Le celle telefoniche sullo schermo | Saguto, "giallo" sull'intercettazione - Live Sicilia

Le celle telefoniche sullo schermo | Saguto, “giallo” sull’intercettazione

Il tragitto del cellulare di Cappellano Seminara ai raggi X. E una "mappa" verrà proiettata in aula.

IL PROCESSO
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Sarà un confronto in piena regola. Sul pretorio del processo Saguto in corso all’aula bunker del carcere Malaspina saliranno il maresciallo Roberto Sorino che ha guidato le indagini che hanno portato, tra le altre, all’accusa di corruzione per Silvana Saguto e Gaetano Cappellano Seminana, il professor Maurizio Cusumano perito di parte che durante l’ultima udienza ha smontato pezzo per pezzo la posizione dell’ intercettazione riguardante la sera della famosa consegna dei 20 mila euro tra l’architetto Caronia Cappellano Seminara a piazza Sturzo.

E’ un altro tassello a favore della difesa, dopo il ritrovamento di una parola mancante in una trascrizione nella quale si parlava appunto di documenti che per l’accusa invece sarebbero soldi. Il perito di parte ha detto a chiare lettere dinnanzi alla corte presieduta dal giudice Andrea Catalano che secondo l’aggancio delle celle telefoniche Cappellano Seminara il 29 giugno del 2015, all’ora della presunta consegna dei soldi era da un’altra parte della città.

Perplessità nel controesame da parte dell’accusa il pm Claudia Pasciuti. Numerose le domande del pubblico mistero sulla possibilità che l’avvocato sia tornato indietro e sia andato a prendere i soldi e dunque agganciato celle vicino alla zona. Nessun dubbio per il professor Cusumano ”La cella dell’Hotel President è una cella che copre un raggio di 500 metri, piazza Sturzo è ad ovest ha ribadito”. Il nodo della questione è che la Guardia di Finanza non ha consegnato i tabulati delle intercettazione ma dei prospetti delle telefonate, e quindi da interpretare, ha parlato di “incongruenze dell’informativa” il perito che ha ricavato invece tutte le conversazioni di quella serata e le celle agganciate corrispondenti alla zona nessuna nei pressi di Piazza Sturzo.

Il 10 di luglio previsto il confronto per un ulteriore approfondimento su questo nodo nevralgico dell’indagine, con tanto di schermo che sarà predisposto per leggere la mappa del centro storico di Palermo rispetto alle torri ed alle celle telefoniche. “C’erano delle voci sul conto di Gaetano Cappellano Seminara, voci, non notizie non fatti ma solo voci”.

Le voci avrebbero parlato di una gestione disinvolta dei beni sotto amministrazione giudiziaria. Così il giudice Gionvanbattista Tona chiamato come teste della difesa. Tona ha risposto a Sergio Monaco avvocato dell’imputato che chiedeva se avesse mai avuto problemi con Cappellano Seminara con un secco “no mai avuti”. Sono state anche due ore e mezza di spiegazioni racconti, con una capacità didascalica sorprendente Tona ha ripercorso la grande confisca della Calcestruzzi e la gestione Seminara. “Era il più organizzato” ha detto Tona. “L’avvocato Cappellano era stato nominato per l’esperienza che aveva in questo settore. Fu nel 2002 che lo nominai una prima volta, su indicazione della Dia”. Un periodo nel quale secondo il racconto del consigliere della corte d’appello nissena nessuno voleva gestire beni sotto amministrazione giudiziaria. Ha risposto anche sul marito di Silvana Saguto anch’egli imputato, l’ingegnere Lorenzo Caramma. “Non sapevo che fosse il marito del presidente Saguto. L’ho appreso anni dopo da colleghi nel 2009.” Il martedì 18 dinnanzi alla sezioni riunite della cassazione Ninni Reina difensore dell’ex presidente delle misure di prevenzione discuterà il ricorso per la radiazione dell’ex magistrato.

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Commenti

    Il ruolo di Cappellano Seminara in tutta questa vicenda non cambia per la segnalazione di una cella telefonica: è stato costruito un impero, un potere, eccessivo, senza trasparenza.

    Se ci fosse stata la dovuta vigilanza, nessuno avrebbe potuto costruire un impero, un potere eccessivo senza trasparenza. La responsabilitá é anche di costoro ( o di costui…).

    MA IL DANNO ALLA NOSTRA ISOLA, I POSTI DI LAVORO PERSI PER LA GESTIONE DEI BENI SEQUESTRATI ( SEDAVVERO TUTTI SEQUESTRATI DOVEVANO ESSERE E PER ANNI A SCOPO PREVENTIVO) E LE IMPRESE RIDOTTE E/O RESTITUITE IN STATO FALLIMENTARE , CHI LO PAGA?

    I casi sono due:
    1) l’accusa è formata da gentaglia che si sta scagliando contro persone ritenute, da loro, persone del malaffare, della corruzione, spendaccioni con i soldi delle aziende sequestrate, che prendevano soldi da tutti, con mariti che prendevano un sacco di soldi perchè “bravi, intelligenti e raccomandati”, figli che scialacquavano fiumi di denaro, addirittura 5000 euro la settimana, contatti con tutti i magistrati, procure, amministratori giudiziari “migliori di altri, ecc.ecc.ecc.
    L’accusa ha inventato tutto per il loro bene e non quello dei cittadini.

    2) La difesa conoscendo bene le lacune delle accuse che, pur di condannare anche gli onesti, sa che deve sudare a trovare le prove di incolpevolezze e difatti, sta trovando tutte le magagne, invenzioni e irregolarità nei confronti di gente “indifesa”.

    C’è ne una terza, che per me è essenziale e credo sia la verità : In questa faccenda ci sono in mezzo troppi magistrati che lavorano con i propri avvocati, con i propri familiari, che si fanno favori con altri giudici e figli, il tutto incrociato per non fare capire nulla a nessuno. Pensiamo solo all’apertura del processo quando la Saguto entrò in aula con un libriccino = “avviso ai naviganti”, per dire ai partecipanti di accusa e difesa che LEI sa tutto di tutti e che aveva le prove con date e richieste. Possiamo dire una tipologia alla MONTANTE, conservava tutto in caso di un domani succedeva quello che è successo. L’avvocato, ha aperto il discorso dicendo che lui “aveva iniziato con alti nomi della giustizia, (altro messaggio = sappiate che dico tutto);
    Il marito è stato preso “perchè il migliore in campo”;
    Se guardate gli attori delle due parti sono tutti SERENI, come se sapessero che dovrà finire.
    ESITO PREVISTO:
    tarallucci e vino, con scuse e rimborsi per tutti e spese solo per noi.

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