Legalizzazione della cannabis |Civati: “Una norma di buon senso” - Live Sicilia

Legalizzazione della cannabis |Civati: “Una norma di buon senso”

Il deputato a Catania ha presentato il suo libro sui benefici della legalizzazione della marijuana. Le parole d’ordine della serata sono libertà di cura e lotta alle mafie.

L'INIZIATIVA
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CATANIA – “Cannabis. Dal proibizionismo alla legalizzazione”. Un titolo che è già un programma politico quello del nuovo libro di Giuseppe Civati presentato ieri sera in città. Le parole d’ordine della serata sono libertà di cura e lotta alle mafie: due capisaldi delle argomentazioni a sostegno della legalizzazione della cannabis nei giorni caldi del dibattito in commissione parlamentare. In un’ottica di realpolitik, il via libera per l’uso terapeutico sembrerebbe più a portata di mano di quello per l’uso ricreativo. Tenuto conto dell’iter parlamentare, l’ipotesi più accreditata è che alla fine si arrivi all’approvazione di una legge che consenta di regolamentare esclusivamente “il segmento relativo alla cannabis terapeutica”, che pure permetterebbe di migliorare la qualità della vita di persone affette da diverse malattie come il cancro, la Sla e la fibromialgia.

Il deputato nazionale Pippo Civati fa il punto e afferma che l’orizzonte di Possibile rimane la legalizzazione tout court. “Noi siamo per una legalizzazione complessiva perché crediamo che questo sia analogo ad avere una particolare legislazione sulla cannabis terapeutica”, dice. Eppure, non sono pochi gli ostacoli parlamentari. “Ci sono molte resistenze da parte degli stessi che resistono sul testamento biologico e su altre battaglie di ordine liberale, in questo parlamento tutti si definiscono tali, ma dal punto di vista culturale si fa molta fatica”, spiega Civati a margine di un’iniziativa molto partecipata che ha visto intervenire medici, pazienti e farmacisti.

Sul palco c’è anche il magistrato Giulio Toscano che ha spiegato l’importanza del provvedimento in termini di lotta alla criminalità organizzata. “In una città come Catania cambierebbe questo: sequestri e confische di sostanza terapeutica non riguarderebbero più la cannabis e quindi il lavoro delle forze dell’ordine potrebbe rivolgersi verso occupazioni più importanti”, spiega. “Questa è già una cosa importante in un territorio come il nostro che avrebbe bisogno di un controllo e di una presenza molto più attiva e fattiva delle forze dell’ordine”, argomenta Toscano. “Inoltre, si erode uno dei business principali della criminalità organizzata e questo è un altro grandissimo vantaggio che si dovrebbe sposare a politiche sociali senza le quali la mafia continuerebbe ad avere la possibilità di controllare molta gente in assenza di alternative di lavoro possibili”, spiega il magistrato. Dati alla mano, l’operazione garantirebbe qualcosa come dieci miliardi in un anno: una somma importante. Meno pregiudizi e più buon senso, insomma.  “E’ solo una questione di buon senso perché la legge deve sanzionare comportamenti che fanno male agli altri”, dice Civati. “Se una persona ha la possibilità di accedere a un prodotto garantito e certificato, conoscendone anche la nocività, potendolo fare anche senza foraggiare la mafia, facendo risparmiare alla collettività un sacco di soldi che sprechiamo, io penso che questi piccoli cenni siano sufficienti a dire che questa è una buona legge”, argomenta.

Il leader di Possibile descrive l’operazione come un tentativo di imbastire una sorta di finanziaria. “E’ una buona legge anche come metafora del benessere che dovrebbe assicurare la politica della riduzione del danno: un approccio qualitativo e non più solo quantitativo, poliziesco e carcerario e anche di un’apertura a strategie diverse nella prevenzione e nel finanziamento alla sanità. Questo vale più dello 0,2% di Padoan o come gli 80 euro di Renzi che ci hanno ossessionato in questi anni di politica nazionale, vale insomma come una piccola manovra finanziaria, strutturale e seria”, spiega. “Una manovra da verificare, certo. Se non dovesse funzionare faccio il giro all’incontrario per spiegare che mi sono sbagliato”, scherza Civati. Poi l’affondo: “Se questo spirito autocritico valutativo lo avessero anche gli antiproibizionisti avremmo già una legge sulla legalizzazione delle droghe leggere e della cannabis in particolare”.

 


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