Low cost e dumping sociale |A Catania si fa il punto - Live Sicilia

Low cost e dumping sociale |A Catania si fa il punto

Lanciano l'allarme i sindacati del trasporto aereo, che analizzano le conseguenze della  corsa al ribasso dei prezzi che, pur garantendo maggiore mobilità alla cittadinanza, ricadono sui lavoratori del settore.

il convegno
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CATANIA – Politiche a basso prezzo sulla pelle dei lavoratori. E’ la dura denuncia dei sindacati europei dei trasporti (ETF – European Transport Workers Federation) che, da Catania, lanciano un allarme sulle conseguenze economiche e sociali dovute a quella che definiscono una “giungla”: le politiche attuate dalle compagnie aeree lox cost. Chiedono infatti il rispetto delle leggi italiane e delle regole del lavoro, evitando i sotterfugi e la conseguente concorrenza sleale nei confronti delle compagnie che lavorano onestamente. Al loro finaco anche la Filt Cgil e la Fit Cisl, intervenute al convegno nazionale in corso alla Baia Verde “Evoluzione del mercato del lavoro nell’Industria del Trasporto Aereo a seguito dello sviluppo delle compagnie Low Cost”.

Parlano di dumping, i sindacati, di corsa al ribasso dei prezzi che, pur garantendo maggiore mobilità alla cittadinanza, di fatto la penalizzano, abbassando la qualità del servizio, garantito dalle compagnie tradizionali, e il livello di sicurezza.

Ne è convinta Elisabetta Chicca, rappresentante di ETF: “La riduzione dei prezzi per agevolare l’utenza – spiega – sta andando a scapito innanzitutto dei lavoratori, ma anche della stessa cittadinanza. Questo avviene prevalentemente – aggiunge- perchè molte compagnie low cost operano nella zona grigia delle direttive europee, non rispettando le regole. L’utenza crede di risparmmiare – aggiunge – ma il costo sociale è molto alto”.

Sono circa seimila i lavoratori italiani che lavorano nelle compagnie low cost e la maggior di parte di loro guadagnano- soprattutto nel caso del personale di volo- il 50% in meno di una compagnia come Alitalia. Ma non è solo una questione di soldi: attraverso una forma sofisticata di delocalizzazione, alcune compagnie non versano contributi per la pensione, nè pagano le tasse al governo italiano. Il caso Ryanair , in questo senso, sarebbe esplicativo.

Secondo il segretario generale della Filt Cgil nazionale Franco Nasso “Nel trasporto aereo in Italia con i processi di liberalizzazione, in assenza di regole, a fare ricavi sono solo le compagnie low cost che nella libertà della competizione non applicano i contratti di lavoro, non pagano le tasse ed i contributi. Inoltre gli aeroporti italiani dove atterrano le low cost elargiscono aiuti e solo nel nostro paese Ryanair può decollare dai grandi aeroporti in concorrenza con le grandi compagnie. Come conseguenza di questa assenza regole – ha evidenziato il segretario generale della Federazione dei Trasporti della Cgil – l’intera industria del trasporto aereo è in crisi con Alitalia oggi praticamente arrivata vicina al secondo fallimento nel giro di pochi anni e tutte le società aeroportuali e le aziende che operano nel settore in grave crisi o fallite. A pagare le spese di questa situazione sono i lavoratori con 14 mila addetti che usufruiscono del Fondo di sostegno al reddito del trasporto aereo. Per evitare la catastrofe del settore – ha concluso Nasso – serve completare la costruzione di contratto nazionale unico di settore che stabilisca le condizioni contrattuali sotto le quali nella concorrenza non si può scendere”.

Giovanni Luciano, segretario generale della Fit Cisl, invece, delinea anche una soluzione possibile: “Quali sono le conseguenze dell’espansione delle compagnie low cost? Da un lato un grande sviluppo del trasporto aereo, ma anche una grande ingiustizia ai danni dei lavoratori che vengono impiegati in queste realtà. Ma esiste anche una distorsione del mercato, visto che gli aeroporti minori pagano le compagnie perché siamo in Europa”. “Noi chiediamo che questi soldi a disposizione vengano messi a gara – ha aggiunto il segretario generale della Filt Cisl- e non solo con la logica del miglior offerente, ma nel rispetto delle norme che vengono richieste negli altri settori, come l’edilizia o l’industria, come la regolarità contributiva e fiscale”.

Il documento finale del Convegno, verrà presentato alla Commissione Europea, Direzione Affari Sociali e Politiche per l’Impiego (DG EMPL), nell’ambito del tavolo di Dialogo Sociale annuale, così come previsto dall’Agenda di Lisbona.

 


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