L'avvocatura incalza: |"La giustizia è in crisi"

L’avvocatura incalza: |”La giustizia è in crisi”

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Il presidente dell'Ordine degli Avvocati Maurizio Magnano di San Lio ha letto il suo lungo intervento nel corso della cerimonia. Poi in segno di protesta gli avvocati hanno abbandonato l'inaugurazione.

inaugurazione anno giudiziario
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CATANIA – L’avvocatura dice la sua, ma poi abbandona la cerimonia in segno di protesta. Il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Catania, Maurizio Magnano di San Lio senza filtri ha affrontato la platea presente all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Catania per puntare i riflettori su alcune problematiche incombenti, che non riguardano – secondo gli avvocati – solo il mondo forense ma tutta la Giustizia che, sottolineano, vive un momento di “profonda crisi”.

“Giustizia in crisi significa denegata Giustizia!” Incalzano gli avvocati. “Assistiamo – afferma il Presidente dell’Ordine – da anni ad un inaccettabile e ipertrofico ricorso a provvedimenti “emergenziali” e alla carenza di una organica politica giudiziaria. Emerge, infatti, palese la volontà di scoraggiare l’accesso dei cittadini alla tutela giudiziaria, cioè la trasformazione di un diritto costituzionale in un “privilegio” per coloro che, in virtù delle loro condizioni economiche, possono permettersi il pagamento degli onerosi tributi per ricorrervi”.

E poi la denuncia della mancato confronto con il Governo. “Non può più esser tollerata – afferma Magnano Di San Lio – la mancata interlocuzione con l’Avvocatura sia del Ministro di Giustizia, che si sottrae continuamente al confronto, sia del Parlamento, ormai fortemente svuotato delle proprie funzioni”. E l’occasione mancata secondo l’avvocatura è la Conferenza tenutasi a Napoli appena qualche giorno fa.

Il mondo forense porta una serie di priorità da affrontare, tra cui colmare il deficit di personale e soprattutto rendere produttive le risorse che produce. E poi si chiede attenzione per il settore penale con normative che smettano lo “svilimento” di alcune figure come quella della figura del difensore d’ufficio.

E poi dita puntate sulle gravissime “criticità nei provvedimenti di revisione della geografia giudiziaria”. Paralisi e rinvii secondo l’avvocatura sono l’effetto di una mancata adeguata politica di transizione. “E’ evidente – ammette il presidente degli avvocati etnei – che non riusciamo a comunicare con il mondo politico”.

Infine il tema della logistica, fortemente criticato dall’avvocatura catanese. “Il Distretto della Corte di Appello di Catania prevedeva 5 Tribunali – afferma l’avvocato Magnano Di San Lio – di questi uno è stato soppresso dopo che era stato realizzato un plesso moderno e che soddisfaceva le esigenze degli operatori e, quindi, del cittadino che dei servizi usufruiva. Nei quattro rimanenti, sono state concentrate, senza la realizzazione di alternative, tutte le pendenze. Situazioni logistiche difficoltose a Siracusa, a Ragusa ed a Caltagirone, situazione drammatica nella nostra città di Catania. In una città davvero alle prese con grosse problematiche economiche, siamo alla vigilia di scelte difficili per quanto riguarda l’esercizio della Giustizia. Il nostro Tribunale prevedeva 7 Sezioni Distaccate dislocate sul territorio etneo con edifici di recentissima realizzazione, quindi, con spesa di denaro del contribuente e, grazie alla riforma, tutti non più utilizzati per lo scopo per il quale erano stati creati. Il risultato è che, oltre l’edificio che ci ospita oggi, realizzato negli anni ’50 dello scorso secolo, la nostra attività si dovrebbe realizzare in ben altri 6 siti, ossia Via Crispi, Via D’Annunzio, Via Imbriani, Via Guardia della Carvana, Via Franchetti ed un altro edificio recentemente individuato nella zona del Viale M. Rapisardi”

A questo scenario gli avvocati non ci stanno. Si tratta –  denunciano –  di “una situazione inaccettabile e che ci costringerebbe ad un esercizio dell’attività non al livello del decoro e della dignità forense”. E poi promette il Presidente dell’Ordine: “L’Avvocatura, pur offesa e misconosciuta, non si arrende e continuerà a combattere affinché la Giustizia non sia più umiliata, dichiarandosi disponibile a dare il proprio contributo per la realizzazione di un “Servizio Giustizia” degno di questo nome.”

Al termine del suo intervento gli avvocati hanno abbandonato la cerimonia, coem “tangibile segno di protesta”.

 

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