PALERMO – La decisione di fissare al 29 novembre la data di elezione del sindaco metropolitano ha fatto storcere il naso a molti. Il rischio di un’impugnativa da parte del governo nazionale è forte, ma le voci critiche si levano anche dai territori. Per domani è previsto anche un incontro a Corleone.
“Era difficile peggiorare una norma che limita partecipazione e controllo democratico, il governo regionale è riuscito anche in questa impresa. La scelta della data del 29 novembre per procedere all’elezione dei liberi consorzi è chiaramente una norma contra personam e umilia la città di Palermo. Impedire con un cavillo la candidatura del sindaco del Capoluogo, che rappresenta oltre la metà della popolazione del libero consorzio e che nella normativa nazionale è automaticamente alla guida dell’ente che sostituirà le provincie, segnala la paura del Partito Democratico e una cultura politica che di democratico ha ben poco”. Cosi il deputato siciliano di SEL Erasmo Palazzotto tornando sulla decisione del governo regionale di indire le elezioni per le ex provincie in una data che esclude dalla partecipazione Leoluca Orlando e di numerosi altri Sindaci dell’Isola. ” Appena pochi giorni fa il segretario provinciale di Palermo del PD- prosegue Palazzotto.- aveva sfidato Orlando a candidarsi e competere per la nuova carica. Evidentemente le spaccature registrate dentro il partito – conclude Palazzotto – e il concreto rischio di una sconfitta hanno fatto virare il Governo regionale su una scelta che rappresenta un vero schiaffo alla democrazia in nome degli interessi del PD”.
“Da Statuto speciale a sorvegliato speciale”, così commenta la vicenda il deputato M5s Francesco Cappello. “Quello che non riescono a bloccare in Sicilia, perché costretti a votarlo obtorto collo in parlamento, provano a bloccarlo a Roma. Non condividevano la legge sugli appalti e l’hanno fatta impugnare dallo Stato. Non condividevano che popolazioni come quelle di Gela, Niscemi e Piazza Armerina potessero emanciparsi dai territori di appartenenza ed allora, adesso, minacciano di impugnare la legge sui liberi consorzi da parte dello Stato. I partiti siciliani sudditi di Roma se ne lavano le mani ed invece di accettare la volontà popolare lasciano fare il lavoro sporco allo Stato. Così alla fine potranno dire ai siciliani che qualcun altro ha deciso per loro. E che loro ci avevano provato. Senza nemmeno rendersi conto che grazie a loro siamo passati dallo Statuto speciale a sorvegliati speciali”.
“Il vero problema di questa legge è che, ancor prima di parlare di competenze e confini territoriali, si è pensato a escludere circa 160 sindaci in tutta la Sicilia, con un pericolosissimo vulnus democratico: o si andava con l’elezione diretta o, in prima istanza, la data andava scelta dal Parlamento e non dal sindaco presidente della Regione – dice il sindaco di Ventimiglia di Sicilia Antonio Rini – a essersi rinforzati sono stati solo i partiti e le segreterie. Un’operazione di conservatorismo in salsa demagogica”.
“L’Anci Sicilia, di cui sono componente del consiglio, si è già espressa – dice il sindaco di Aliminusa Filippo Dolce – il superamento delle vecchie Province va bene, ma questa rappresentanza indiretta ci fa nutrire forti dubbi, anche per la tenuta finanziaria. Il presidente della Regione, con un semplice atto amministrativo, decide la data e ancora non si conoscono le modalità di voto. E’ inopportuno che 147 sindaci vengano lasciati fuori dalla tornata elettorale”.
“La politica ha compiuto un’azione maldestra – dice Paolo Amenta, vicepresidente Anci Sicilia – al di là dei suoi problemi, questa Regione dimostra di non avere una classe politica. La legge taglia fuori i 150 sindaci eletti nel 2012, a cui si aggiungono quelli del 2011: rimarranno poche decine di sindaci a poter concorrere. E’ uno schiaffo alla democrazia. Si può pensare che quattro politici decidano il futuro dei territori? Siamo amareggiati. L’assessore agli Enti Locali può consentire un’operazione di questo tipo? E se l’assessore non ha la libertà di decidere, forse parte del governo dovrebbe riflettere”.

