PALERMO – A distanza di poche ore dal fermo di 4 presunti scafisti egiziani, nella tarda serata di ieri è stato arrestato il tunisino Alì Brabra, accusato di avere fatto entrare in Italia 250 migranti “esponendeli a pericolo per la loro vita e incolumità”. Alle 23,30 di domenica, infatti, la capitaneria di porto di Pozzallo si è mossa per scortare a riva un’imbarcazione di legno intercettata dalle autorità maltesi. Intorno alle 5 del mattino successivo, il barcone è arrivato a Pozzallo, dove sono approdati 159 uomini, 55 donne e 37 minorenni. I migranti sono stati trasferiti al Cpa di contrada Cifali, a Ragusa.
A quel punto sono scattate le indagini, condotte dalla Mobile di Ragusa e dallo Sco con la collaborazione della compagnia carabinieri di Ragusa e della sezione operativa navale della guardia di finanza di Pozzallo. A saltare agli occhi degli investigatori, la presenza sul barcone – proveniente dalla Libia – di una persona dalla carnagione più chiara rispetto agli altri migranti, tutti eritrei. “La polizia scientifica – si legge in una nota – riferiva che il tunisino era già stato in Italia e per lui il primo ingresso risaliva al 1999 a Lampedusa. Dagli accertamenti in banca dati interforze, veniva appurato che l’uomo dopo l’ingresso nel 1999 aveva commesso diversi reati, come furto e ricettazione, successivamente espulso perché clandestino”. Dopo l’espulsione, Brabra ha tentato l’ingresso in Italia altre sette volte. Con sé, l’uomo aveva 700 dollari.
Aveva con sé 700 dollari. E' accusato di aver fatto entrare in Italia 251 migranti.
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