L'addio di Palermo a Lo Porto | Una scuola porterà il suo nome

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Palermo dà il suo ultimo saluto al cooperante ucciso in Afghanistan dal fuoco amico. Sono presenti i familiari, il sindaco Leoluca Orlando, l'assessore comunale Giusto Catania. (Foto Facebook Elvira Terranova)

PALERMO – Si sono celebrati con una cerimonia laica, al Noviziato dei Crociferi a Palermo, i funerali di Giovanni Lo Porto, detto Giancarlo, il cooperante palermitano ucciso in Afghanistan dal fuoco amico. Presenti i familiari del cooperante, il sindaco Leoluca Orlando, l’assessore comunale Giusto Catania. Orlando ha proclamato per oggi una giornata di lutto cittadino. Il rito funebre è iniziato con un intervento dell’assessore Catania che ha ha ribadito che questo di oggi è un omaggio della città a Giancarlo che ha trascorso la vita facendo ponti per la pace. Poi è stato mostrato un video con il sottofondo della musica di Vasco Rossi amata dal cooperante. Nel video scorrono pensieri e foto di Giancarlo impegnato in giro per il mondo per lo sviluppo e la crescita in quei paesi dove non c’è libertà e giustizia. Subito dopo la cerimonia laica la salma di Lo Porto verrà trasferita nell’abitazione della madre in via Pecori Giraldi. Sarà il Comune di Palermo a pagare il trasporto e le esequie del giovane cooperante.

Nel corso dei funerali un amico ha letto pagine del suo diario in cui il giovane scriveva del suo amore per il Cile, per il Pakistan, e per i tanti paesi visitati nella sua intensa vita. In sottofondo sempre le canzoni di Vasco Rossi. “Ogni essere umano ha diritto di ricevere aiuto, dignità e rispetto in un momento di bisogno”, scriveva sul suo diario Giovanni. In un altro passo del suo diario, Lo Porto ricorda il suo viaggio in Pakistan dopo il terremoto del 2008. “Ho trovato gente ospitale – scriveva – Mi sono innamorato di questa gente”. Gli amici del cooperante hanno chiesto verità e giustizia nel corso dei funerali. “Non è stato un errore e non si può liquidare in questo modo quanto è successo a Giovanni. Vogliamo sapere cosa è successo al nostro amico e compagno di lavoro”, hanno detto altri cooperanti che hanno lavorato con Lo Porto in questi anni. La salma del cooperante ucciso in Afghanistan da fuoco amico, è arrivata a bordo della nave proveniente da Napoli per poi essere trasferita nell’ex chiesa della Kalsa per l’ultimo saluto. Sulla bara la bandiera della Pace. A fianco uno zaino dove nei suoi viaggi teneva le poche cose che gli servivano, una chitarra e la maglietta del suo cantante preferito Vasco Rossi. “Palermo oggi ha scoperto un grande uomo – ha detto l’assessore Comunale Giusto Catania – Nei suoi viaggi era sempre vicino ai bambini con cui legava immediatamente. Per questo motivo il Comune intitolerà una scuola a Giovanni Lo Porto proprio vicino l’abitazione della madre”. Per il sindaco Leoluca Orlando oggi c’è un filo che lega il Pakistan con Palermo. Lo ha detto davanti ai rappresentanti della consulta degli immigrati che hanno partecipato ai funerali laici. “Partire e tornare è un diritto – dice il sindaco – Partire e tornare dentro una cassa da morto è un dolore per l’intera collettività. Siamo molto fieri per quanto ha fatto nel mondo Giovanni, palermitano di Brancaccio. Oggi Brancaccio è Palermo e Palermo è Brancaccio”. La famiglia Lo Porto era seduta nella prima fila accanto la bara. Inconsolabile la mamma Giusi che non ha smesso mai di piangere soprattutto quando scorrevano sullo schermo le immagini di Giovanni. Accanto a lei i fratelli Giuseppe e Daniele. Il padre, che vive al Nord, arriverà più tardi.

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