Ci ho pensato parecchio, caro Puglisi, prima di scriverle, certo che in casi come questo la migliore risposta sia il silenzio, l’indifferenza il miglior commento alle sue granitiche certezze, che non posso che invidiarle. Se non le avessi risposto, la sua fiera dei luoghi comuni non avrebbe lasciato traccia alcuna e, probabilmente, il mondo, incredibile a dirsi, non ne avrebbe risentito. Una risposta, però, la dovevo. Non a lei, Puglisi, ma a coloro che in questo Movimento, “inefficace e chiassoso” come scrive, credono, e che, le piaccia o (molto più probabilmente) no, sono in tanti, tantissimi.
E proprio il fatto che siano in tanti (mi sbaglierò) ha armato la sua penna e quella di suoi tantissimi colleghi, che fanno a gara per dire che, sì, questi “grillini” “sono bravini, onesti e studiano, ma non cambiano le cose”. Sono tappezzeria, in pratica, all’Ars, come alla Camera e al Senato. In soldoni, per restare alla Sicilia, trazzera a parte, hanno fatto poco. O, per essere più aderenti al suo “pezzo”, nulla o quasi.
Peccato, caro Puglisi, che da acutissimo osservatore quale lei dovrebbe essere, per ergersi a censore dei costumi e malcostumi dell’universo mondo, abbia omesso parecchie cose, troppe, per definire intellettualmente onesto il suo scritto. Troppe le “tappe” che nel percorso 5 stelle lei ha maldestramente, o, peggio, intenzionalmente, cancellato, pur di accreditare la tesi dell’inconsistenza del Movimento, con la ciliegina dell’incompetenza nelle città dove i 5stelle governano, dove ogni pagliuzza diventa ineluttabilmente una trave e le mille cose buone magicamente scompaiono.
Curioso che abbia dimenticato che dalla scomodissima posizione di opposizione (l’unica vera all’Ars) il M5S ha firmato 5 leggi, più di tantissimi navigati partiti. Non saranno certo riforme epocali, ma in questa legislatura, prolifica come una donna in menopausa, è roba da guinness, o quasi. A queste vanno aggiunte le numerose norme inserite nelle varie finanziarie, come quella che ha innalzato le royalties per la compagnie petrolifere, con benefici per le casse dei Comuni.
Strano, egregio Puglisi, che non abbia accennato al fatto che, oltre alla trazzera, il M5S ha finanziato con i soldi che solo i suoi deputati restituiscono, tantissime imprese, siamo arrivati a quota 60 e contiamo di sfondare la soglia delle 100 il prossimo anno. Strano che non abbia parlato dei tre progetti di Polmoni Urbani, che presto rivitalizzerano altrettanti centri storici siciliani.
Singolare che non abbia notato che è grazie al Movimento 5 stelle che l’Ars è diventata più trasparente, con la pubblicazione dei deputati assenteisti nel suo sito istituzionale e con la diretta streaming di importanti commissioni, che prima avvenivano a porte rigorosamente chiuse. Grazie a noi parecchi cittadini e perché no, anche cronisti, probabilmente anche i suoi, in occasione delle ultime finanziarie hanno potuto assistere da casa a quanto avveniva in piena notte in commissione Bilancio. Strano, Puglisi, che non abbia parlato della montagna di accessi agli atti ed esposti che i nostri deputati hanno prodotto, scoperchiando pentole che probabilmente sarebbero rimaste a tenuta stagna (cito per esempio lo scandalo gettonopoli, scoppiato un po’ ovunque in Sicilia o la questione dei premi di produzione, elargiti ai dirigenti regionali solo per mandare una mail), scandali che in molti casi hanno generato una legge per porre fine al malcostume.
La presenza del Movimento 5 stelle all’Ars è servita, e serve, inoltre da formidabile deterrente all’ingordigia dei partiti. Siamo certi che tante norme rimangano in canna ai deputati per paura del clamore mediatico che potremmo scatenare di fronte a proposte improponibili o a vantaggio della casta. Se tutto questo è solo effetto ottico, come lei scrive, evviva allora gli effetti speciali e le montagne di buon arrosto, anche se Lei caro Puglisi, vuole ostinarsi a vedere solo ed esclusivamente il fumo che producono.
Quanto all’attaccamento alla poltrona, prego citofonare altrove.
Sa benissimo, caro Puglisi, che le dimissioni non servono a nulla se non coinvolgono lo stesso numero di deputati che servono a una mozione di sfiducia per andare in porto. Senza dimenticare che si dimette chi governa e ha fallito, non l’opposizione. Ma questo Lei, attento alle riflessioni, con quell’espressione di chi, a scuola, veniva ignorato dal compagno di banco, lo sa benissimo, è solo che è sconveniente scriverlo, non avalla la sua tesi.
Una cosa, però, vorrei dirgliela di cuore, parafrasando Anton Ego (critico di Ratatouille): per molti versi la professione del giornalista politico è facile, rischiate molto poco, pur approfittando del grande potere che avete su coloro che sottopongono il proprio lavoro al vostro giudizio e prosperate grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. La triste realtà a cui vi dovete rassegnare è che nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del vostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un giornalista qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi e alle nuove idee: al nuovo servono sostenitori!
Lei si è già imbattuto in qualcosa di nuovo, di assolutamente imprevedibile e affermare che questo abbia messo in crisi le sue convinzioni, che abbia scosso le fondamenta stesse del suo essere non sta a me dirlo.
In passato non ha fatto mistero del suo sdegno per il famoso motto “Chiunque può fare politica!”, ma io spero che ora, soltanto ora, potrà comprendere appieno ciò che intendesse dire: non tutti possono diventare dei grandi politici, ma un grande politico può celarsi in chiunque.
Giancarlo Cancelleri

