Caro Presidente Mattarella, ne valeva davvero la pena?
Valeva la pena, dall’alto della sua nota sensibilità e riconosciuta saggezza, di impartire la benedizione incondizionata, urbi et orbi (soprattutto ai secondi), al governicchio renziano in forma gentiloniana, senza provare a cambiare nemmeno un grammo dell’indigeribile polpettone riciclato e servito in tavola, a dispetto di giuramenti e baci sulle dita incrociate?
Possibile che lei, Presidente, non abbia avuto niente da obiettare, se non sul perimetro scontato del Gentiloni Primo in salsa di Renzi Bis, almeno sui volti, sui nomi, sulle scelte? Si sa, Presidente, le maggioranze passano, le facce restano impresse. E danno il senso della messinscena in atto.
Possibile che Lei, Presidente, non abbia obiettato: caro Matteo, la chiave del gioco ce l’hai tu, ci sono le scadenze da rispettare, gli impegni, c’è da rammendare l’immagine di un Paese che tu hai strappato, trascinandolo nell’avventurismo di un consenso ad personam, però, per piacere, evitiamo Maria Elena Boschi e Marianna Madia.
Evitiamo, cioè, certe facce messe lì solo per dire: a dispetto delle chiacchiere, sono sempre qui col mio Giglio Magico. Comando io e ho fatto solo finta, ma neanche troppo, di essermi congedato. Embè? Una presa in giro che non ricuce lo strappo, anzi, lo approfondisce.
Invece, Lei è stato un notaio formalmente impeccabile, ma arrendevole, tanto che oggi, perfino i giornali di bocca buona con il ragazzo toscano, sparano commenti ad alzo zero sul gioco delle tre carte di Renzi e sulla sua incoerenza. Editoriali urticanti, con un nome solo al comando: Alfano, chi sennò?.
Si sa, Angelino è un pezzo grosso, ahinoi. Siamo realisti: nessun governo sarebbe nato senza appagare la voglia inesausta di poltrone che ha più volte mostrato e gestito con una perizia da fuoriclasse. Però non c’era solo lui. E Maria Elena? E Marianna?
Maria Elena Boschi è stata la madrina del renzismo e della rottamazione, tanto da avere affermato: se vince il No, lascio. Se Matteo va via, vado via anche io. Nel prometterlo solennemente, aveva spalancato i suoi occhioni celesti da Fata Turchina, comprensiva nel perdonare qualche naso lungo e incapace di dire bugie. Adesso ‘rieccola’ – come il tanto meno affascinante Amintore Fanfani – a dispetto di tutti e di tutto. Pur di ripescarla, ha annotato Mario Calabresi, direttore di ‘Repubblica’, quotidiano non certo sospettabile di anti-renzismo: “si sono resuscitati due vecchi ministeri, uno per il fedelissimo Lotti l’altro per De Vincenti”.
Marianna Madia ha realizzato un solo progetto degno di nota, si fa per dire: la riforma della Pubblica amministrazione, impallinata dalla Corte Costituzionale; evidentemente con le riforme urge un ripasso da quelle parti. Perfino, lei è stata premiata con la riconferma, una carezzina dopo il disastro.
Nemmeno loro – le madamine del Giglio Magico – potevano essere espunte dalla squadra con un tratto di penna, per un gesto di ovvia decenza? Non sarebbe stato meglio insistere: Matteo, o cambi le carte in tavola, abbandonando i fedelissimi per dare un vero segno di discontinuità, oppure continui e ti prendi la responsabilità di restare in sella, senza finzioni, né ipocrisie?
Caro Presidente, questo avremmo voluto vedere, questo non abbiamo visto. Resta la domanda dell’incipit: ne valeva davvero la pena?

