PALERMO – E’ un flusso di coscienza quasi ininterrotto quello che Ugo Forello, ragazzo di Addiopizzo, consigliere comunale e ‘grillino disobbediente’, lascia cadere nella redazione di LiveSicilia.it, in un uggioso pomeriggio di gennaio. Ugo appoggia la bicicletta al muro. Entra. Saluta. Nemmeno chiede un caffè. E inizia. Dalla cronaca bollente.
Ha visto il titolo di ‘Libero’ sui terroni che comandano?
“Certo, lo trovo offensivo e penso che danneggi una categoria che stimo molto come quella dei giornalisti. Ma quel titolo è, a suo modo, espressione di orientamenti politici noti e di una contrapposizione che, per quanto mi riguarda, è sempre più presente e inconciliabile”.
Parliamo dell’alleanza tra Lega e Movimento Cinque Stelle per caso?
“Io sono tra quelli che, quando si è formato il governo sul contratto, hanno espresso dei dubbi. Ora, non voglio dire che avevo ragione, ma penso che questo connubio stia nuocendo all’originaria identità del Movimento e che abbia contribuito a creare un clima non certo tra i migliori”.
Si direbbe preoccupato, consigliere…
“Siamo vicini a una tornata elettorale europea molto importante. Fino a ieri M5S era una forza del tutto alternativa alla Lega che si muove all’interno delle realtà nazionaliste con un approccio incompatibile con il nostro. Si vuole creare un’Europa in cui i principi di solidarietà interna ed esterna siano il cardine, o vogliamo un continente che alza muri e barriere tra i paesi e con il resto del mondo? Sì, sono preoccupato”.
Perché?
“Il Movimento sta perdendo la propria fisionomia, che non vuol dire essere di destra o di sinistra, ma, come accadeva fino a poco tempo fa, rendere i diritti sociali e civili la propria fondamentale ragion d’essere. Quei diritti rimangono tali, solo se affermati per tutti. Ecco il punto. Non si può creare un sistema, e questo imputo al governo, per affermare due pesi e due misure”.
Cioè?
“Empatia e carità sono sentimenti universali, si provano per tutti o per nessuno. E io sono stanco di continuare il dibattito secondo una logica, che vede molte responsabilità, non solo della Lega, anche del Pd e degli altri partiti, per cui se si accolgono gli immigrati non si pensa agli italiani e si pensa agli italiani non si accolgono gli immigrati. Si tratta di una falsa semplificazione. Io credo che nessuno possa essere lasciato per giorni, come una bestia, in mezzo al mare e credo pure che sia necessario intervenire con politiche sociali adeguate per ridurre la povertà economica ed educativa nel nostro Paese”.
Ma lei si sente ancora un grillino, consigliere Forello?
“Sono un uomo della società civile palermitana che ha sposato un’esperienza politica. E ho una mia precisa identità. Ho aderito ai Cinque Stelle perché, quando sono entrato, quei principi e quei valori li ritenevo essenziali per un cambiamento in meglio. Penso anche alle politiche ambientali, di tutela del territorio, veri e propri capisaldi. Non posso fare finta di nulla, però, io non sono cambiato, casomai sono cambiate, in parte, le posizioni del Movimento”.
E cosa prova a riguardo?
“Difficoltà e disagio. Governiamo con una forza incompatibile e nociva, ripeto. Non mi piace che si faccia leva sulla paura più grande dell’uomo, quella della diversità. Questa non è una buona politica. Escludo comunque di approdare altrove, per me la coerenza è un valore assoluto. Resto perché stimo persone come Roberto Fico e Paola Nugnes che rappresentano quella identità originaria a cui mi richiamavo”.
Nel governo comunque si litiga. Pensa che potrebbe cadere?
“Il governo non è morto, sta varando provvedimenti che avranno un grande impatto, penso alle pensioni e al reddito di cittadinanza. Mi auguro che il rapporto con la Lega cessi il prima possibile, prima delle Europee”.
Quindi sul decreto sicurezza ha ragione Leoluca Orlando?
“La questione mi è stata ovviamente posta in tutte le salse”.
E che ha risposto?
“Condivido l’opposizione di alcuni sindaci. Tuttavia, concordare con Orlando su una singola questione, seppure agitata in modo strumentale, non significa aderire a una conduzione disastrosa per la città. Il sindaco, purtroppo, alimenta la solita politica di grande attenzione ai temi nazionali ed è poco attento sulle vicende di emarginazione dei palermitani e sui drammi delle periferie”.
E quindi?
“Il sindaco non lo sa fare, certamente a oggi la battuta funziona. Non ha la capacità di creare la squadra, era la sua promessa in campagna elettorale”.
Un rimpasto aiuta?
“In una situazione di crisi, ci vorrebbero figure di assoluto spessore politico, professionale e tecnico che non colgo tra i nomi proposti. Un contentino non risolverà nulla”.
A che punto è Palermo?
“Palermo è una città che agisce sull’emergenza ed è incapace di garantire servizi normali. Tutto dipende dal caso. Tutto conduce all’anarchia. Il prossimo sindaco rischia di dovere ripartire, almeno parzialmente, dalle macerie”.
Lei si candida all’impresa, come già in passato?
“Io faccio politica in questa città. Io amo la mia città e, di conseguenza, faccio politica nel modo che reputo migliore. Può bastare questo”.
Domanda di politica regionale. Musumeci?
“Sta attraversando un periodo difficile è logico che chieda aiuto. Ma, certo, non immagino e mai potrei immaginare una nostra convivenza con personaggi di Forza Italia”.
Un consiglio al Pd per l’opposizione?
“Stanno sbagliando tutto. L’unica opposizione, in effetti, è quella dei sindaci. Loro insistono a usare lo stesso linguaggio di Salvini, uguale ma in chiave contraria. Sono incapaci di una visione alternativa per recuperare consensi”.
Abbiamo terminato la chiacchierata, consigliere Forello. Leggendo l’intervista, qualcuno, tra Roma e Palermo, potrebbe, chissà, risentirsi e telefonarle: ‘Ugo, ma che hai detto..’. Se dovesse accadere?
“Potrei eventualmente rispondere che, nonostante io sia uno degli ultimi arrivati, esprimo l’autentica essenza del Movimento perfino rispetto a chi c’è da più di me. Ognuno ha i suoi percorsi. Come dicevo, fondo la mia attività civile e sociale su alcuni principi che considero non negoziabili come accoglienza e solidarietà. E non li negozierò mai”.

