e frequentato dai palermitani, dai conti in ordine e che si prepara a festeggiare l’anno prossimo i suoi 120 anni (e i 20 dalla riapertura) con l’avvio di lavori per 22 milioni di euro che lo renderanno all’avanguardia. Eccolo il Massimo, il teatro d’opera diventato il simbolo del capoluogo siciliano e che si piazza come secondo monumento più visitato in città, secondo solo alla Cappella Palatina. Un’istituzione che, da due anni a questa parte, sotto la guida del sovrintendente Francesco Giambrone, ha materialmente riaperto i cancelli, segno di un rinnovato dialogo con una Palermo che dimostra sempre più di apprezzare la nuova fase “2.0”.
“Abbiamo aperto un caffè, un bookshop e un ristorante in cui si mangia bene a prezzi modici – dice Giambrone con il sorriso sulle labbra – anche se la cosa più importante che siamo riusciti a fare, vincendo incredibili resistenze, è stata quella di aprire il cancello principale che porta alla scalinata. Questa è stata, banalmente, la chiave di volta. Una cosa che potrà apparire semplice, ma per la quale all’inizio ho dovuto superare non poche difficoltà. Mi dicevano che c’era il rischio che, aprendo la scalinata a tutti, questa si sporcasse, ma basta pulirla. E in due anni, lo posso assicurare, solo un paio di volte ho trovato una cartaccia o una bottiglietta per terra. Po hanno obiettato che c’era il rischio che qualcuno si facesse male salendo sui leoni: è bastato mettere una maschera per controllare la situazione. Oggi è il teatro è sempre aperto, è la casa di tutti”.
E il “sempre aperto” non è una frase di circostanza, visto che il botteghino e le visite guidate sono sempre attivi anche a Natale, Capodanno, Pasqua, 25 aprile o primo maggio, un caso unico. “Siamo passati da 45 mila visitatori a 75 mila – spiega il sovrintendente – con incassi superiori al 50% e, guardando al primo quadrimestre del 2016, potremmo arrivare a 100 mila visite guidate. Il prezzo è modico: 8 euro o 20, se si aggiunge anche la terrazza da cui si gode la vista più bella di Palermo. Anche questo non è stato facile perchè si deve passare dal palcoscenico e tramite un percorso in sicurezza con tanto di caschetti e scarpe da ginnastica, ma anche qui è stato un grande successo”. In effetti basta fare una passeggiata a piazza Verdi per vedere turisti e palermitani di ogni età seduti ai tavolini o sulla scalinata, bevendo un caffè o utilizzando il wi-fi gratuito.
Ma il teatro non è soltanto questo. “Siamo reduci da una tournée trionfale in Oman e tra maggio e giugno del 2017 saremo in Giappone – continua Giambrone – anche se la soddisfazione più grande è avere aperto il Massimo veramente a tutti”. La scommessa vinta da piazza Verdi è stata quella di recuperare il rapporto con la città. “Il Massimo, rispetto ad altri teatri italiani o europei, riesce a imporsi nel tessuto urbano per la sua monumentalità e centralità, è il simbolo di Palermo – spiega il sovrintendente – per questo abbiamo voluto rinsaldare il rapporto con la città, facendo passare il messaggio che il teatro è di tutti”.
Un obiettivo raggiunto grazie ad alcune iniziative che hanno riscosso un grande successo, come le dirette in streaming di alcuni spettacoli o le proiezioni in piazza come la Cavalleria Rusticana alla Magione, con 2 mila spettatori sul prato, o davanti al Massimo con mille sedie a un euro per la Bohème. “C’erano 1.300 persone in teatro, fra cui il presidente Mattarella e il presidente Grasso, altri mille sulle sedie fuori e altrettanti in piedi – dice Giambrone gonfio di orgoglio – il teatro così diventa di tutti: non devi pagare un biglietto esclusivo. Abbiamo scoperchiato il Massimo, aperto le mura e dimostrato che può essere di tutti. Le nostre dirette e i social network, grazie al direttore della comunicazione Gery Palazzotto, ottengono grande successo. Vedere alcuni cedere il proprio abbonamento per fare andare in sala un parente o un amico che non c’era mai stato mi ha emozionato”. Un’iniziativa che si ripeterà a settembre per Madama Butterfly.
Ma c’è un’altra cosa di cui Giambrone va orgoglioso: aver abolito il “dresscode”, cioè il codice di abbigliamento. “Ci sono teatri in cui è obbligatoria la cravatta nera, ma così si taglia fuori chi non ha e non può o non vuole comprare uno smoking, o non si sentirebbe a suo agio, ed è un errore. Il teatro è il posto in cui puoi venire in smoking se ti piace, ma anche in jeans, un luogo in cui devi sentirti bene e non pensare che non fa per te. Per il Ring di Wagner abbiamo previsto 300 biglietti a 15 euro per under 30 che sono andati a ruba, il teatro era piano di un pubblico diverso. I rituali non vanno distrutti perché fanno parte della vita di un teatro, ma devono cambiare e stare al passo con i tempi. E’ rituale che un teatro lirico faccia una maratona Beatles? No ma porta 20 mila persone in 24 ore, di cui 450 hanno suonato. Questo non significa, come pensa qualcuno, perdere la rotta perchè a gennaio apriamo con il Macbeth di Verdi, per la regia di Emma Dante e la direzione di Gabriele Ferro. Semplicemente allarghiamo l’orizzonte, cercando di essere sempre aperti, pieni e soddisfatti. Questi luoghi devono essere vivi e per essere tali devono essere abitati con un’unica discriminante: buona e cattiva musica. Non ci sono altre discriminanti, non pop e classica, lirica o jazz: sfido chiunque a dire che i Beatles o Frank Zappa siano cattiva musica. Noi comunque continuiamo a fare opere, balletti e concerti”.
E per settembre è in arrivo anche un’importante novità, ossia la “opera camion” con l’Opera di Roma: un container, trasportato con una motrice portato in giro per la città, che si apre e diventa un palcoscenico mobile per il Barbiere di Siviglia di Rossini che sarà a piazza Verdi e in un altro paio di piazze.
C‘è poi il capitolo “Patto per Palermo”, firmato da Renzi e Orlando e che prevede 22 milioni per piazza Verdi, di cui quasi 7 da impegnare subito. “I progetti sono in via di definizione, abbiamo già fatto un incontro con il vicesindaco Emilio Arcuri e il suo staff. La gran parte di questi soldi, quasi 20, saranno finalizzati ad interventi strutturali per la manutenzione straordinaria, il completamento dei restauri, le sale prove per il corpo di ballo e l’orchestra e l’adeguamento tecnologico. Gli altri due milioni serviranno per garantire la presenza del Teatro nel territorio della Città metropolitana. Si pensa poco al fatto che nel 2017 festeggeremo i 20 anni dalla riapertura, anni in cui la Fondazione ha garantito la manutenzione ordinaria ma non quella straordinaria. Bisogna effettuare la manutenzione degli infissi, della cancellata, dei servizi igienici, ma servono anche interventi di adeguamento alle nuove esigenze di un teatro moderno come le sale prove: quando il teatro funzionava sei mesi l’anno si poteva farne a meno, ma oggi il teatro è aperto tutti i giorni. Oggi il corpo di ballo prova nella sala degli stemmi, l’orchestra nella buca, solo il coro ha una sala prove che va però rimessa a posto. Inoltre abbiamo un sistema di condizionamento che è rumoroso e poco efficiente e bisogna adeguare il palcoscenico alle nuove tecnologie: ci muoviamo sempre di più verso un teatro 2.0 con tecnologie video, nuovi linguaggi della scena che spesso prevedono l’amplificazione, e non abbiamo niente di tutto questo. Dobbiamo adeguarci, i tempi cambiano. Con il vicesindaco Arcuri stiamo stabilendo un crono programma dettagliato e preciso”.
Un teatro che per il terzo anno consecutivo chiude in attivo il bilancio con un utile di circa 100 mila euro: condizione che consentirà di godere di una premialità sul fondo statale. Su 29 milioni di euro, infatti, 14 arrivano da Roma, 8 dalla Regione, un paio dal comune di Palermo e il resto dai biglietti. “Un risultato reso possibile dalla collaborazione dei dipendenti, tutti hanno fatto sforzi e sacrifici e hanno capito che il tema era la salvezza del teatro e dei posti di lavoro – dice Giambrone – abbiamo tutti accettato una sfida: ci sacrifichiamo, ci sforziamo ma al tempo stesso rilanciamo. Non abbiamo tagliato la produzione, come avremmo potuto fare per risparmiare, ma anzi l’abbiamo incrementata, incideremo 5 o 6 dischi con grandi case discografiche. Non abbiamo speso meno per la produzione, ma fatto esattamente il contrario”.
Insomma, più lavoro e stipendi più bassi ma con l’obiettivo di salvare il Massimo. “Il teatro costa, negli anni c’è stato qualche spreco, spesso il teatro d’opera in generale è stato un luogo di un mal costume, di qualche privilegio che il normale lavoratore non avrebbe immaginato, ma ora non c’e’ più nulla o e’ ridotto al lumicino. Questa è la vera sfida da vincere, superare la diffidenza di chi dice che siamo un carrozzone: se stai aperto due giorni la settimana è vero, se stai sempre aperto non lo sei più. Se i professori d’orchestra suonano di continuo, se il maestro del coro mi dice che in 4 mesi hanno studiato quanto in tutto il 2013, se i dipendenti in 20 anni scendono da 500 a 300 e il piano prevede che scendano al limite, vuol dire che ricevi soldi ma rendi alla collettività una produzione culturale. Allora ha un senso che il teatro esista e venga finanziato, non è più percepito come uno spreco di denaro. Abbiamo allargato il coro di voci bianche ai figli degli immigrati, per esempio, facendolo diventare un coro arcobaleno che ha debuttato il 6 gennaio 2015 con un concerto: i bambini venivano portati dai nonni, le famiglie si organizzavano. Il teatro recupera una dimensione sociale e da questa dimensione recupera la sua legittimazione. Se diventa una cosa di élite, che poi magari è quella che si addormenta agli spettacoli o fa suonare il telefonino, allora è giusto domandarsi: ma a che serve? Questa è la vera sfida, cambiare e restituire la dimensione della legittimazione sociale al teatro. Allora tutto acquisisce un senso”.
LE REAZIONI
“Quando si dice l’uomo giusto al posto giusto – commenta Filippo Occhipinti dei Comitati Civici – Non c’erano dubbi che il Massimo in questi ultimi anni si fosse arricchito di eventi e fosse stato rilanciato, oltre che come teatro ai massimi livelli, anche come monumento di grande attrazione internazionale. Leggerne i numeri e soprattutto sapere che il teatro si è un po’ più modernizzato, accogliendo eventi e spettatori anche fuori dai canoni tradizionali, fa piacere e denota la chiave giusta di questi tempi, in cui la sopravvivenza di un Teatro passa dalla sua economicità. Non è una sviolinata, ma un riconoscimento al lavoro egregio di un uomo a servizio del bene comune , chiunque dovrebbe apprezzare chi lavora per tutta la città. Inoltre è da sottolineare ancora una volta che la programmazione é fondamentale per stare al passo con il sistema economico dei nostri tempi”.
“Esprimiamo grande apprezzamento per l’ottimo lavoro svolto dal sovrintendente Giambrone – dice Francesco Giacalone, Presidente di FederTeatri Sicilia – In pochissimo tempo è riuscito a riportare ai grandi fasti il teatro Massimo. Il successo è un viaggio, non una meta. A Francesco Giambrone e alla sua eccezionale squadra auguriamo di continuare a viaggiare per il bene della cultura cittadina e del nostro Teatro”.

