L'unica soluzione possibile e la lezione di Mattarella

L’unica soluzione possibile e la lezione di Mattarella

Sergio Mattarella
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Commenti

    Articolo di indubbio pregio e valore analitico. Grazie dott. Toscano

    I 5 stelle dimostrano la loro vera natura Dire no a Mattarella e al fuoriclasse Draghi è la prova che le priorità sono quelle di salvarsi e non il bene del paese ma ormai per loro è l’inizio della fine.

    Mattarella punta tutto su Draghi ed è cosa buona e giusta. Ha le spalle larghe e non c’è al mondo istituzione politica e monetaria che non lo guardi con rispetto. Sì, nessuno meglio di Traghi può far uscire lo Stivale dal guado dell’insolvenza. Domerà, con stile e senza nessun spreco d’energia, il Parlamento: anche perché è l’ultima chance per molti di quei pittoreschi odierni residenti di conservare fino a fine legislatura la cadrega e il relativo sostanzioso appannaggio. Evviva Mattarella.
    Tuttavia, nel giorno della Vittoria, l’Inquilino del Quirinale ha dovuto registrare sul brogliaccio quirinalizio, nella finga relativa alla lungimiranza dimostrata nell’espletamento del compito istituzionale del Pdr, un voto di gran lunga al di sotto del sei. Poiché se può essere anche vero, per tutte le motivazioni elencate nel discorso dopo la rottura irreparabile della maggioranza che sosteneva il governo Conte II, che non è momento di elezioni anticipate. E’ però anche vero che, dopo l’uscita della Lega dal sessantacinquesimo esecutivo della Repubblica Italiana, il governo Conte I, era chiarissimamente momento di elezioni anticipate.
    Non c’era bisogno della sfera di cristallo, per capire il disastro che si stava per combinare. Che il M5s e il Pd condividessero lo stesso DNA, era cosa nota. Che erano, proprio per questa loro comune radice, il diavolo e l’acquasanta della situazione, era cosa altrettanto nota. L’unica cosa che scorreva in abbondanza tra loro era l’odio e l’insanabile rivalsa. Eppure, pur di evitare l’elezione e la relativa batosta a quel ramo del Parlamento, si è benedetto l’inciucio. A danno dell’Italia e degli italiani tutti.

    Lo avevo scritto ieri con Draghi le borse volano e lo spread ai minimi storici. Un fuoriclasse che sicuramente farà meglio delle tante mezze calzette che si credono grandi statisti. Chi non vita la fiducia a Draghi è contro l’Italia e contro l’appello del Presidente Mattarella

    Oggi è l’alba di una nuova era oggi l’Italia si rialza e ricomincia a correre grazie al fuoriclasse Draghi un uomo che per le sue capacità e competenze non ha eguali. Già le borse volano lo spread scende ai minimi storici. Il buon giorno si vede dal mattino. Grandissimo Draghi altro che quelle mezze calzette che si credono grandi statisti. Chi vota contro Draghi chi vota contro l’appello del Presidente Mattarella è contro l’Italia.

    Mattarella unico esperto politico in questo oceano di scalzacani che ci infestano come la gramigna ovunque in ogni istituzione. Nulla di meglio di Draghi è un onore ed orgoglio nazionale .

    la figura del Presidente della Repubblica nella democrazia parlamentare e’ speciale e preziosa: e’ Organo supremo di garanzia e Custode della Integrita’ Molare della Repubblica trasfusa nei valori della Costituzione di cui e’ Garante.

    Statista di indubbio valore. Ma non vorrei che ci finisse come col governo Monti

    In Italia la democrazia è un lusso che non ci possiamo permettere; auguriamoci che questa classe politica si vergogni di se stessa.

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Cara Carolina, da dirigente di partito che guarda alla politica con la P maiuscola, dovresti ricordarti di quegli (ex)imprenditori Innocenti con la I maiuscola che l'antimafia ha ingiustamente distrutto. Persone oneste con la O maiuscola che davano Lavoro con la L maiuscola che la giustizia con la g minuscola ha distrutto e che questo governo non ha neanche degnato di uno sguardo. Non bastano i proclami e le interviste, non basta immergersi nello studio di proposte che non verranno mai portate avanti. Fratelli di Italia, che dice di ispirarsi a quella destra per cui ti sei tanto prodigata come matricola universitaria, non solo in tutti questi anni, nonostante i ripetuti solleciti che gli sono stati rivolti, non ha fatto nulla per aiutare le vittime riconosciute degli errori giudiziari ma ha addirittura bloccato proposte di legge che, se approvate, potrebbero ridare alla giustizia il suo autentico significato, aumentando le garanzie e senza depotenziare la lotta alla mafia. Piuttosto che accogliere l'invito del "caro direttore" , dovresti sfruttare il ruolo di primo piano che occupi in Parlamento e nel tuo partito per Fare. Ed è il momento di Fare, senza se e senza ma. Quegli imprenditori aspettano di potere tornare a fare impresa. Fino a che non si risolveranno alcuni problemi della legislazione antimafia, la cui mala applicazione ha generato disastri, distrutto imprenditori innocenti e azzerato quel tessuto produttivo che tutti a parole dicono di avere a cuore, "antimafia", "giustizia" e "impresa", saranno solo vuote parole, utili solo alla campagna elettorale e nient'altro. La mia stima nei tuoi confronti rimane immutata, nonostante l'amarezza. Colgo l'occasione per invitarti ad un dibattito pubblico su questi temi.

L'incremento dei posti programmati a Medicina giunti quest'anno a quota 27.000 a livello nazionale con l'avvio del nuovo "semestre aperto" viene comunemente presentato come la risposta risolutiva alla crisi strutturale del Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, un'attenta analisi dei dati epidemiologici e gestionali evidenzia una criticità sistemica profonda. I dati diffusi dall'OCSE attestano che l'Italia presenta una densità di professionisti medici superiore a 4 unità per 1.000 abitanti, collocandosi al di sopra della media dei Paesi occidentali. Il vero fattore limitante non risiede nella carenza di laureati in medicina, bensì in una distorsione allocativa e formativa a valle. Come ampiamente documentato dai report della Fondazione GIMBE, la criticità risiede nel severo disallineamento tra i flussi d'accesso alla laurea magistrale e la capacità di assorbimento delle scuole di specializzazione post-laurea, a cui si aggiunge la scarsa attrattività del Servizio Sanitario Nazionale in termini di condizioni lavorative ed economiche. A questo quadro si aggiunge un ulteriore paradosso che aggrava la programmazione: il fenomeno dei flussi migratori formativi verso l'estero. Molti studenti che non superano i test d'accesso in Italia scelgono di immatricolarsi in università di altri Paesi, conseguendo il titolo fuori dai confini nazionali per poi rientrare e chiedere il riconoscimento della laurea. Questa scorciatoia, oltre a trasformare l'accesso a Medicina in un canale sperequato basato sulle disponibilità economiche delle famiglie, immette nel sistema professionisti la cui reale conformità pratica e clinica agli standard formativi andrebbe rigorosamente vagliata, scaricando ulteriormente un sistema già al collasso. Continuare a incrementare in modo indiscriminato i posti disponibili negli atenei, in assenza di un contestuale e adeguato potenziamento delle reti formative ospedaliere e delle dotazioni organiche, non tutela la salute dei cittadini e non aiuta i reparti in sofferenza: configura un grave errore di programmazione strategica che rischia unicamente di alimentare un'illusione occupazionale per migliaia di giovani e per le loro famiglie, immettendoli in un percorso formativo massivo per poi destinarli a un insormontabile imbuto professionale e specialistico. La tutela della salute pubblica e la salvaguardia del futuro professionale dei giovani medici richiedono un radicale cambio di paradigma: occorre superare logiche di natura propagandistica per orientarsi verso una programmazione rigorosa, fondata sul reale fabbisogno assistenziale del territorio, sul potenziamento strutturale delle aziende sanitarie e sul pieno rispetto della dignità formativa e professionale dei futuri camici bianchi.

Un premio lo meriterebbe solo per la grande umiltà, per la valorizzazione delle donne del suo staff nel tempo e per la lucidità che sta mostrando in questi momenti per lui di certo non esaltanti. Suggerisco di farglielo consegnare dai parenti di Borsellino, o Regeni, magari da seduto su una panchina rossa.

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