L'onore di Cintola | E quello dei giornalisti - Live Sicilia

L’onore di Cintola | E quello dei giornalisti

 E' giusto che il lettore sappia, siamo qui per questo. La notizia del consumo di coca da parte di un deputato regionale è sacra e non emendabile. Se ne ricavano indicazioni utili sul voto e sulla moralità della nostra classe politica e del soggetto in questione. Se ne ricavano,  inoltre, oscuri presagi sul perbenismo dei politici e di una casta che condanna il pesce piccolo, il minuscolo tossico e sniffa nel segreto delle stanze segrete del Palazzo.
Droga, politica, informazione
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E’ giusto che il lettore sappia, siamo qui per questo. La notizia del consumo di coca da parte di un deputato regionale è sacra e non emendabile. Se ne ricavano indicazioni utili sul voto e sulla moralità della nostra classe politica e del soggetto in questione. Se ne ricavano,  inoltre, oscuri presagi sul perbenismo dei politici e di una casta che condanna il pesce piccolo, il minuscolo tossico e sniffa nel segreto delle stanze segrete del Palazzo. Mica vogliamo credere che Salvatore Cintola, detto Totò, sia l’unico “assuntore di droga” dei corridoi del potere? Tuttavia, nel caso della persona in questione, la stampa non si è fermata al confine di un uso continente delle proprie prerogative. E’ andata oltre.
E così abbiamo letto di Cintola una serie di particolari intimi. Sappiamo che fa chemioterapia (lo ha detto lui, ma era un buon motivo per scriverlo?). Sappiamo che nelle telefonate intercettate veniva appellato sgradevolmente “il nano”. Insomma, non ci siamo limitati e dare buona e piena informazione. Forse abbiamo fatto a pezzi l’onore di un uomo sofferente, forse abbiamo girato il coltello nella piaga del suo cuore, scrivendo particolari insignificanti nella sostanza e cari solo ai cacciatori di privacy altrui, ai tagliatori di teste. E forse l’abbiamo fatto perché Totò Cintola è un soggetto debole e discutibile, un moribondo. Cioè,  il bersaglio perfetto. Con altri, magari, avremmo messo il silenziatore a certi particolari, come usa, da che mondo e mondo. Cane (piccolo) non mangia cane (grande).
Totò Cintola assuntore di droga? D’accordo, non votiamolo più, cancelliamolo dalla scena politica. Invece, noi bravi cronisti (pure noi di Livesicilia,che credete?  Mica facciamo ogni volta eccezione come vorremmo), sempre pronti a prendere a calci chi finisce a terra, perché finché è in sella mai ci arrischieremmo, ci siamo esibiti nella caccia al mostro, grufolando tra intercettazioni e lacerti di verbale. Noi, che rivendichiamo i nostri diritti senza tenere conto della sensibilità delle nostre vittime. E abbiamo un alibi perfetto, al solito, la giustificazione preferita delle nostre quiete e sottili nefandezze. La licenza di uccidere? No, la libertà stampa.


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Commenti

    Bravo Roberto …………………………………un poco di verità

    Pur nella disistima per cintola, condivido pienamente.

    Autocritica di “maniera”? Chi se ne frega, magari lo facessero tanti altri giornalisti!

    Cintola è malato, Cintola è agli sgoccioli, Cintola è un uomo debole che, vigliaccamente, la stampa attacca e irride…
    Cintola fa le leggi, Cintola si muove nelle stanze del potere dove si decide delle nostre vite, delle nostre speranze, del nostro futuro e lo fa con laute remunerazioni che sono pagate dai cittadini.
    Ah come siamo cattivi, ah come è cattiva la stampa che, però, talora si preoccupa dell’onore dei giornalisti e dell’onore di chi fa notizia, senza preoccuparsi mai di approfondire nella notizia al di là del gossip e del clamore!
    Cintola non mi fa alcuna pena, i politici non mi fanno pena, nessuno li obbliga a fare quel che fanno, tutti li delegano e sono al nostro servizio, non sono pagati per per il loro piacere e se non sono in grado, o non sono degni si dimettano e vadano a lavorare, come quei giornalisti che son buoni solo a ungere gli spazi per i quali sono pagati.

    diversi mesi fà uscì sull’espresso (e solo da loro!) la notizia del fermo dell’autista di un noto esponente siciliano del governo nazionale,trovato con cocaina a bordo destinata al suo datore di lavoro,si fece un gran parlare nei corridoi,anche se non era una sorpresa,ma nessuno dei giornalisti al servizio dei cittadini riportò la notizia e il tutto passò in sordina C.V.D.

    La mania di fare i commenti alle notizie che ci da LiveSicilia,da un lato fa piacere perchè significa partecipazione e quindi democrazia.Dall’altro lato comporta dei rischi quando qualcuno non informato bene sui fatti aggiunge danno al danno e dice pure sciocchezze qualunquistiche.”Adelante Pedro,cum iudicio”.-
    Saluti.-

    Davvero apprezzabile il modo in cui si mette in discussione la propria categoria e la propria testata. Non è da tutti, anzi non lo fa nessuno.

    Per quel che vale, tuttavia, mi sento di rassicurare autori e lettori. Si è dato conto di una notizia di cronaca, che per quanto sgradevole per l’interessato, sempre notizia rimane.

    Sulla chemioterapia, aspetto molto delicato (tanti auguri a Cintola!), è stato lui a riferirlo ai giornalisti, come dice l’articolo; è un particolare intimo, certo, ma svelato dallo stesso interessato.

    L’appellativo “il nano” serviva a identificare l’onorevole. Emergeva dalle intercettazioni….. della sua segretaria….e poi un onorevole nano (silvio!) è come il giudice nano di De Andrè.

    Certamente “si è rigirato il coltello sulla piaga di un uomo sofferente”, ma ciascuno con le proprie responsabilità.
    W i giornalisti seri come voi. Avanti con la cronaca seria e rispettosa. su Cintola lo siete stati.

    Condivido pienamente il commento di Gianluigi, non fosse altro perché l’esperienza mi ha resa parecchio disincantata verso chi cerca di autoincensarsi o attraverso l’autoindulgenza o per mezzo di un sentimentalismo di maniera.Spero solo di non invecchiare cinica.

    @abbassosicilia
    Evidentemente è poco informato. Tutti i giornali, compresi quelli locali hanno riportato la notizia, che è rimasta sulle prime pagine per diversi giorni. A tutt’oggi, basta che clicchi su Internet il nome del sullodato sottosegretario, con in aggiunta quello di Martello e la ritrova. Se poi ella si riferisce a qualche quotidiano specifico ( e tutti sappiamo qual è), il discorso cambia. Cvd.

    Aspanu la notizia non è quella di martello,ovviamente so che è stata lungamente riportata e c’è stato pure un processo,ma un’altra storiella più recente data solo dall’espresso. CVD

    Caro Sign. Puglisi,
    apprezzo vivamente il Vostro “Mea Culpa” ma temo che nel farlo abbiate realizzato un autogoal. Un mio Professore diceva sempre che le rettifiche peggiorano la situazione, perchè mettono al corrente di una notizia anche chi non era a conoscenza. Come in questo caso in cui la “chemio” e il “nano” mi erano sfuggiti…sino al “mea culpa” di oggi.
    Saluti

    Non sono molto colpito dalle ulteriori informazioni date dal direttore,ne apprezzo il modo e lo stile,(auguro tutto il meglio possibile all’on.)quello che continuo a non capire e il modo stupido e incolore che continua a professare l’on.Cuffaro a smentire (cosa assolutamente vergognosa)la debolezza,a cui è assoggettato l’on. Cintola.Sono convinto,che la maggior parte delle persone giustifichera Cintola ma l’on. Cuffaro troverà mai qualcuno disposto a giustificarlo?

    Vede, è soltanto la pura e semplice verità. Saluti

    Caro Puglisi, quest’articolo le fa onore.
    Complimenti a lei a Live Sicilia, ogni tanto qualcuno che fà i conti con la propria coscienza con grande umiltà fa bene a se stesso e ai lettori.
    Complimenti ancora.

    Roberto, ho letto adesso il tuo articolo, pero’ questa volta, non sono del tutto d’accordo con te. Io sono tra i giornalisti che hanno avuto la grave ‘colpa’ di avere scritto, dopo avere intervistato Cintola al telefono, che sta facendo la chemioterapia e che nell’ordinanza di custodia cautelare, la sua ex segretaria lo chiamava ‘nano’. Quando gli leggevo i passi del provvedimento del gip – che ancora non conosceva – a tratti sorrideva, a tratti era sconcertato, a tratti triste e poi incazzato nero. Ma io non sono affatto pentita, Roberto, di avere scritto che e’ ammalato ne’ che lo chiamano ‘nano’. Intanto, me l’ha detto lui piu’ e piu’ volte di avere il tumore e di essersi sottoposto proprio nei giorni scorsi a una nuova terapia. E ti assicuto che non mi ha mai detto ‘la prego, questo non lo scriva’, come – ti posso assicurare – accade decine e decine di volte. Io non mi ritengo un avvoltoio. Posso anche dirti che alla fine della telefonata, Cintola, tra le lacrime, mi ha detto ‘La ringrazio molto per il garbo che ha avuto nell’intervistarmi, per il modo gentile e per le parole che mi ha detto. Quando la vedro’, le daro’ un abbraccio affettuoso’. No, non credo di essere un avvoltoio. A volte, nel nostro mestiere, puo’ capitare di scrivere delle cose che possono fare male. Ma io ho solo fatto il cronista. Non ho riportato abitudini sessuali di nessuno, ne’ altri aspetti particolarmente ‘appetitosi’ per molti voyeur-lettori. Non credo di avere “fatto a pezzi” un politico. C’e’ un’ordinanza con tanto di intercettazioni telefoniche che mi sono limitata a riportare, senza aggiungere mai un solo aggettivo o fare j’accuse di nessun genere. D’altro canto, scrivo per un’agenzia di stampa e non posso farlo. Come e’ giusto che sia. Sto seguendo, per ora, il processo per la scomparsa di Denise Pipitone. E’ un processo molto duro dove la povera madre, Piera Maggio, e’ costretta a mettere a nudo tutta la sua vita, a farla veramente ‘a pezzi’. L’altro giorno l’avvocato dell’imputata le ha fatto domande veramente imbarazzanti sulla sua relazione con il padre naturale di Denise. Domande anche sulle sue abitudini sessuali, su dove si vedevano, sugli alberghi che frequentavano etc etc. Io non ho riportato nemmeno una riga delle cose piu’ ‘scabrose’. Non erano necessarie, a mio avviso, al fine di fare consocere alla gente la storia di Denise. Ecco perche’ credo di non fare ‘cattiva informazione’. Ciao, Roberto e buon lavoro.

    Mi permetto, per la prima e credo unica volta, di giuocare in casa. Le considerazioni di Roberto Puglisi, se da un lato suscitano un momentaneo senso di colpa, da un altro sono un’occasione rara perché i suoi colleghi, che ne condividono il contenuto deontologico e morale, lo dicano espressamente e si iscrivano dichiaratamente ad un nuovo albo, quello degli “onorabili”. Onorabile giornalista si potrà dire, ma limitatamente a chi, concretamente, scriverà, come fu definito da un uomo illustre, “con gli spilli sulla mano”,scriverà, cioè, tutta la verità necessaria e solo questa, non le notizie “basse” che abbassano la qualità di quei lettori più deboli perché inclini alle superficialità e ai vizi da immaturità. Puglisi è un giovane giornalista, ma la sua lezione non ha età, né per contenuti né per destinatari. Saluti.

    Non condivido questo articolo. Secondo me bisogna riflettere prima di pubblicare un articolo, non mi piace che prima si pubblica e poi si faccia il mea culpa dopo. In più ogni giornalista dovrebbe avere un’etica, costante nel tempo, maturata anche con riflessioni individuali.
    Confesso che stavo per impietosirmi appena ho letto della chemio, ma poi ho pensato che tanti lavoratori possibilmente hanno familiari a carico malati, ma questo è l’ultimo dei pensieri dei signori politici quando ci tassano per qualcosa o quando qualcuno rimane senza lavoro anche per colpa della politica.

    Noi riflettiamo sempre. Se lei legge bene, la critica era generale, non solo auto. Dunque, lei distingue tra cancro degli operai e cancro dei politici. Io no. Saluti.

    penso semplicemente una cosa il politico a mio avviso essendo un rappresentante del popolo ha l’obbligo di mantenere una il proprio impegno verso il prporio elettorato in maniere dignitosa, detto questo è pur vero che la vita privta deve restare integra e non infangta, quindi secondo me la redazione ha fatto il proprio dovere a dare notizia.
    In conclusione non diamo contro la stampa unico mezzo per rappresenatre la varità e non i pettegolezzi

    Non mi dia lezioni di sensibilità, dott. Puglisi, che non mi servono. Troppe volte nella vita sono stata sensibile con chi non è sensibile verso gli altri. Adesso ogni tanto mi fermo e mi pongo la domanda: ma io mi dispiaccio per tizio, ma tizio si dispiacerebbe per me? Non so se mi spiego.
    In più, le devo ricordare le speculazioni politiche sui problemi dei disabili, per esempio?

    Ha ragione Puglisi sono fatti privati, sembra giusto che “l’onorevole” si ritiri a vita privata, l’uomo pubblico non ha fatti privati, perché i soldi che percepisce sono soldi pubblici. di tutti, allora giusto che tutti sappiano.
    Signor Puglisi non faccia del perbenismo spicciolo, a tanto al chilo.

    Abbiamo raschiato il fondo? Ci governano solo un mucchio di uomini senza scrupoli e drogati? Questa è la realtà, nono o non nano, malati o sani. L’ipocrisia è fingere di non sapere…La moralità oggi che significato assume? Cosa insegnare ai nostri figli quando il panorama pubblico è questo? Va bene che abbiamo abolito le pene più severe, ma perché non fare un referendum che i politici, ma soprattutto coloro che hanno incarichi, posti , ruoli DEVONO essere persone pulite, senza procedimenti penali, questo è uno sbarramento NECESSARIO se vogliamo dare credibilità alla democrazia. L’unico modo per colpire i politici E’ NON VOTARE, non dare loro quello che vogliono a qualsiasi prezzo. Se questo vi sembra non democratico allora si prendono e si votano comuni cittadini, non formati dai nostri politici che sanno impartire lezioni di furbizia e latrocinio come le cronache ogni giorno ci raccontano. IL RIGORE deve essere il massimo per gli uomini pubblici invece di fare leggi per SANARE tutti i reati che durante le legislature faranno….

    Peso troppi chili. E’ un perbenismo che, per primo, non potrei permettermi. Saluti.

    E lei non dia lezioni di insensibilità. Saluti. Ps. Sui disabili sfonda una porta aperta: Livesicilia ha scritto campagne su campagne.

    per me, il sign. Puglisi è un giornalista, Speciale.

    Signor Puglisi, per i suoi chili nulla è perduto; mangi senza sale, Per gli “onorevole” ormai è tutto perso, hanno perso l’onestà intellettuale, con lei il signicato di politica: “science des affaires de la Cité” non cultura del favore reciproco, fra notabili.

    Grazie. Seguirò il consiglio.

    per favore, noi lettori vorremmo essre aggiornati giornalmente sulla mozione di sfiducia del sindaco cammarata, più precisamente chi ha firmato e chi no. Grazie

    Sarei curioso di sapere come fa la signora Elvira a stabilire che Cintola piangeva durante la telefonata.Forse ha il videotelefono ??

    Dottor Roberto , ma con ACIERNO,comu finiu???
    Dottor Roberto , ma con i 38 milioni di euro spariti dalla Provincia di Palermo,comu finiu ?? o comu finieru ???

    Bella riflessione, dott.Puglisi, c’è ne vorrebbero di piu’ di giornalisti come lei. Pur essendo lontano dal Cintola concordo pienamente con lei. Tranne che per una cosa, la sua ultima affermazione, “La licenza di uccidere? No, la libertà stampa” andrebbe modificata in “Libertà di stampa = licenza di uccidere”.
    Le propongo, su Livesicilia, una battaglia sacrosanta contro l’errore di stampa, come descritto, se non erro, dalla futura legge sulle intercettazioni, l’obbligo cioè di pubblicare le smentite, con lo stesso risalto e carattere tipografico, della notizia errata. E’ una battaglia di civiltà a cui tutti i giornalisti e gli editori dovrebbero aderire, mentre invece, nessuno ne parla, tutti sono infatti impegnati a demonizzare la legge attualmente in iter parlamentare. Si distingua, rompa il muro.

    Vede, tutte le opinioni in materia sono valide, quando si riesce a dialogare. A me la legge sulle intercettazioni non piace in molti punti. Ma rispetto la privacy delle persone che è sacrosanta. Sa, esiste un modo imbecille di fare questo mestiere, per esempio quando uno va dalla madre di una vittima in una qualunque storia di dolore e chiede: signora, cosa ha provato? E non mi piace nemmeno la difesa del feticcio della libertà di stampa, quando poi – nei fatti – la normativa si rende necessaria per sanare troppi errori pagati dalla pelle degli altri. E ha ragione lei: noi mettiamo in croce le persone in prima pagina e le stacchiamo dalla croce con una breve. Affettuosi saluti.

    questo ‘mea culpa’ allargato e non mi sa di emulazione: va di moda il perbenismo tra i giornalisti tanto quanto va di moda tra la casta. Uno quando sbaglia deve essere ammonito, anche dipingendolo coi colori ‘sgargianti’. Questo buonismo all’italiana ha rovinato il paese: non lamentiamoci, allora, se le cose vanno di male in peggio: il perdono viene dopo il pentimento e non viceversa.

    ORBENE
    Caro Puglisi. benche’ lei censuri molti miei commenti, devo ammettere che il suo articolo ha un fondo di amarezza e di stile.
    Mi permetto pero’ un’analisi un po’ piu’ spregiudicata:
    che decide di entrare in un alveo pubblico deve subire i costi e i benefici della popolarita’ e deve bere l’amaro calice.
    Il mondo della politica , dello spettacolo etc e’ inquinato da una quantita’ abnorme di cocaina. Basta vedere il dosaggio dei cataboliti urinari presenti nelle fogne per capirlo.
    Non ci si deve scandalizzare per un nano o per una nana assuntori di coca.
    Quello che fa riflettere e’ il circuito con cui costoro hanno grande familiarita’ per venirne in possesso.I soldi della coca servono a rinfoltire la mafia. Ecco l’immoralita’ del gesto.
    Si entra in grande inevitabile confidenza con i pusher, che prendono i tuoi cosiddetti nelle mani e incominciano a darti del tu, a chiederti favori etc
    Lo spartiacque del giornalismo dovrebbe essere legato alla veridicita’ delle notizie: il mercato dell’informazione vuole vedere il sangue, il privato etc e voi giornalisti siete costretti a impiattarlo su carta o on line.
    Ecco il tema: perche’ il consumatore lettore agogna a vedere il sangue dei potenti?
    L’informazione e’ drogata?
    Ai posteri l’ardua sentenza
    Distinti saluti e non mi censuri piu’ quando dico che dobbiamo arrenderci

    Lei si censura da sola, quando scrive commenti che noi non possiamo passare. Occhio ai cataboliti e saluti.

    Gentile signor Sialvo, non e’ necessario avere il videotelefono per sentire singhiozzare e piangere una persona. Beato lei che non ha mai fatto questa – triste – esperienza. Saluti

    un dibattito vero sull’uso della coca da parte dei politici, la stampa locale, non l’ho ha mai affrontato. tutti sanno tutto e per primi i giornalisti, ma una domanda ai loro intervistati non l’hanno mai posta. una domanda semplice e diretta che nella migliore ipotesi farebbe arrossire l’intervistato : ” onorevole, giurerebbe sui propri figli di non avere mai usato droghe?” ed ancora, un dibattito vero sull’uso della notizia e della sua utilità. ha ragione puglisi, quanti cintola sono finiti nel tritacarne mediatico senza alcuna utilità?

    Il giornalista deve dare la notizia, è questo il suo mestiere.
    A noi lettori impietosirci o rallegrarci, a seconda dei casi.
    Niente di peggio di un giornalista che si auto-censura o si mette il “limitatore”. I preferiti dai regimi, perché consentono loro di affermare che la stampa è libera: si censura da sola…

    Se un politico, che USA i miei soldi, va a puttane, io lo voglio sapere.
    Se un politico, che PAGO con i miei soldi, si fa di coca, io lo voglio sapere.
    Se un politico, che DECIDE come spendere i miei soldi, si “bagna le mani”, il lo voglio sapere.
    Se un politico, che DIVIDE a terzi i miei soldi, frequenta mafiosi, io lo voglio sapere.
    Se un politico, che LAVORA anche per i miei soldi, tratta male la sua famiglia, io lo voglio sapere.

    Sono politici, uomini pubblici, tanti privilegi…
    Devo poter conoscere lo spessore morale di queste persone, che decidono del futuro nostro e dei nostri figli, come conosco quello degli amici che frequento.

    La carità, l’empatia, la sensibilità… non fate i giornalisti se le vostre qualità sono queste: perché, nove volte su dieci, avrete davanti a voi feroci lupi travestiti da candidi agnellini, e non darete la notizia, ma quello che lor signori vogliono sia detto.

    Mi verrebbe da dire, fate i preti, ma dati i tempi…

    Poi mi spiegherà quale sarebbe la notizia che abbiamo nascosto.

    Caro Puglisi, sono contento della mia beata ignoranza, allora.
    Per favore, però: mi dica se almeno un po’ so scrivere. Tengo tanto al suo giudizio, perché la mia formazione mi porta al confronto, sempre e comunque.

    Ad ogni modo, non mi pare di avere offeso nessuno, ma se questo è il metro… ne farò tesoro: registro che esiste anche un “giornale” che invece del confronto, anche scomodo, anche sbagliato (a seconda dei punti di vista), prende la facile scorciatoia dello pseudo-insulto (mi ricorda qualcuno, ma lasciamolo in pace, una volta tanto…)

    Le potrei rispondere che, allora, lei è lontano dall’essere un giornalista, se accetta anche solo parte di una legge come quella prevista sulla privacy, che altro non serve se non a togliere di torno le intercettazioni.

    Semplicemente, non ritengo si vada mai oltre a dare queste notizie. Sapere è nostro diritto, far sapere è vostro dovere.

    Nello specifico, la notizia che Cintola sia malato non mi rallegra, ovviamente, ma non sposta una virgola della mia valutazione. Potevate anche non darla, la notizia: ma ne ha parlato lui.
    Giusto ? Sbagliato ? Non lo so: è comunque una notizia.

    Mi raccomando, però. Se decidesse di degnarmi di una risposta, scriva lentamente, ché – avrà capito – ho qualche difficoltà…

    “Poi mi spiegherà quale sarebbe la notizia che abbiamo nascosto.”

    Ad esempio, il suo insulto nei miei confronti, che ho fatto in tempo a vedere…
    Non pubblichi nulla, chiudiamola qui che è più dignitoso, dopo il bel pezzo che ha scritto.

    Affettuosi saluti,
    Max

    ma come mai la notizia dell’autista di miccichè trovato con ina busta con ddroga intestata all’onorevole è passata in sordina?
    Caro puglisi, il pezzo sarebbe in astratto buono, ma l’onorabilità la si può perdere se la si possiede. E in questo caso la cocaina é l’ultimo dei problemi.
    Forse non ha scelto “tempi e luoghi” nel migliore dei modi. Eppure non mancano esempi migliori per fare esercizio di garantismo. Solidarietà ad elvira

    Ma quello è saltato per un problema tecnico e me ne accorgo ora. Il prete lo faccia lei, questo era quello che ho scritto. E non è un insulto, da un lato è una risposta a una sua esortazione, dall’altro è una sottolineatura della sua intolleranza. Perché è chiaro che lei vuole leggere come ritiene opportuno. Saluti.

    E no, caro Puglisi. Non ci sto a passare per intollerante, dopo quello che ho potuto leggere, per pochi secondi, tra i commenti.

    Il suo commento, rivolto a me, era: “Lei non sa nemmeno leggere”, affermazione che non mi pare meno intollerante di quanto riportavo, in modo provocatorio lo ammetto.
    Immagino abbia letto il mio commento come un attacco personale, ma io – e lo ribadisco qui – ne ho approfittato solo per parlare (di quello che penso) della categoria dei giornalisti.

    Ho stima di questa testata, che le rinnovo, viceversa non sprecherei neanche un secondo a partecipare ad un dibattito “Web 2.0”

    P.S.: ho tanti amici preti, ma quelli veri, quelli delle missioni, non i militanti del potere temporale.

    Anche io ho amici preti. Ma non mi piace fare il giornalista finto che inventa una replica super partes. Se mi sento ingiustamente attaccato, non tanto rispetto ai contenuti quanto per la correttezza, rispondo per le rime. E credo che questa sia una forma di comunicazione onesta e non ipocrita. Saluti.

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